Buoni Pasto

Una semplice scelta che porta con sé tanti vantaggi per le aziende e i loro dipendenti.

Normativa buoni pasto
Settembre 27, 2021
Buoni Pasto

Normativa buoni pasto

I buoni pasto sono uno dei benefit più diffusi tra le aziende con dipendenti che non possiedono una mensa aziendale. Ecco tutto quello che c’è da sapere sulla normativa che ne regola l’erogazione e la tassazione. Se le grandi aziende conoscono bene il servizio sostitutivo di mensa tramite buono pasto, non tutte le medie e piccole imprese sanno che anche con pochi dipendenti si può usufruire di un servizio dai molteplici vantaggi. Impariamo a conoscere meglio i buoni pasto attraverso la normativa che ne regola l’erogazione e la tassazione. Normativa Regole di utilizzo dei buoni pasto Vantaggi per l’azienda e per il dipendente Normativa I buoni pasto sono un servizio sostitutivo di mensa che viene erogato dalle aziende ai propri collaboratori sotto forma di benefit. Per la loro natura, essi sono considerati una integrazione alla retribuzione e, quindi, rientrano nella categoria dei flexible benefits. L’erogazione e la tassazione dei buoni pasto vengono principalmente regolamentate dalle seguenti fonti: il Decreto n°122 del 7 giugno 2017; l’articolo 51 del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi); i Contratti Collettivi di categoria (CCNL). La normativa in vigore è applicabile a ogni tipo di impresa, da quelle di grandi dimensioni alle PMI, con qualche eccezione per imprese individuali e liberi professionisti. Una serie di modifiche legislative ha, negli anni, introdotto nuovi elementi che specificando e modificando le regole di utilizzo ne ha esteso l’uso e modificato le soglie di esenzione dalla tassazione.   Decreto 122/2017 Il Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 122 del 7 giugno 2017 stabilisce quali categorie di lavoratori abbiano diritto ai buoni pasto, individua gli esercizi presso i quali può essere erogato il servizio sostitutivo di mensa reso attraverso i buoni pasto e specifica le caratteristiche che devono avere i buoni cartacei ed elettronici. Il documento disciplina anche gli accordi stipulati tra società emettitrici e titolari degli esercizi convenzionati. Articolo 51 del TUIR Nell’articolo 51 del TUIR vengono specificate le soglie di esenzione dei buoni pasto cartacei ed elettronici dalla tassazione. Soglie di esenzione che sono state modificate dalla Legge di Bilancio 2020.   Regole di utilizzo del buono pasto Il titolare del buono pasto deve conoscere alcune caratteristiche del servizio: i ticket consentono all’utilizzatore di ricevere un servizio sostitutivo di mensa dell’importo pari al valore facciale del buono pasto; i buoni sono dei veri e propri titoli di legittimazione e costituiscono il documento che consente agli esercizi convenzionati di provare alla società di emissione l’avvenuta prestazione nei confronti del titolare del buono; i buoni pasto spettano ai prestatori di lavoro subordinato, a tempo pieno e parziale, anche qualora l’orario di lavoro non preveda una pausa pranzo; spettano inoltre ai soggetti che abbiano instaurato con l’impresa che li eroga un rapporto di collaborazione anche non subordinato; possono essere utilizzati per acquistare generi alimentari pronti al consumo nei supermercati e per usufruire della somministrazione dei pasti nelle attività di ristorazione; i buoni pasto non sono cedibili, commercializzabili, né convertibili in denaro; sono utilizzabili esclusivamente per l’intero valore facciale. Non è previsto il resto; si possono cumulare, e quindi utilizzare, fino a un massimo di 8 buoni contemporaneamente; vanno utilizzati entro e non oltre la data di validità indicata sul buono. Non sono previste proroghe.   Vantaggi per l’azienda e per il dipendente L’erogazione dei buoni pasto comporta numerosi vantaggi sia per il lavoratore, sia per il datore lavoro, anche sotto il profilo fiscale. I buoni pasto sono esenti da oneri fiscali e previdenziali fino a €4,00 per i buoni pasto in forma cartacea e fino a €8,00 per i buoni pasto elettronici. Ciò vuol dire che un potere d’acquisto fino a quella soglia di valore è detassato in busta paga e non prevede trattenute. In caso di buono pasto dal valore superiore, la tassazione è prevista solo per la somma che eccede gli importi fissati dalla legge. La normativa sui buoni pasto permette di erogarli a tutti i lavoratori, dai dipendenti full time e part time ai collaboratori, dirigenti, e, con regole di deduzione diverse, anche ai soci d’azienda non dipendenti. Pertanto l’erogazione dei buoni pasti rappresenta un incentivo per attrarre nuovi collaboratori. I buoni pasto sono deducibili al 100% per le aziende che decidono di riconoscere questo servizio al proprio personale. Il diritto alla deduzione è indipendente dal valore di buono pasto riconosciuto. Il buono pasto prevede l’applicazione dell’IVA agevolata al 4%, interamente detraibile.   Quanto si risparmia con i buoni pasto? Ecco un esempio concreto di risparmio per un’azienda con 10 dipendenti, ai quali vengono erogati buoni pasto elettronici dal valore facciale di €7,00. Insomma, con l’erogazione dei buoni pasto, il dipendente non subisce oneri a carico in busta paga. Deducibilità dei buoni pasto in smart working: cosa dice la legge? Con la crescita del numero di lavoratori che svolgono le proprie mansioni in smart working molte aziende si sono chieste se fosse ancora necessario erogare loro i buoni pasto nelle giornate in cui i dipendenti non si trovano in ufficio e, soprattutto, se, per i buoni pasto erogati nelle giornate di smart working le agevolazioni fiscali continuassero a sussistere. Sull’argomento si è espressa l’Agenzia delle Entrate con la risposta ad interpello numero 956-2631/2020 resa dalla Direzione regionale del Lazio. Analizzando l’attuale normativa riguardante i servizi sostitutivi di mensa e i buoni pasto, l’Agenzia ha stabilito che l’esenzione dalla tassazione prevista dal TUIR spetti anche nel caso in cui i buoni pasto vengano erogati a lavoratori in smart working in quanto il regime fiscale opera in maniera indipendente dall’articolazione dell’orario di lavoro e dalle modalità di svolgimento dell’attività lavorativa.   Ditte individuali e liberi professionisti Il servizio buono pasto non è un’esclusività delle aziende di grandi dimensioni, delle PMI e i loro dipendenti. Anche altre tipologie di società possono acquistare ticket restaurant. In questi casi però non può essere applicata l’aliquota agevolata del 4% e cambiano altresì le modalità di deduzione della fattura. I riferimenti legislativi a cui fare riferimento, in questo caso, sono: DL 112/2008, art. 83, comma 28 bis; Circolare Ministeriale 6/E del 3/3/2009 per la deducibilità;
Buoni pasto partita IVA, ditte individuali e liberi professionisti"
Luglio 29, 2021
Buoni Pasto

Buoni pasto per partita iva, ditte individuali e liberi professionisti

Sai che anche le ditte individuali e i liberi professionisti possono usufruire dei buoni pasto? Scopri perché acquistarli e quando è possibile dedurli dalle tasse.   I buoni pasto sono tra i benefit aziendali più apprezzati in assoluto dai lavoratori. Non solo perché permettono di risparmiare sulle spese per l’acquisto dei pasti, ma anche perché sono esenti da tassazione. In alcuni casi, le aziende possono estendere l’erogazione dei buoni pasto anche ai collaboratori. Tuttavia, anche se ciò non accadesse, le aziende senza dipendenti e i liberi professionisti possono acquistare autonomamente i buoni pasto, sebbene con benefici fiscali diversi.   C’è però una premessa doverosa da fare: tutte le norme di riferimento che attualmente disciplinano i buoni pasto si riferiscono esclusivamente a dipendenti. Non esistono esplicite norme che regolamentano l’utilizzo dei buoni da parte di altre categorie di soggetti. Detto ciò, vediamo un po’ più nel dettaglio la situazione dei buoni pasto per ditte individuali e liberi professionisti.   Buoni pasto per chi ha partita IVA e per ditte individuali: sono possibili? La risposta è sì. Spesso si pensa che i buoni pasto siano solo per i lavoratori dipendenti, ma in realtà, possono essere utilizzati anche da altre categorie. I liberi professionisti, i lavoratori freelance, gli agenti di commercio, i soci e gli amministratori di una società, i lavoratori autonomi, le ditte individuali possono acquistare e utilizzare i buoni pasto.   Normativa e detrazioni fiscali Quando un’azienda decide di riconoscere il buono pasto quale contributo alla pausa pranzo dei suoi lavoratori dipendenti si avvale della normativa che disciplina questo strumento, che prende il nome tecnico di servizio sostitutivo di mensa. Tale normativa è rappresentata principalmente dall’articolo 51 del TUIR (che può subire variazioni attraverso la Legge di Bilancio), dalla risoluzione numero 26 E del 2010 e dal Decreto Legislativo 314/1997. Con il decreto n°122/2017 del MISE, la possibilità di acquistare e utilizzare i buoni pasto è stata estesa anche ai soggetti che abbiano instaurato con il datore di lavoro un rapporto di collaborazione "in senso ampio" anche non subordinato. Per queste categorie, però, le regole per le detrazioni fiscali non sono uguali a quelle per le aziende che erogano i buoni pasto ai dipendenti e possono accedervi solo a condizione che i buoni pasto vengano effettivamente utilizzati durante l’orario di lavoro o come spese di rappresentanza.   I liberi professionisti possono dedurre i costi sostenuti per la somministrazione di alimenti e bevande, qualora inerenti l’attività svolta, non in modo totale ma nella percentuale del 75% per un importo massimo che dovrà essere calcolato nella misura del 2 per cento dei compensi relativi al periodo d’imposta. Per quel che riguarda le imprese individuali (diverse dai liberi professionisti) la normativa fiscale stabilisce che le spese sostenute per la somministrazione di alimenti e bevande sono deducibili nella misura del 75%.   Buoni pasto per ditte individuali e liberi professionisti: come acquistarli con Day Shop I buoni pasto DAY, sia in forma cartacea, sia in forma elettronica, sono facili da ordinare, da gestire e soprattutto da spendere: il servizio DAY è convenzionato con oltre 110.000 locali di ogni tipo, tra cui anche molte gastronomie di supermercati della grande distribuzione organizzata. Day gruppo Up ha sviluppato un sito responsive che è l’ideale per gli acquisti online di buoni pasto da parte di ditte individuali e liberi professionisti: DayShop. Un e-commerce che permette di acquistare i Buoni Pasto direttamente online in soli 4 click. L’utente sceglie subito il valore e il numero dei ticket, desiderati inserisce i dati di fatturazione, seleziona un metodo di pagamento tra bonifico, carta di credito e Paypal e conferma l’ordine. In 24/48 ore dal momento dell’acquisto, riceverà i buoni pasto.
buoni pasto aziendali vantaggi per i dipendenti
Giugno 14, 2021
Buoni Pasto

Buoni pasto aziendali: perché darli ai dipendenti e quali sono i vantaggi per tutti

I buoni pasto sono uno dei benefit più apprezzati da lavoratori e aziende perché offrono ad entrambi numerosi vantaggi. Ecco quali sono.   I buoni pasto rappresentano uno degli strumenti di welfare aziendale più diffusi. Sono infatti moltissime le imprese che scelgono di offrirli ai propri dipendenti in sostituzione del servizio di mensa. Perché il titolare di un’azienda dovrebbe scegliere di utilizzare uno strumento di questo tipo piuttosto che, ad esempio rimborsare i pasti in busta paga o dare il corrispettivo in denaro in contanti tutti i giorni? Quali sono i vantaggi di cui beneficia un’impresa nel fornire il servizio buoni pasto ai dipendenti? Chiariamo il funzionamento dei buoni pasto e i vantaggi normativi di cui beneficiano dipendenti e imprese, anche alla luce del Decreto n° 122 del 2017, che ne ha modificato i criteri di utilizzo. Chi ha diritto ai buoni pasto? Utilizzo dei buoni pasto: come funziona il servizio sostitutivo di mensa Tutti i vantaggi per dipendenti e aziende Ordinare buoni pasto online? Con Day Shop bastano 4 passaggi!   Chi ha diritto ai buoni pasto? Iniziamo col dire che le aziende non sono obbligate a offrire i buoni pasto ai dipendenti, a meno che tale benefit non sia compreso nei contratti collettivi di categoria. Fatta questa precisazione, vediamo quali lavoratori possono usufruire di questa agevolazione: possono ricevere i buoni pasto tutti i lavoratori dipendenti che ricevano una busta paga, sia che il loro contratto sia a tempo indeterminato, determinato, part-time, o di natura atipica. Ogni lavoratore ha diritto a un buono pasto al giorno per ogni giorno effettivamente lavorato.   Utilizzo dei buoni pasto: come funziona il servizio sostitutivo di mensa? Utilizzare i buoni pasto è davvero molto semplice. Specialmente se si dispone di buoni pasto elettronici, che possono essere gestiti direttamente da un’apposita App. Ogni mese il dipendente riceve un numero di buoni pasto pari al numero di giornate lavorative effettuate nel mese precedente. Il lavoratore può spendere i suoi ticket negli esercizi affiliati, i quali ritirano i buoni come corrispettivo di pagamento per l’acquisto di pasti già pronti o di generi alimentari. Il buono deve essere speso interamente e non dà diritto a resto. Secondo la normativa vigente ogni lavoratore può cumulare fino a un massimo di 8 buoni al giorno.   Tutti i vantaggi per dipendenti e aziende Solitamente, i buoni pasto vengono erogati ai dipendenti dalle aziende che non possono offrire loro un servizio di mensa aziendale, tanto da essere considerati un vero e proprio servizio sostitutivo di mensa. I buoni pasto, tuttavia, non sono l’unica alternativa alla mensa aziendale. Ci sono anche il rimborso delle spese sostenute per i pasti in busta paga e l’indennità sostitutiva di mensa. Queste due opzioni, però, sono spesso accantonate dalle aziende in favore dei buoni pasto e anche i lavoratori preferiscono quest’ultima alternativa. Ma quali sono i motivi per cui i buoni pasto riscuotono tanto successo? Ecco i principali: sostegno al reddito familiare tassazione agevolata aumento del potere d’acquisto deducibilità per le aziende risparmio concreto.   Sostegno al reddito familiare Il buono pasto è un servizio sostitutivo di mensa che rappresenta un sostegno importante al reddito familiare senza che l’azienda incorra in spese accessorie troppo esose. Grazie ad esso, i lavoratori che devono consumare i propri pasti fuori casa per lavoro possono risparmiare sulle spese sostenute per l’acquisto di cibo e destinare maggiori risorse al budget familiare.   Tassazione agevolata La nuova normativa in materia di buoni pasto (Legge di Bilancio 2020) ha stabilito che i ticket siano esenti da tassazione se il loro valore facciale non supera i 4 euro per i buoni cartacei e gli 8 euro per i buoni elettronici. Ciò significa che questo particolare servizio sostitutivo di mensa non concorre a determinare il reddito da lavoro dipendente e non è soggetto al versamento dei contributi. Nel caso un lavoratore riceva dei buoni pasto di importo superiore l’eccedenza viene tassata a norma di legge.   Aumento del potere d’acquisto Quando a un lavoratore viene erogata in busta paga l’indennità di mensa una parte di essa viene erosa dalle tasse e dai contributi, perché l’importo concorre per intero alla formazione del reddito da lavoro dipendente. Se, al posto dell’indennità in denaro il lavoratore riceve i buoni pasto, questi non verranno considerati come reddito da lavoro dipendente e non saranno soggetti a tassazione e oneri previdenziali. Ciò vuol dire che il lavoratore potrà disporre dell’intera somma ricevuta dal datore di lavoro.   Deducibilità per le aziende Un’azienda che sceglie di acquistare buoni pasto per i propri dipendenti ha il vantaggio di fornire un servizio che è totalmente deducibile e risparmiare, quindi, sui costi di gestione del personale. L’unico onere che deve sostenere è l’IVA agevolata al 4%, che è detraibile per intero (l’aliquota IVA è al 10% se ad acquistare i buoni pasto sono liberi professionisti, titolari d’azienda e soci, imprese individuali). Le agevolazioni fiscali per le aziende, però, non si fermano alla detraibilità dell’IVA. Le imprese possono dedurre dalle tasse l’intero importo speso per l’acquisto dei buoni pasto ai dipendenti. I casi in cui è ammessa questa agevolazione sono due: se l’azienda eroga i buoni pasto per rispettare i vincoli del contratto collettivo di settore; quando un’impresa decide di erogare i buoni su base volontaria alla totalità dei dipendenti o a una categoria omogenea di lavoratori.   Ecco alcuni dei riferimenti normativi che regolamentano l’esenzione dalla tassazione dei buoni pasto: DL 112/2008, art. 83, comma 28 bis, per aliquota IVA agevolata al 4%; Circolare Ministeriale 6/E del 3/3/2009, legge per la deducibilità; legge 133/2008, che modifica l’art. 19 bis 1 del DPR 633/72 dal 1/9/2008 per la detraibilità dell’IVA anche sui buoni pasto elettronici.   Risparmio concreto Sul sito ufficiale Day Gruppo Up è possibile effettuare una comparazione della spesa del buono pasto con il rimborso in busta paga in base al numero di dipendenti e al valore scelto. Nella tabella che trovi di seguito, puoi vedere un esempio del risparmio che ottengono sia l’azienda che i dipendenti scegliendo i buoni pasto: Buono Pasto Elettronico Denaro in Busta Paga Valore del buono pasto/somma erogata in busta paga €8 €8 INPS a carico dell’azienda (circa i 30%) €0,00 €2,40 INPS a carico del dipendente (9,19%) €0,00 €0,74 TFR, rateo 13ma, rateo 14ma (a carico dell’azienda) €0,00 €1,93 Irap 3,9% (a carico dell’azienda) €0,00 €0,48 Irpef dipendente (aliquota 23%) €0,00 €1,96 Irpef dipendente (aliquota 27%) dovuta solo in caso l’importo del buono pasto superi il valore facciale di €8, come previsto dall’articolo 51 del TUIR €0,00 €0,00 Numero buoni erogati al dipendente all’anno 220 220 Costo aziendale annuo €1760 €2817,46 Importo spendibile dal lavoratore €8 €5,30   Come puoi vedere, buoni pasto rappresentano la soluzione ideale per erogare degli incentivi ai collaboratori senza che queste agevolazioni pesino troppo sulle casse dell’azienda.   Ordinare buoni pasto online? Con Day Shop bastano 4 passaggi! Acquistare i buoni pasto da una società emittente è molto semplice. Lo si può fare anche in autonomia. Con Up Day si può sperimentare il servizio Day Buoni Pasto direttamente tramite un acquisto sul sito e-commerce Dayshop. E’ pratico, sicuro e veloce. Dayshop è il primo store virtuale per questo tipo di servizi, nato nel 2007. Ti basta seguire quattro semplici step per ordinare i tuoi buoni pasto; una volta completato l’ordine, li riceverai in pochi giorni.
Pausa Sana e Mindful eating
Marzo 25, 2021
Buoni Pasto

Pausa Sana : Intuitive eating, che cos’è e come applicarlo

Calcolare le calorie e i macronutrienti, pesare il cibo costantemente: queste azioni a lungo termine possono diventare insostenibili in alimentazione e nella vita di tutti i giorni. Esistono tantissimi modi per mangiare in modo sano, senza essere influenzati da bilance e sensi di colpa. L’intuitive eating - o mindful eating - è una pratica che aiuta a nutrirsi secondo l’istinto, portando corpo e mente in totale equilibrio. Vediamo meglio in cosa consiste questa pratica che ha preso piede negli ultimi anni nel campo dell’alimentazione. Mangiare in modo intuitivo: cos’è l’intuitive eating Come accennato prima, l’intuitive eating significa letteralmente alimentazione intuitiva. Questa espressione fa riferimento alla possibilità di entrare in contatto con le vere esigenze del nostro corpo. Il processo risponde al bisogno di volersi liberare da diete, schemi, tabelle e calcoli: è solamente il nostro corpo a dirci di cosa abbiamo bisogno e di quanto ne abbiamo bisogno. La mindful eating nasce intorno alla fine degli anni ‘90 da due nutrizioniste americane - Evelyn Tribole ed Elyse Resch - che decidono di focalizzare lavoro e studio sul rapporto tra corpo e mente in alimentazione. Il loro scopo era insegnare ai loro pazienti a non avere più sensi di colpa legati al cibo, al fine di portare benessere alla mente e soddisfare così le voglie con consapevolezza. Il processo di alimentazione intuitiva si spinge a capire i reali bisogni del corpo, nel porre attenzione agli alimenti che si consumano e ad essere consapevoli del momento in cui si sta mangiando. Importante - in questo percorso - è soffermarsi sugli aspetti sensoriali che ci legano al cibo: l’aspetto, i colori, gli odori e i sapori degli alimenti sono elementi su cui bisogna riflettere per conoscere la vera percezione della fame. L’intuitive eating è quindi un viaggio di introspezione, capace di creare un legame sano e duraturo tra corpo, mente e cibo. Questa pratica viene sempre più usata da terapeuti e specialisti per far fronte ai tantissimi disturbi del comportamento alimentare: in particolare, grazie all’intuitive eating un paziente con disturbi alimentari può imparare a riconoscere quali sono i cibi che scatenano comportamenti come l’abbuffata. Il focus diventa capire da dove viene la nostra fame, se è un bisogno fisiologico oppure un “capriccio”. Alcuni consigli per l’intuitive eating La prima regola da seguire quando si vuole intraprendere il percorso di alimentazione intuitiva è sicuramente quello di abbandonare l’idea di dieta classica. Le diete restrittive non portano giovamento a lungo termine; anzi, spesso si rischia di cadere in attacchi di fame, abbuffate, aumento o stallo di peso. Cerca di seguire un’alimentazione sana, senza però rinunciare a qualche sfizio. Il secondo passo è capire da dove viene il senso di fame: abbiamo veramente fame o stiamo solamente sfogando una nostra emozione sul cibo? Impara ad ascoltare il tuo corpo e a capire quando hai veramente fame e soprattutto il perchè. Non esistono cibi che fanno bene o male: non ci sono cibi di serie A o di serie B. Tutti gli alimenti possono essere inseriti in alimentazione, senza demonizzarne alcuni. Puoi inserire qualsiasi cibo durante la tua giornata, ma con consapevolezza: questo dovrebbe aiutarti a non avere sensi di colpa! Il cibo è un piacere: cerca di soddisfare tutti i sensi attraverso il cibo, rendendolo un’esperienza a 360°. Il movimento è importante anche per l’intuitive eating: cerca di avere uno stile di vita attivo e di dedicarti a qualche sport. Bevi molto: l’acqua è un’amica della nostra salute. Cerca di idratarti durante tutto l’arco della giornata e bere almeno 2 litri di acqua al giorno: spesso confondiamo la fame con la sete! Buoni Up Day e Nutribees Se vuoi iniziare un percorso di alimentazione sano senza contare le calorie e mangiando con consapevolezza, puoi provare il servizio di healthy delivery food di Nutribees. Questa giovane startup italiana spedisce in tutta Italia piatti sani e bilanciati, ma senza rinunciare al gusto! Trovi il partner Nutribees all'interno della app di Day  "Buoni Up Day"
Iva buoni pasto
Marzo 16, 2021
Buoni Pasto

Iva sui buoni pasto: aliquote e deducibilità

Di seguito una breve guida che illustra le principali norme fiscali che regolano la circolazione dei buoni pasto.   Tra i benefit più apprezzati da aziende e lavoratori ci sono i buoni pasto: ticket cartacei o, più spesso, elettronici dal valore predeterminato che i lavoratori possono utilizzare per ottenere il servizio sostitutivo di mensa sotto forma di pasti già pronti oppure di generi alimentari pronti all’uso. Il buono pasto, rappresentando un beneficio erogato dai datori di lavoro ai propri dipendenti, è soggetto sia a normative relative alla tassazione per le aziende e dipendenti sia a normative in materia di Iva. È necessario fare un po’ di chiarezza su questi argomenti anche alla luce delle recenti interpretazioni dell’Agenzia delle entrate in tema di imposta sul valore aggiunto. In questo articolo troverai tutte le informazioni dettagliate e aggiornate su imposte dirette e IVA riguardo ai buoni pasto Buoni pasto: a quali tasse sono soggetti? Quale aliquota IVA va applicata alla vendita ed alla successiva circolazione dei buoni pasto? Le regole per la fatturazione Detraibilità dell’IVA sui buoni pasto per le aziende: come funziona   Buoni pasto: a quali tasse sono soggetti? Quello della tassazione dei buoni pasto è un argomento piuttosto complesso, che coinvolge diversi ambiti. Per quel che riguarda la tassazione nei confronti di datori di lavoro e dipendenti, ai quali i buoni vengono dati, è recentemente intervenuta la Legge di Bilancio 2020, la quale nel revisionare l’Art. 51 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi, ha previsto maggiori agevolazioni fiscali per i buoni pasto elettronici i quali sono esclusi dalla formazione del reddito da lavoro dipendente fino alla soglia di 8 euro, mentre per i ticket cartacei tale soglia è stata ridotta a 4 Euro. Gli stessi limiti sono validi per l’esenzione dai contributi Inps. Quale aliquota IVA va applicata alla vendita ed alla successiva circolazione dei buoni pasto? Il buono pasto acquistato dalle aziende a favore dei propri dipendenti è assoggettato ad aliquota Iva agevolata del 4%, non sono esclusi altri tipi di utilizzo del buono pasto ma, in tutti i casi di uso diversi da quello sopra indicato, l’aliquota agevolata del 4% non è applicabile. Successivamente al suo utilizzo da parte del dipendente, il buono pasto dovrà essere rifatturato dall’esercizio commerciale che lo ha accettato in pagamento alle società emettitrici.  L’aliquota Iva da applicare è sempre del 10%, sia nel caso di utilizzo del buono pasto presso pubblici esercizi (bar, ristoranti ecc) che nel caso di utilizzo dello stesso presso le mense. In particolare, per quanto riguarda la fatturazione da parte delle mense, a conferma della correttezza dell’interpretazione sopra fornita, è recentemente intervenuta l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione N° 75/E del 1° dicembre 2020, nella quale ha ribadito che nel “rapporto tra la società emittente e la mensa aziendale ed interaziendale che accetta i buoni pasto, la misura dell’aliquota applicabile sarà del 10 per cento”.   Le regole per la fatturazione Le regole per la fatturazione dei buoni pasto variano in funzione della tipologia di rapporti contrattuali di contratto e  del rapporto commerciale in essere e dei soggetti coinvolti. Nel caso di rapporto tra società emettitrice e datore di lavoro, la base imponibile ai fini IVA è costituita dal prezzo convenuto dalle parti per l’acquisto dei buoni pasto anche qualora, per effetto di uno sconto concesso al datore di lavoro da parte della società emettitrice, se  tale prezzo fosse inferiore al valore facciale del buono. Alla base imponibile si applicherà l’aliquota Iva del 4%. Nel caso di un rapporto tra società emettitrice ed esercizio convenzionato, la base imponibile ai fini IVA si calcola applicando la percentuale di sconto concordato al valore facciale del buono, e poi scorporando dall’importo così ottenuto l’IVA compresa nel valore del buono stesso,  (e cioè dividendo l’importo per 110 e moltiplicando il risultato per 100). Day offre ai suoi partner la possibilità di calcolare il valore del rimborso dei buoni pasto ritirati a cui gli stessi avranno diritto sulla base delle condizioni commerciali in essere, attraverso un comodo strumento di calcolo della fattura online: basterà inserire la quantità di buoni ritirati e il loro valore per conoscere l’importo che spetta all’azienda partner.   Detraibilità dell’IVA sui buoni pasto per le aziende: come funziona Le aziende che acquistano i buoni pasto per erogarli ai propri dipendenti. Qualora i buoni siano acquistati per un uso diverso, come ad esempio nel caso di acquisto da parte di un libero professionista oppure da parte del titolare di una azienda per utilizzo proprio, occorrerà valutare la normativa applicabile di volta in volta. Per informazioni più dettagliate si può contattare anche Day tramite mail (info@day.it) o servendosi dei riferimenti telefonici sul sito della società.