Una semplice scelta che porta con sé tanti vantaggi per le aziende e i loro dipendenti.
Buoni Pasto
Per un break sotto una nuova luce
Buoni Pasto
Agosto 31, 2026
Buoni Pasto
Buoni pasto e buoni acquisto online: per PMI e professionisti ora c’è DayShop
Sei un libero professionista con partita IVA ordinaria o gestisci una piccola impresa?
Quando si tratta di acquistare servizi per la tua attività, vorresti poterlo fare in modo semplice e veloce, senza complicazioni o lunghe procedure?
È da questa esigenza che nasce DayShop, il nuovo e-commerce di Day dedicato a PMI e liberi professionisti, che permette di acquistare online Buoni Pasto Day e Buoni Acquisto Cadhoc, sia in formato digitale che cartaceo con un importante vantaggio fiscale, poiché sono deducibili e contribuiscono a ottimizzare la gestione economica della tua attività
Una nuova modalità di acquisto pensata per chi ha esigenze standard e vuole gestire tutto in autonomia: scegliere, acquistare e ricevere i propri voucher, senza avviare una trattativa commerciale.
Un'esperienza semplice e immediata, proprio come quella a cui siamo abituati quando acquistiamo online altri prodotti e servizi. Guarda questo video per una sintesi del servizio.
Indice dei contenuti:
DayShop: una nuova esperienza di acquisto per le piccole attività
Tutto in pochi click
Meno burocrazia, più controllo
Buoni Pasto e Buoni Acquisto: due soluzioni, un unico portale
Buoni Pasto: una soluzione utile anche per chi lavora in proprio
Buoni Acquisto Cadhoc: libertà di scelta per chi li riceve
Scegli il formato, acquista on line, ricevi i tuoi buoni
La semplicità dell'e-commerce, l'esperienza di Day
DayShop: una nuova esperienza di acquisto per le piccole attività
In una grande azienda, la gestione dei servizi dedicati alle persone risponde a esigenze specifiche, richiede configurazioni personalizzate e un rapporto diretto con un referente commerciale che segua passo passo la costruzione di un piano di welfare appropriato e conveniente per l’azienda e per i dipendenti.
Per una piccola impresa o per un professionista, invece, le esigenze possono essere molto più immediate: acquistare una soluzione già definita, conoscere subito le condizioni, completare l’ordine, scaricarne i costi nel rispetto della normativa e andare avanti con il proprio lavoro.
Per questo nasce DayShop. La piattaforma mette a disposizione di PMI e professionisti con partita IVA ordinaria una modalità di acquisto semplice, digitale e completamente autonoma, con condizioni economiche predefinite, trasparenti e uguali per tutti i clienti.
Un nuovo canale pensato per chi, quando ha un’esigenza già chiara, preferisce poter fare tutto da sé.
Tutto in pochi click
Uno degli elementi distintivi di DayShop è proprio la semplicità del processo. Per acquistare i voucher è sufficiente entrare sul sito e completare pochi passaggi:
inserire la partita IVA;
scegliere il prodotto desiderato, tra Buono Pasto e Buono Acquisto Cadhoc;
selezionare il formato, digitale o cartaceo;
indicare il valore dei buoni, scegliendo tra importi predefiniti o liberi;
completare il pagamento.
Non è necessario attendere una proposta personalizzata, l’acquisto può essere effettuato fino alla fine online, quando si vuole e in completa autonomia.
Quanto al pagamento, su DayShop è possibile utilizzare carta di credito, bonifico istantaneo, Apple Pay o Google Pay. Il risultato è un’esperienza di acquisto semplice e immediata: pochi click, condizioni chiare e la libertà di gestire l’ordine da soli, dall’inizio alla fine.
Meno burocrazia, più controllo
La semplificazione non riguarda soltanto il momento dell'acquisto. Anche la gestione amministrativa è pensata per essere il più possibile semplice e digitale. Per ogni ordine effettuato su DayShop è possibile consultare e scaricare la relativa fattura elettronica dalla propria area riservata.
Inoltre gli acquisti restano tracciati, rendendo più semplice recuperare i documenti necessari, condividerli con il proprio commercialista e tenere sotto controllo le spese sostenute durante l'anno. Dall'ordine alla documentazione amministrativa, tutto resta in un unico ambiente digitale.
Per chi lavora in proprio o gestisce una piccola attività, significa ridurre il tempo dedicato a pratiche e passaggi amministrativi, risparmiare e concentrarsi sul proprio lavoro.
Buoni Pasto e Buoni Acquisto: due soluzioni, un unico portale
DayShop riunisce in un unico ambiente due delle soluzioni Day dedicate al benessere e al potere d'acquisto.
Da una parte ci sono i Buoni Pasto Day, disponibili sia in formato digitale che cartaceo e utilizzabili presso una rete di oltre 150.000 esercizi convenzionati in Italia, tra bar, ristoranti, gastronomie, supermercati e negozi di prossimità. Deducibili e IVA detraibile 10% per liberi professionisti, 4% per aziende.
Dall'altra ci sono i Buoni Acquisto Cadhoc, voucher shopping utilizzabili presso oltre 35.000 partner, tra punti vendita fisici e brand presenti anche online, per categorie che comprendono, tra le altre carburante, moda, viaggi, elettronica, spesa e tempo libero.
A cambiare non sono i vantaggi e le esigenze a cui rispondono questi strumenti, ma il modo in cui possono essere acquistati: con DayShop l'intero processo si svolge online.
Buoni Pasto: una soluzione utile anche per chi lavora in proprio
Quando si parla di Buoni Pasto, si pensa soprattutto alle aziende e ai loro dipendenti. Ma sono una soluzione conveniente anche per i professionisti che sostengono spese di vitto nello svolgimento della propria attività.
Per chi lavora in autonomia e ha una partita IVA ordinaria, infatti, i Buoni Pasto possono essere utilizzati nell’ambito della gestione delle spese legate all’attività professionale e possono essere dedotti secondo le regole previste dalla normativa fiscale applicabile (es. 2% del proprio fatturato complessivo annuo come spese aziendali - art.54 comma 5 TUIR)
Senza entrare nei dettagli di una disciplina che può variare in base alla situazione del singolo professionista, il punto è che il Buono Pasto può diventare uno strumento pratico per gestire in modo più efficiente le spese legate alla professione.
Puoi quindi acquistare i Buoni Pasto per la tua attività e, se desideri una conferma in base alla tua specifica situazione fiscale, puoi sempre confrontarti con il tuo commercialista.
Per le piccole imprese, invece, come già sappiamo, i Buoni Pasto rappresentano un modo semplice, concreto e fiscalmente conveniente per offrire un benefit detassato ai propri dipendenti o collaboratori da affiancare alla propria retribuzione, con la possibilità di gestire l’acquisto direttamente attraverso la piattaforma.
Buoni Acquisto Cadhoc: libertà di scelta per chi li riceve
I Buoni Acquisto Cadhoc offrono ai beneficiari la possibilità di scegliere liberamente come utilizzare il proprio voucher, grazie a una rete di oltre 35.000 partner fisici e online che coprono praticamente tutti i settori merceologici.
Possono essere utilizzati in diverse occasioni, ad esempio come premio, incentivo o fringe benefit, in base alle esigenze dell'impresa e alla normativa applicabile.
Anche in questo caso, per una PMI o un professionista il vantaggio di DayShop è soprattutto operativo: il voucher può essere acquistato direttamente online, velocemente, senza attivare una procedura commerciale dedicata.
Scegli il formato, acquista on line, ricevi i tuoi buoni
Su DayShop è possibile acquistare i Buoni Day sia in formato digitale che cartaceo.
La scelta del formato permette alle piccole attività e ai professionisti di individuare la soluzione più adatta alle proprie esigenze. I buoni digitali possono essere attivati rapidamente, mentre per il formato cartaceo o è prevista la consegna tramite corriere, con tempi garantiti entro 48 ore anche per la spedizione del blocchetto fisico.
L’obiettivo è rendere il più breve possibile il tempo che intercorre tra la necessità di acquistare i buoni e la loro effettiva disponibilità, sia per chi li utilizza direttamente sia per chi deve assegnarli ai propri dipendenti o collaboratori.
Anche questo contribuisce a rendere l’acquisto più semplice da gestire e risolvere un’esigenza concreta in pochi passaggi, senza dedicare tempo a procedure non necessarie.
La semplicità dell'e-commerce, l'esperienza di Day
DayShop nasce dall’esperienza di Day nel mondo dei servizi dedicati alle persone e alle imprese e dalla volontà di rendere questa esperienza accessibile anche attraverso un modello di acquisto più semplice, autonomo e digitale.
Da quasi 40 anni, Day affianca aziende e persone con soluzioni dedicate ai Buoni Pasto, ai Buoni Acquisto e al welfare aziendale. Come Società Benefit e filiale italiana del gruppo internazionale Upcoop, l’azienda opera con l’obiettivo di contribuire al benessere delle persone e alla creazione di valore per le imprese, mettendo a disposizione servizi e strumenti pensati per rispondere a esigenze diverse.
DayShop si inserisce in questo percorso come un nuovo canale, pensato per chi non ha bisogno di una soluzione personalizzata, ma vuole poter acquistare in modo diretto, conoscendo fin da subito condizioni e modalità, e gestendo l’intero processo in autonomia.
È una scelta che nasce dall’ascolto: non tutte le imprese hanno bisogno dello stesso livello di accompagnamento e, quando la necessità è semplice e definita, poter fare tutto online può essere il modo più efficace per risolverla.
Con DayShop, l’esperienza di Day si arricchisce di una nuova possibilità: mantenere la solidità e l’affidabilità di un operatore con una lunga esperienza nel settore e, allo stesso tempo, offrire a PMI e professionisti la libertà di scegliere un modo di acquistare più immediato, semplice e autonomo.
Luglio 27, 2026
Buoni Pasto
I buoni pasto sono obbligatori?
I buoni pasto non sono obbligatori per legge per le aziende private: la normativa italiana non impone al datore di lavoro alcun dovere generale di erogare questo benefit. L'obbligo di fornire il servizio di mensa o il relativo ticket sorge esclusivamente quando previsto da specifici contratti collettivi nazionali (CCNL), da accordi integrativi aziendali o da accordi individuali siglati al momento dell'assunzione.
Oltre a rappresentare un diritto soggettivo del dipendente quando pattuito contrattualmente, il buono pasto costituisce uno strumento di welfare aziendale di grande rilievo. Grazie alla loro fiscalità agevolata, rappresentano per le imprese una leva strategica per sostenere il potere d'acquisto dei collaboratori, ottimizzando al contempo il costo del lavoro e migliorando il clima interno.
Indice dei contenuti
I buoni pasto sono obbligatori per legge?
Buoni pasto: quando sono obbligatori?
Chi ha diritto ai buoni pasto?
Cosa succede se l'azienda non eroga i buoni pasto?
I buoni pasto come strumento di welfare aziendale
I buoni pasto sono obbligatori per legge?
La risposta breve è no, i buoni pasto non sono obbligatori per legge. La normativa italiana non impone al datore di lavoro di fornire una specifica indennità o un ticket per la pausa pranzo.
La legge si limita a stabilire che, qualora la prestazione lavorativa giornaliera ecceda le 6 ore, il dipendente ha diritto a una pausa di recupero psicofisico. La modalità con cui viene consumato il pasto (mensa, locali interni, o buoni) è delegata agli accordi contrattuali.
Il buono pasto nasce infatti come un'alternativa flessibile alla mensa aziendale fisica. Le imprese sono libere di scegliere se introdurlo o meno, a meno che tale benefit non sia regolamentato da fonti contrattuali sovraordinate, come i contratti collettivi.
Buoni pasto: quando sono obbligatori?
Nonostante la legge statale non imponga l'erogazione, esistono tre scenari specifici in cui l'introduzione dei buoni pasto diventa un obbligo vincolante per l'azienda:
Previsione nel CCNL applicato: molti Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL) prevedono espressamente l'obbligo di fornire il servizio di mensa o, in alternativa, un buono pasto di un determinato valore minimo per ogni giornata di presenza.
Accordi integrativi aziendali: le rappresentanze sindacali interne e la direzione aziendale possono firmare un accordo di secondo livello che renda strutturale ed obbligatorio il rilascio dei ticket per tutti i dipendenti della sede.
Contratto individuale di lavoro: il diritto al buono pasto può essere concordato direttamente tra azienda e lavoratore durante la fase di assunzione, inserendo la concessione del benefit come elemento qualificante della lettera d'impegno.
In questi casi, la fonte contrattuale sostituisce la legge generale, e l'erogazione del buono pasto si trasforma in un vero e proprio diritto soggettivo del dipendente.
Chi ha diritto ai buoni pasto?
Nei contesti aziendali in cui il benefit è previsto, individuare con esattezza la platea dei beneficiari è fondamentale per evitare disparità di trattamento o contestazioni legali. Il principio di non discriminazione stabilisce che tutti i lavoratori con lo stesso inquadramento devono poter accedere alle medesime misure di benessere.
A differenza del passato, la normativa attuale tutela la parità di accesso indipendentemente dall'articolazione oraria del lavoro. Ma a chi spettano i buoni pasto? Possiamo individuare principalmente 3 categorie:
Lavoratori a tempo pieno (Full-time): i dipendenti che svolgono la giornata lavorativa completa comprensiva della pausa pranzo ordinaria.
Lavoratori a tempo parziale (Part-time): anche in assenza di una pausa pranzo formale, i dipendenti part-time hanno la possibilità di usufruire dei buoni pasto a patto che l'orario di lavoro sia compatibile con la consumazione di un pasto o che il diritto sia sancito dal CCNL.
Lavoratori in Smart Working: l'Agenzia delle Entrate ha confermato che il lavoro agile non modifica il diritto a percepire i buoni pasto, in quanto si tratta di un'indennità sostitutiva slegata dalla presenza fisica in ufficio, a meno che l'accordo aziendale o individuale di smart working non preveda diversamente.
Cosa succede se l'azienda non eroga i buoni pasto?
Le conseguenze per il mancato rilascio dei buoni pasto variano sensibilmente a seconda della fonte giuridica che ne ha stabilito l'introduzione.
Se l'obbligo deriva da un CCNL o da un accordo sindacale integrativo, l'interruzione o la mancata erogazione costituisce un grave inadempimento contrattuale. In questa situazione, il dipendente può richiedere il risarcimento del danno equivalente al valore dei ticket non ricevuti.
Se invece i buoni pasto erano stati concessi su base volontaria, il datore di lavoro può teoricamente revocare il benefit. Tuttavia, la giurisprudenza tende a considerare tale prassi come un "uso aziendale", equiparandolo a un accordo integrativo che non può essere cancellato unilateralmente senza una giustificata motivazione o un adeguato preavviso.
I buoni pasto come strumento di welfare aziendale
Al di là degli obblighi di natura contrattuale, la stragrande maggioranza delle imprese decide di adottare i buoni pasto su base volontaria per sfruttare la straordinaria convenienza fiscale di questo strumento.
Con la Legge di Bilancio 2026, la soglia di esenzione fiscale dei buoni pasto elettronici è fissata a 10€ al giorno per ciascun dipendente (mentre per i cartacei il limite rimane stabile a 4€).
Dal punto di vista della contabilità d'impresa, le spese sostenute per l'acquisto dei buoni pasto sono deducibili al 100% ai fini IRES, IRPEF e IRAP. Inoltre, l'IVA applicata all'acquisto dei ticket elettronici è agevolata al 4% ed è interamente detraibile.
Scegliere di affidarsi alle soluzioni di Day consente di digitalizzare l'intero processo di gestione, offrendo ai collaboratori uno strumento moderno capace di migliorare sensibilmente il clima e il benessere in azienda.
Come abbiamo visto la legge italiana non impone alle aziende l'erogazione dei buoni pasto, ma la contrattazione collettiva e la prassi aziendale li rendono spesso un elemento obbligatorio. I vantaggi fiscali del 2026 li confermano come la soluzione più conveniente per sostenere il reddito dei dipendenti.
Giugno 29, 2026
Buoni Pasto
Buoni pasto part-time: chi ne ha diritto?
I lavoratori con contratto part-time hanno diritto a ricevere i buoni pasto, a patto che siano soddisfatte specifiche condizioni stabilite dalla legge, dal contratto collettivo (CCNL) o dagli accordi integrativi della tua azienda. La normativa italiana tutela la parità di trattamento tra dipendenti a tempo pieno e a tempo parziale, rendendo questo benefit accessibile anche a chi lavora con orario ridotto.
Indice dei contenuti
Buoni pasto e lavoro part-time: cosa dice la normativa
I lavoratori part-time hanno diritto ai buoni pasto?
Buoni pasto part-time 4 ore: quando spettano
Buoni pasto part-time 5 ore: cosa sapere
Buoni pasto part-time 6 ore: le regole più comuni
Buoni pasto part-time 20 ore: come funzionano
Buoni pasto part-time: un vantaggio per lavoratori e aziende
Buoni pasto e lavoro part-time: cosa dice la normativa
La disciplina dei buoni pasto per i contratti a tempo parziale poggia su due pilastri normativi fondamentali: il principio di non discriminazione e le indicazioni dell'Agenzia delle Entrate.
Il Decreto Legislativo n. 81/2015 stabilisce che un lavoratore a tempo parziale non deve ricevere un trattamento meno favorevole rispetto a un collega a tempo pieno di pari livello. Questo principio si applica anche ai benefit aziendali e alle misure di welfare.
Sul fronte fiscale, l'Agenzia delle Entrate (con l'interpello n. 123/2021) ha chiarito che i buoni pasto possono essere erogati ai lavoratori part-time anche in assenza di una pausa pranzo formale. L'unica condizione per godere della defiscalizzazione è che i ticket siano concessi alla generalità dei dipendenti o a categorie omogenee di essi.
I lavoratori part-time hanno diritto ai buoni pasto?
La risposta breve è sì, i lavoratori part-time possono ricevere i buoni pasto, ma il diritto concreto dipende da come è regolamentato il rapporto di lavoro a livello collettivo o aziendale.
La legge italiana non impone in modo automatico l'erogazione dei buoni pasto a tutti i dipendenti del settore privato. L'obbligo per il datore di lavoro scatta solo se l'erogazione è prevista dal CCNL applicato, da accordi sindacali integrativi o dal contratto individuale di assunzione.
Se desideri approfondire i criteri generali di assegnazione di questo benefit per tutte le tipologie contrattuali, ti invitiamo a leggere la nostra guida su a chi spettano i buoni pasto.
Buoni pasto part-time 4 ore: quando spettano
Il part-time a 4 ore giornaliere rappresenta una delle formule contrattuali più diffuse. In questo scenario, l'assegnazione del buono pasto non è scontata e richiede un'analisi della turnazione.
Dal punto di vista della legge ordinaria (D.Lgs. 66/2003), un turno di sole 4 ore non prevede l'obbligo di una pausa pranzo, poiché tale diritto scatta solo superando le 6 ore di lavoro giornaliere.
Tuttavia, il buono pasto generalmente spetta al lavoratore part-time di 4 ore se si verifica una di queste condizioni:
L'orario di lavoro copre la fascia oraria tipica del pranzo (ad esempio, un turno dalle 11:00 alle 15:00);
Il CCNL di riferimento o l'accordo aziendale estende esplicitamente il diritto ai turni di 4 ore, indipendentemente dalla pausa;
La distanza tra il luogo di lavoro e l'abitazione del dipendente rende oggettivamente impossibile consumare il pasto a casa dopo la fine del turno.
Buoni pasto part-time 5 ore: cosa sapere
Per i contratti part-time da 5 ore al giorno valgono regole molto simili a quelle previste per i turni da 4 ore, con alcune specificità legate alla contrattazione collettiva.
Anche in questo caso, la legge non prevede una pausa pranzo obbligatoria per una prestazione che non supera le 6 ore. Molti contratti collettivi nazionali, però, contengono clausole di miglior favore che abbassano questa soglia a 5 ore.
Se il CCNL prevede la pausa pranzo a partire dalle 5 ore di lavoro, e il turno del dipendente include tale interruzione, il riconoscimento del buono pasto è generalmente previsto.
Buoni pasto part-time 6 ore: le regole più comuni
Il part-time di 6 ore giornaliere rappresenta lo spartiacque normativo oltre il quale lo scenario cambia in modo significativo a favore del lavoratore.
Ai sensi dell'articolo 8 del Decreto Legislativo n. 66/2003, se la prestazione lavorativa giornaliera eccede le 6 ore, il dipendente ha diritto a una pausa di recupero psicofisico e per la consumazione del pasto della durata minima di 10 minuti.
Di conseguenza, per i contratti part-time che prevedono turni di esattamente 6 ore o poco più (ad esempio 6 ore e 30 minuti), il diritto al buono pasto si attiva quasi sempre, a patto che l'azienda preveda già questo benefit per il personale full-time.
Buoni pasto part-time 20 ore: come funzionano
Nel caso di un contratto part-time da 20 ore settimanali, l'erogazione dei buoni pasto dipende strettamente da come queste ore sono distribuite durante la settimana lavorativa.
Esistono due modalità principali di distribuzione dell'orario:
Part-time orizzontale: il dipendente lavora 4 ore al giorno per 5 giorni alla settimana. In questo caso, l'assegnazione segue le regole descritte per il part-time a 4 ore (collegamento con l'orario del pranzo o previsioni del CCNL).
Part-time verticale: il dipendente lavora a tempo pieno (ad esempio 8 ore al giorno) ma solo per alcuni giorni della settimana (ad esempio 2 giorni e mezzo). Nelle giornate a tempo pieno il lavoratore ha pieno diritto a ricevere il buono pasto, esattamente come un collega full-time.
L'azienda dovrà quindi conteggiare i buoni pasto spettanti basandosi sui giorni di effettiva presenza in cui si sono verificate le condizioni per la pausa o la compatibilità con l'orario del pasto.
Buoni pasto part-time: un vantaggio per lavoratori e aziende
Estendere i buoni pasto ai dipendenti part-time non rappresenta solo un atto di equità interna, ma costituisce una scelta strategica e conveniente per la gestione aziendale.
La normativa fiscale del 2026 prevede vantaggi significativi per questo strumento di welfare:
Soglia di esenzione a 10 euro: la Legge di Bilancio ha innalzato a 10 euro al giorno il limite di esenzione fiscale e contributiva per i buoni pasto elettronici (il limite per i cartacei resta a 4 euro).
Totale deducibilità: le somme spese per l'acquisto dei buoni pasto sono deducibili al 100% ai fini IRES, IRPEF e IRAP per l'impresa.
Detraibilità IVA: l'IVA applicata ai buoni pasto elettronici è pari al 4% ed è interamente detraibile per le aziende.
Verificare le disposizioni del proprio CCNL e adottare soluzioni digitali e flessibili, come i buoni pasto elettronici di Day, permette di ottimizzare i costi aziendali offrendo al contempo un supporto quotidiano prezioso per ogni collaboratore.
Giugno 08, 2026
Buoni Pasto
Buoni pasto e trasferte: cosa sapere
Quando un dipendente lavora in trasferta ha diritto a ricevere i buoni pasto?
Sì, in molti casi i buoni pasto spettano anche durante una trasferta aziendale. Tuttavia, la compatibilità dipende dal tipo di rimborso spese previsto dall’azienda e dalle regole del CCNL applicato.
La gestione delle spese legate all'alimentazione dei collaboratori fuori sede richiede regole precise. Un errore in questa fase può generare incomprensioni interne e causare irregolarità a livello fiscale per l'impresa.
In questo articolo facciamo chiarezza sulle regole in vigore, distinguendo tra i diversi sistemi di rimborso e analizzando i limiti di compatibilità.
Indice dei contenuti:
Buoni pasto e trasferte: quando spettano davvero
Diritto al buono pasto in trasferta: cosa dice la normativa
Compatibilità tra buoni pasto e indennità di trasferta
Buoni Pasto e trasferte: casistiche principali
Indennità di trasferta e buoni pasto: differenze principali
Come gestire i buoni pasto durante una trasferta aziendale
Aspetti fiscali: cosa cambia tra buoni pasto e rimborsi trasferta
Buoni pasto e trasferte: quando spettano davvero
Sì, i buoni pasto spettano anche in trasferta, ma a una condizione fondamentale: non deve verificarsi una sovrapposizione totale con altri rimborsi per il vitto.
Nella pratica aziendale, il buono pasto normalmente non viene riconosciuto quando il pasto è già integralmente rimborsato tramite nota spese. Non è infatti possibile coprire lo stesso bisogno due volte.
Se invece il sistema di rimborso adottato prevede solo una diaria per il disagio dello spostamento, senza la copertura diretta delle fatture del ristorante, l'erogazione del buono rimane valida e pienamente legittima.
Diritto al buono pasto in trasferta: cosa dice la normativa
La legislazione italiana non vieta in modo assoluto di fornire buoni pasto a chi lavora fuori sede. La legge lascia ampio margine di manovra agli accordi tra le parti.
Per capire le regole esatte, il documento di riferimento è sempre il CCNL (Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro) applicato, unito a un eventuale contratto integrativo o regolamento interno. Sono questi testi a definire i dettagli operativi per il singolo lavoratore.
Un elemento chiave stabilito dalla normativa riguarda i confini geografici. I limiti cambiano se lo spostamento avviene all'interno del territorio in cui ha sede l'impresa, oppure se il lavoratore viene inviato in un comune diverso. Le trasferte extra-comunali sono infatti soggette a tetti fiscali differenti rispetto a quelle urbane.
In particolare, per le trasferte eseguite all'interno del territorio comunale della sede lavorativa, la regola generale prevede che i rimborsi per le spese di vitto e alloggio concorrano integralmente a formare il reddito imponibile del dipendente (e quindi siano soggetti a tassazione), salvo specifica documentazione che attesti solo le spese di viaggio e trasporto tracciabili.
Compatibilità tra buoni pasto e indennità di trasferta
Il nodo centrale è la cumulabilità tra il buono e i soldi versati per la trasferta. Le regole cambiano in base alla tipologia di rimborso spese scelta dall'azienda.
Esistono tre metodi principali e la compatibilità varia per ciascuna opzione:
Rimborso analitico (a piè di lista): l'impresa rimborsa le fatture esatte dei pasti consumati. Se vengono rimborsati due pasti nella stessa giornata, il cumulo con il buono è vietato. Se viene rimborsato un solo pasto, l'azienda può concedere un buono, a condizione che l'orario di lavoro giustifichi due pause alimentari.
Rimborso forfettario: viene riconosciuta un'indennità fissa giornaliera che copre tutto il disagio e le piccole spese. In linea generale, il buono pasto può essere cumulato con l’indennità forfettaria di trasferta, salvo diverse disposizioni previste dal CCNL o dai regolamenti aziendali.
Rimborso misto: si fornisce un rimborso analitico per l'alloggio e una diaria ridotta per i pasti. Anche qui, il sistema è compatibile con i buoni, ma la quota esente dell'indennità subisce un drastico abbattimento.
Buoni pasto e trasferte: casistiche principali
Tipologia di Trasferta / Rimborso
Trattamento Buoni Pasto
Regola e Limiti Fiscali / Note Operative
Rimborso analitico di entrambi i pasti
Buoni pasto generalmente non riconosciuti
Non è ammesso il cumulo (doppia copertura dello stesso servizio).
Rimborso analitico di un solo pasto
Possibile compatibilità con i buoni pasto
Consentito se l'orario di lavoro o la durata del viaggio giustificano la presenza di una seconda pausa alimentare.
Diaria forfettaria
Buoni pasto generalmente compatibili
Il ticket è cumulabile, ma l'importo concorre a formare il reddito con regole differenti rispetto alla sede ordinaria.
Rimborso misto
Compatibilità possibile, con limiti fiscali specifici
Ammesso il cumulo, ma la quota esente dell'indennità giornaliera in busta paga subisce una riduzione di un terzo.
Trasferta fuori dal comune
Applicazione di soglie fiscali agevolate
Le diarie e le indennità godono di franchigie di esenzione ampie (fino a 46,48€ in Italia e 77,46€ all'estero).
Indennità di trasferta e buoni pasto: differenze principali
Per evitare confusioni contabili e legali, è utile tracciare un confine netto tra questi due strumenti, poiché rispondono a logiche aziendali completamente diverse.
L'indennità di trasferta è una somma di denaro erogata in busta paga. Serve a compensare il lavoratore per il disagio prolungato causato dallo spostamento e per le micro-spese non documentabili. Può essere spesa liberamente e non è vincolata all'acquisto esclusivo di generi alimentari.
Il buono pasto è invece un benefit aziendale, inteso come un servizio sostitutivo della mensa. Il suo unico scopo è coprire le spese di vitto durante la giornata lavorativa. Non può essere convertito in denaro contante e può essere speso solo presso esercizi convenzionati, come ristoranti, bar o supermercati.
Come gestire i buoni pasto durante una trasferta aziendale
Un'efficace gestione delle trasferte richiede procedure interne chiare, per evitare errori in fase di elaborazione delle buste paga. Il dipartimento HR o l'ufficio amministrativo devono incrociare i dati delle presenze con le note spese presentate.
Se il regolamento interno vieta l'uso del ticket durante le missioni coperte da rimborso, l'azienda dovrà decurtare i buoni maturati dal conteggio mensile del dipendente. L'uso di sistemi digitali integrati facilita notevolmente questo calcolo, automatizzando le detrazioni in tempo reale.
Inoltre, è fondamentale comunicare apertamente le policy. Ogni dipendente deve sapere in anticipo quale opzione di rimborso verrà applicata per il suo viaggio e come questa scelta inciderà sull'erogazione dei buoni mensili. La trasparenza previene lamentele e ritardi amministrativi.
Aspetti fiscali: cosa cambia tra buoni pasto e rimborsi trasferta
Il trattamento fiscale è uno degli aspetti più delicati per un'organizzazione. Un errore nei calcoli può generare sanzioni importanti e alterare il cuneo fiscale.
Partiamo dai buoni pasto. La Legge di Bilancio 2026 ha ufficialmente innalzato la soglia di esenzione fiscale e contributiva dei buoni pasto in formato elettronico da 8 a 10 euro al giorno. Per il formato cartaceo, la soglia di esenzione resta invece invariata a 4 euro. Grazie a questa importante novità normativa, un'azienda può erogare fino a 10 euro al giorno interamente esentasse per ciascun collaboratore, usufruendo inoltre della deducibilità completa ai fini IRES e della detraibilità dell'IVA al 4%.
Per l'indennità di trasferta, la tassazione dipende dal tipo di rimborso e dai confini geografici.
Se lo spostamento avviene all'interno del comune della sede lavorativa, la quota è sempre soggetta a tassazione IRPEF.
Se la missione avviene fuori dal comune, l'indennità forfettaria è esente fino a 46,48 euro al giorno (in Italia) o 77,46 euro (all'estero).
Tuttavia, attenzione ai limiti di cumulabilità in caso di sistema misto. Se l'azienda riconosce il rimborso gratuito dell'alloggio o del vitto, la soglia di esenzione dell'indennità si riduce di un terzo (scendendo a 30,98 euro). Se viene garantito sia vitto che alloggio gratuitamente, il limite di esenzione cala di due terzi (arrivando a 15,49 euro).
La gestione dei buoni pasto durante le trasferte lavorative richiede una pianificazione attenta per evitare la doppia copertura dello stesso servizio e ottimizzare i vantaggi fiscali previsti dalla legge. Le regole applicabili possono variare in base al CCNL, agli accordi aziendali e alle policy interne dell’impresa. Per gestire correttamente i singoli casi specifici, è sempre consigliabile verificare attentamente il regolamento aziendale o confrontarsi direttamente con il proprio consulente del lavoro.
Febbraio 16, 2026
Buoni Pasto
Il buono pasto tra normative e uso quotidiano: più equilibrio tra lavoro, spesa e territorio
Negli ultimi due anni il mondo dei buoni pasto ha iniziato a cambiare volto. Alcuni interventi normativi, introdotti in momenti differenti e con finalità distinte, stanno producendo effetti concreti sul mercato e sulle modalità di utilizzo da parte dei lavoratori.
Da una parte c’è il decreto dello scorso anno che ha fissato al 5% il tetto massimo alle commissioni applicabili agli esercenti (Legge n. 193/2024); dall’altra, più recente, l’innalzamento a 10 euro del valore defiscalizzato del buono pasto elettronico (Legge n. 199/2025).
Due misure autonome che, osservate insieme, aiutano a leggere l’evoluzione del buono pasto: uno strumento di welfare aziendale che oggi incide anche sulle dinamiche commerciali e sul potere d’acquisto delle persone.
Commissioni al 5%: un nuovo equilibrio per il mercato
Piccoli esercenti e commercio di prossimità: nuove opportunità
L'ingresso dei discount: una novità rilevante
Gli effetti sul potere d’acquisto
Commissioni al 5%: un nuovo equilibrio per il mercato
Per molti anni, uno dei fattori che ha influenzato la diffusione dei buoni pasto è stato il livello delle commissioni applicate agli esercenti, variabili a seconda del tipo di attività e degli accordi commerciali.
L’introduzione di un tetto massimo del 5%, uguale per tutti, ha portato maggiore uniformità e prevedibilità nel sistema: oggi gli esercenti sanno di poter fare affidamento su questo parametro fissato per legge e alcune categorie che prima restavano fuori dal circuito trovano ora più conveniente parteciparvi.
Non si tratta di un cambiamento immediato o uniforme, ma di un processo che sta gradualmente ampliando la rete degli esercizi convenzionati.
Piccoli esercenti e commercio di prossimità: nuove opportunità
Ad esempio, il nuovo quadro normativo, sembra favorire i piccoli negozi di vicinato: alimentari, gastronomie, forni e negozi specializzati.
Per questi esercizi, la riduzione delle commissioni può rendere più semplice e conveniente accettare i buoni pasto, integrandoli tra le modalità di pagamento abituali. In questo modo, i lavoratori trovano più punti di riferimento nel loro quartiere e nella zona attorno al posto di lavoro, rafforzando i legami tra consumatori e territorio.
Con l’allargamento progressivo dell’uso dei buoni pasto nei piccoli esercizi di prossimità, si va sempre più incontro agli obiettivi di km zero, sostenibilità e sostegno all’economia locale, favorendo acquisti più frequenti e distribuiti sul territorio e rendendo più concreto il valore quotidiano del buono pasto.
È una direzione che Day, come Società Benefit, sostiene da tempo: promuovere un utilizzo del welfare che crei valore ambientale e sociale, rafforzando il legame tra lavoratori, comunità e territorio.
L’ingresso dei discount: una novità rilevante
Ma uno degli effetti più evidenti del nuovo assetto normativo è stato l’ingresso – o il rafforzamento – dei discount alimentari nel circuito dei buoni pasto.
È un cambiamento importante, perché i discount raggiungono una fascia di consumatori molto ampia, con prezzi mediamente più contenuti, prodotti di marche meno conosciute e un’attenzione costante al rapporto qualità-prezzo.
Gli effetti sul potere d’acquisto
Nel contesto attuale, con un’attenzione crescente al costo della vita, l’aumento del valore nominale del buono pasto e la maggiore capillarità della rete degli esercenti convenzionati contribuiscono a rendere il buono uno strumento ancora più utile per i lavoratori.
La possibilità di utilizzarlo sia nei discount sia nei negozi di prossimità – spesso con prezzi più accessibili o filiere più corte – lo avvicina alle esigenze della spesa quotidiana, ottimizza il valore sullo scontrino senza cambiare la sua funzione di welfare.
In questo senso, il buono pasto conferma la capacità di adattarsi ai cambiamenti economici e sociali: l’allargamento della rete e l’adeguamento del valore defiscalizzato non stravolgono il passato, ma ne segnano un’evoluzione graduale, fatta di nuovi equilibri tra lavoro, consumi e territorio.