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Spending review: Il Governo progetta di tagliare i buoni pasto per i dipendenti pubblici. E’ polemica

Abbassare, invece di alzare il valore del buono pasto. E’ una delle soluzioni per ridurre la spesa pubblica che ha trovato il Governo Monti attraverso la cosiddetta “spending review“. Un immediato risparmio per lo Stato, certo, ma in realtà una forte penalizzazione per i 450.000 dipendenti pubblici che vedono scendere il valore del buono pasto dai 7 euro attuali a 5,29. In tempi di crisi e di tassazione altissima una vera batosta.

Secondo il progetto saranno decurtati 2 euro al giorno al potere d’acquisto dei dipendenti per mangiare, e questa misura causerà prevedibilmente una contrazione dei consumi nel comparto alimentare e della ristorazione, settore già danneggiato dalla crisi. Afferma Franco Tumino, presidente Anseb, associazione delle società emettitrici di buoni pasto che “ridurre l’importo del buono pasto significa tornare al valore di acquisti di 15 anni fa e quindi togliere fisicamente il pane dalla bocca a tanti lavoratori senza far risparmiare in maniera significativa lo Stato”.

Il punto è proprio questo: si vuole penalizzare il dipendente pubblico (e quindi il reddito di migliaia di famiglie) per quanto riguarda la spesa alimentare, non considerando che il beneficio in termini economici per le finanze italiane non è così significativo, non quanto lo sarebbero misure più incisive nel settore degli sprechi pubblici.

La misura del Governo Monti è in controtendenza con quanto dimostrato nello Studio realizzato dall’Università Bocconi di Milano in collaborazione con Day Ristoservice Buoni pasto, secondo il quale, non solo non bisogna ridurre il valore del buono pasto, ma è opportuno alzare sensibilmente (e raggiungere quindi i principali Paesi europei) il valore esentasse di questo strumento. Almeno fino a 8 euro. In questo modo si stimolerebbe il consumo anzichè penalizzarlo.  Ridimensionare il valore dei buoni pasto per i dipendenti pubblici, infatti, “significa contrarre ulteriormente i consumi e penalizzare le famiglie”, come afferma il presidente di Fipe-Confcommercio Lino Stoppani, proprio ciò che bisognerebbe evitare per non frenare l’economia di un Paese il cui Pil è ai minimi storici.

Con l’aumento del valore del buono pasto invece crescerebbe del 3.24% il potere d’acquisto del lavoratore, con conseguenti benefici per le famiglia e per i consumi del settore. Buono pasto come ammortizzatore sociale, dunque, recuperarando l‘inflazione che ha oramai raggiunto il 50% nei quindici anni in cui il valore del buono pasto è rimasto fermo a €5.29 (valore che deriva dalla semplice conversione in euro delle vecchie 10.000 lire).

Ora la spending review sarà esaminata dalla commissione Affari Costituzionali della Camera, ma sindacati e associazioni di categoria promettono battaglia.

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2 Comments

  1. Louis Reply

    E’ uno schifo questa spending review, continuano a tassare e a penalizzare i dipendenti invece di tagliare i veri sprechi.

  2. GiovannaMondelli Reply

    Assurdo. Io questo Governo non l’ho votato e non l’ho mai voluto. Fanno solo gli interessi dei potenti. Davvero un Robin Hood al contrario: tolgono ai poveri per dare ai ricchi

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