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Spending review, buoni pasto penalizzati invece di adeguarne il valore

Quindi è fatta, il Governo Monti ha stabilito i criteri della “spending review“, tagli e razionalizzazione della spesa pubblica e ha colpito (tra gli altri) i dipendenti.

Dal 1°ottobre prossimo infatti il buono pasto non potrà superare il valore di €7.00. Per tutti i dipendenti pubblici, indipendentemente dal settore di appartenenza e dallo stipendio percepito.

Le conseguenze di questo taglio riguardano la sfera più sensibile della spesa, quella alimentare, cui il buono pasto dà un notevole contributo per alleviare la sofferenza di tante famiglie che patiscono le conseguenze della crisi e della pressione fiscale. Con i rincari degli ultimi anni (e lo Studio Bocconi ha rilevato aumenti del 50% in quindici anni) e la pressione fiscale che colpisce tutte le famiglie un buono pasto al giorno è davvero essere un sollievo significativo.

L’azienda leader nel settore buoni pasto, Day Ristoservice, da anni chiede di adeguare il valore di esenzione previsto dalla legge, che per i dipendenti del settore privato è fermo a €5.29 da quindici anni. Secondo lo Studio realizzato dall’Università Bocconi, il valore di €8.00 compenserebbe l’inflazione che nel settore alimentare ha decretato un aumento dei prezzi di circa il 50% in tre lustri.

La scelta di porre limiti rigorosi all’utilizzo di buoni pasto dunque va in controtendenza con quanto in realtà lo Studio Bocconi ha rilevato, e creerà inevitabilmente una frenata nei consumi del comparto alimentare, settore che rileva un consistente calo (quasi del 5%) solo nell’ultimo anno.

Sarebbe opportuno dunque adeguare il valore del buono pasto al tenore di vita attuale, rendendolo sempre più uno strumento versatile e tracciabile, un analgesico della crisi, sollievo per lavoratori dipendenti, famiglie, e ristoratori.

 

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