i buoni pasto
Wikipranzo: i "ticket" in breve.
Come si legge su Wikipedia, la famosa "enciclopedia libera" on line:
"II buono pasto è un mezzo di pagamento dal valore predeterminato, in forma di tagliandi cartacei […], che può essere utilizzato per acquistare esclusivamente un pasto o prodotti alimentari [...] in pubblici esercizi (bar, ristoranti, "take away") o gastronomie di supermercati, convenzionati con le società emettitrici."
Meno tasse, più scelta: la ricetta del successo.
I tagliandi sono utilizzati dal personale di aziende private ed enti pubblici come "servizio sostitutivo di mensa", quindi godono di un regime fiscale vantaggioso:
i buoni pasto non concorrono a formare reddito da lavoro dipendente (fino a 5,29 euro al giorno per persona).
La pausa pranzo, dalla gavetta ai ticket.
- Negli anni '50, in Inghilterra, nascono i "voucher" per il pranzo.
I buoni pasto si diffondono in tutta Europa, spinti dal mutare degli stili di vita e soprattutto favoriti dal risparmio fiscale. - Negli anni '70 i buoni pasto arrivano in Italia.
Molti lavoratori mettono via la "schiscètta" (come i milanesi chiamavano il portavivande): gli "snack bar" spuntano come funghi. - Nel 2006 le 14 aziende del settore fatturano complessivamente circa 2,3 miliardi di euro.
Ogni giorno, il 40% degli 11 milioni di Italiani che pranzano fuori casa spendono i loro buoni pasto negli oltre 100.000 locali convenzionati
(fonte: centro studi di Fipe-Confcommercio su dati Databank, 2006).
Per un "lunch break" a norma di legge.
- I buoni pasto sono strettamente personali
- possono essere spesi solo nei locali convenzionati
- non sono cumulabili
- non danno diritto al resto
- non possono essere convertiti in denaro, ceduti ad altri né venduti
- hanno validità un anno
In pratica i "ticket" sono ormai utilizzati abitualmente come mezzo di pagamento, tanto da aver bisogno di sofisticati sistemi di stampa anti falsificazione, che li fanno somigliare sempre di più a delle vere e proprie banconote.


