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Una lente di ingrandimento seleziona un dipendente pubblico
Welfare Aziendale

Comuni italiani, la sfida dell’attrattività: perché il welfare può fare la differenza

Negli ultimi anni i Comuni italiani hanno visto diminuire in modo significativo il numero dei dipendenti. I dati del Conto annuale della Ragioneria generale dello Stato, analizzati da IFEL nel Rapporto Il personale dei Comuni italiani – Edizione 2025, mostrano che si è passati da oltre 479 mila lavoratori nel 2007 a poco più di 341 mila nel 2023: quasi il 29% in meno. Nel 2024 si registra un piccolo segnale di ripresa, ma la situazione resta delicata.

Non è solo una questione di pensionamenti: negli ultimi anni sempre più persone scelgono di lasciare volontariamente il Comune e dal 2022 le dimissioni hanno superato le uscite per età. Le previsioni indicano che nei prossimi sette anni potrebbero andare via circa 165 mila persone, quasi un dipendente su due rispetto a quelli oggi in servizio. Considerando che i Comuni gestiscono servizi fondamentali per i cittadini e una quota importante degli investimenti pubblici, perdere così tante competenze è un bel problema.

Perché si entra (e perché si pensa di uscire)

L’indagine 2025 “Lavorare in comune. Attrarre, assumere e valorizzare il personale”, realizzata da IFEL su quasi 6.700 dipendenti, racconta cosa spinge a scegliere il Comune come datore di lavoro.

A fare la differenza, prima di tutto, sono la stabilità del posto, la possibilità di conciliare meglio lavoro e vita privata e la sicurezza di uno stipendio puntuale. Il “posto fisso” continua ad avere un valore, soprattutto per donne e giovani. Accanto a questo c’è anche una motivazione ideale: lavorare per la propria comunità, contribuire al bene comune, sentirsi parte attiva del territorio.

Il punto è che ciò che convince a entrare non sempre basta a restare. Quando si pensa di cambiare, pesano soprattutto gli aspetti economici: stipendi percepiti come poco competitivi e benefit accessori limitati. Un operatore comunale guadagna in media poco più di 23 mila euro lordi l’anno, mentre in altri comparti pubblici si arriva facilmente a 28–30 mila euro. A questo si aggiungono prospettive di crescita non sempre chiare, burocrazia, carichi di lavoro elevati e criticità organizzative.

In altre parole: si sceglie il Comune per la sicurezza, ma si guarda altrove quando si cercano opportunità, riconoscimento e sviluppo professionale.

La PA di fronte a una sfida generazionale

Per chi oggi entra nel mondo del lavoro, la sicurezza del contratto non basta da sola. Le nuove generazioni cercano possibilità di crescita, occasioni di formazione continua, capi capaci di guidare e ascoltare, ambienti collaborativi e strumenti che migliorino davvero la qualità della vita. Il “posto fisso” non ha perso completamente valore, ma non è più l’unico criterio di scelta: contano il percorso, le competenze che si acquisiscono, le prospettive future.

Se la Pubblica Amministrazione vuole essere competitiva anche per i talenti più giovani, deve ampliare la propria proposta. Non solo concorsi e stabilità, ma percorsi di carriera chiari, investimenti nelle competenze digitali, organizzazioni meno rigide e una reale attenzione alla valorizzazione delle persone. Aumentare gli stipendi non è sempre semplice, soprattutto in presenza di vincoli di bilancio. Ma esistono strumenti complementari che possono rafforzare la motivazione e incidere concretamente sul potere d’acquisto, rendendo l’offerta complessiva più attrattiva.

Il contributo di Day: rafforzare il Total Reward nella PA

In uno scenario in cui i Comuni faticano a trattenere competenze e attrarre nuove professionalità, il tema del welfare assume un significato più ampio. Non si tratta solo di “aggiungere dei benefit”, ma di ripensare il modo in cui l’ente si prende cura delle proprie persone.

Buoni pasto, buoni acquisto e piani di welfare strutturati possono avere un impatto reale sulla quotidianità: alleggeriscono le spese familiari, sostengono i consumi essenziali e possono aprire opportunità sul piano culturale, formativo e dello sviluppo personale. Quando gli spazi per intervenire sugli stipendi sono limitati, queste soluzioni rappresentano uno strumento pratico per rafforzare il potere d’acquisto e rendere visibile l’impegno dell’organizzazione verso i propri dipendenti.

Integrare il welfare nella gestione del personale significa ampliare la proposta di valore della Pubblica Amministrazione. I risultati dell’indagine di IFEL evidenziano che le persone chiedono riconoscimento, prospettive e una migliore qualità dell’esperienza lavorativa. Rispondere a queste aspettative con strumenti coerenti e strutturati non è un dettaglio, è una delle condizioni per rendere i Comuni più attrattivi e più solidi nel tempo.


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