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Legge di Bilancio 2026: cosa cambia per buoni pasto e premi di produzione
Gennaio 07, 2026
Ogni anno la Legge di Bilancio – altrimenti detta manovra finanziaria – definisce come lo Stato italiano prevede di gestire entrate e spese pubbliche per l'anno successivo. È uno degli strumenti più importanti di politica economica perché, oltre a stabilire risorse e investimenti, interviene direttamente su tasse, agevolazioni e regole che riguardano le imprese e i lavoratori.
La Legge di Bilancio 2026 (legge n. 199/2025) dedica particolare attenzione al costo del lavoro e al potere d'acquisto dei dipendenti, introducendo misure che rafforzano strumenti già molto diffusi nel welfare aziendale: i buoni pasto elettronici e i premi di produzione.
Buoni pasto elettronici: detassazione fino a 10 euro al giorno
Premi di produzione: aliquota ridotta all'1% nel biennio 2026–2027
Gestire facilmente le novità con le soluzioni Day
Gli altri interventi previsti dalla manovra 2026
Buoni pasto elettronici: detassazione fino a 10 euro al giorno
Una delle novità più rilevanti riguarda i buoni pasto elettronici, che dal 1° gennaio 2026 diventano ancora più convenienti. La soglia di esenzione fiscale e contributiva per i buoni pasto digitali passa da 8 a 10 euro al giorno, mentre resta invariata a 4 euro per i buoni cartacei. Questo significa che l’importo entro questi limiti non concorre alla formazione del reddito da lavoro dipendente e non è soggetto a contributi.
In pratica, in un mese standard con 21 giorni lavorativi, un'azienda può erogare fino a 210 euro di buoni pasto elettronici completamente detassati, contro i 168 euro precedenti. Un vantaggio concreto sia per il lavoratore, che riceve un beneficio netto più elevato, sia per l’azienda, che utilizza uno strumento fiscalmente efficiente.
L'agevolazione si estende anche ai lavoratori part-time, alle giornate di smart working e ai collaboratori con redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente (ad esempio alcuni amministratori). I buoni vengono caricati su card o app e, pur essendo previsto un limite di utilizzo di 8 buoni per volta, questa regola non incide sul regime fiscale e non richiede verifiche da parte dell’azienda.
Nel complesso, la manovra rafforza il ruolo dei buoni pasto elettronici come leva centrale di welfare aziendale, confermandoli come uno degli strumenti più semplici e apprezzati per sostenere il reddito dei lavoratori.
Premi di produzione: aliquota ridotta nel biennio 2026–2027
La Legge di Bilancio 2026 interviene anche sui premi di produzione riducendo, per il biennio 2026–2027, l’imposta sostitutiva dal 5% all’1%, fino al limite di 5.000 euro lordi annui. Restano invariate le regole di base dello strumento: i premi di risultato continuano a essere legati alla produttività, regolati dalla contrattazione di secondo livello e soggetti a contributi.
Accanto alla riduzione dell’aliquota, la manovra introduce anche un’altra novità importante: l’innalzamento da 3.000 a 5.000 euro annui del limite massimo dei premi di risultato convertibili in welfare. L'aumento del massimale amplia la quota di premio che può essere trasformata in credito welfare, ma senza modificare i limiti fiscali previsti dall’art. 51 del TUIR, che restano invariati. Il credito derivante dalla conversione può essere utilizzato liberamente per i servizi disponibili, senza vincoli iniziali di destinazione, offrendo maggiore flessibilità sia alle aziende sia ai lavoratori.
In questo scenario, il welfare aziendale resta uno strumento strategico per le HR. Convertire i premi monetari in credito welfare consente di offrire ai dipendenti un beneficio immediatamente disponibile, flessibile e più conveniente dal punto di vista economico, che si adatta a diverse fasce d’età e fasi di vita. Così il premio diventa parte di una gestione più ampia e consapevole delle politiche HR, sostenendo benessere, motivazione e coinvolgimento dei collaboratori, oltre a rafforzare la pianificazione e l’efficacia delle risorse aziendali.
Gestire facilmente le novità con le soluzioni Day
Per le aziende che utilizzano le soluzioni Day, le novità della Legge di Bilancio 2026 possono essere recepite rapidamente e in autonomia.
L’innalzamento della soglia dei buoni pasto elettronici, ad esempio, è già gestibile direttamente dalla piattaforma Day, senza necessità di rivedere contratti o attivare nuove procedure. Anche sul fronte del welfare, i servizi semplificano l'operatività quotidiana: i crediti possono essere utilizzati sia tramite rimborso di spese già sostenute sia, per alcune categorie, tramite pagamenti diretti online, come nel caso dei servizi accessibili via PagoPA. L’offerta è pensata per rispondere a stili di vita diversi e alle esigenze di dipendenti in differenti fasi della vita, dalle famiglie ai single, dai più giovani ai collaboratori con carichi familiari. Un sistema davvero personalizzabile e modulabile.
A completare l’offerta ci sono i buoni acquisto digitali Cadhoc, attivabili anche occasionalmente e al di fuori di un piano welfare strutturato, per riconoscere valore ai dipendenti in modo immediato.
A supporto delle decisioni aziendali, Day mette a disposizione sul sito strumenti di simulazione che consentono di calcolare in modo immediato il vantaggio economico dell’erogazione in welfare rispetto alla liquidazione in busta paga e di confrontare diverse soluzioni di erogazione dei buoni acquisto in base al numero di dipendenti coinvolti. In questo modo, le modifiche normative trovano una traduzione concreta in strumenti già pronti all’uso, riducendo la complessità gestionale per le aziende e migliorando l’esperienza delle persone.
Gli altri interventi previsti dalla manovra 2026
Oltre ai buoni pasto elettronici e ai premi di produzione, la Legge di Bilancio 2026 prevede un pacchetto di interventi per circa 22 miliardi di euro articolati in diverse aree di politica economica e sociale. Riassumendo:
Fisco e redditi: riduzione dell’aliquota IRPEF al 33% per chi guadagna tra 28.000 e 50.000 euro. Agevolazioni fiscali anche per aumenti contrattuali, lavoro festivo o notturno e altri trattamenti accessori. Confermati i bonus per ristrutturazioni e mobili. Nuove regole per affitti brevi e flat tax, e raddoppio della tassa sulle transazioni finanziarie (Tobin tax).
Famiglie e politiche sociali: revisione dell'ISEE con aumento della soglia della prima casa esclusa dal calcolo. Incremento del bonus mamme e dei congedi parentali, contributi per libri scolastici e scuole paritarie, e rifinanziamento della "Carta dedicata a te" per beni di prima necessità. Previste risorse anche per genitori separati, caregiver e piccoli aumenti per le pensioni più fragili, con proroga dell'APE sociale.
Sanità: stanziamenti aggiuntivi per nuove assunzioni, miglioramento dei trattamenti del personale sanitario e riduzione delle liste di attesa.
Imprese e investimenti: incentivi per investimenti in beni strumentali e tecnologia (iperammortamento 2026–2028), crediti d’imposta per Industria 4.0 e per le zone economiche speciali, proroga della Nuova Sabatini (agevolazione per le PMI che riduce il costo dei finanziamenti destinati all’acquisto di beni strumentali e tecnologie), sterilizzazione di plastic e sugar tax e contributo sulle spedizioni da Paesi extra UE.
Banche e assicurazioni: la manovra chiede un contributo maggiore al settore, aumentando l’IRAP e riducendo alcune agevolazioni fiscali, oltre a prevedere contributi straordinari sugli extraprofitti e versamenti aggiuntivi per le assicurazioni su veicoli e natanti.
Pace fiscale e riserve auree: possibilità di definire carichi fiscali pregressi con rate fino a 9 anni. Conferma che le riserve auree della Banca d’Italia «appartengono al popolo italiano».
In sintesi, la manovra interviene su fisco, famiglie, sanità e investimenti, prevedendo strumenti di sostegno e regole per la gestione dei conti pubblici.
Buoni Pasto
Gennaio 07, 2026
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ULTIMI ARTICOLI
Marzo 16, 2026
Welfare Aziendale
Sostenibilità aziendale: quando il welfare diventa strategia
Ormai da tempo la sostenibilità è diventata uno dei principali criteri per valutare la solidità di un’impresa nel lungo periodo. Il concetto stesso di sostenibilità è andato ben oltre quello di impatto ambientale o di responsabilità sociale, trasformandosi progressivamente in una vera e propria strategia di gestione, capace di incidere sul modo in cui un’azienda crea valore, costruisce relazioni e affronta il futuro.
A rotazione, anche il welfare aziendale ha assunto un ruolo sempre più centrale. Per anni è stato interpretato soprattutto in chiave assistenzialista, come un insieme di benefit o servizi destinati ai dipendenti. Oggi è diventato uno strumento più strutturato e proattivo, con effetti diretti sul benessere delle persone, sull’inclusione e sulla qualità del lavoro. Quando viene progettato in modo coerente con gli obiettivi di sostenibilità, il cerchio si chiude e diventa una leva strategica capace di rafforzare competitività, reputazione e valore nel tempo.
Sostenibilità d’impresa e strategie ESG
Il welfare aziendale come leva di sostenibilità
Quando il welfare diventa "green"
Integrare davvero il welfare nella strategia aziendale
Un investimento per il futuro delle imprese
Sostenibilità d’impresa e strategie ESG
La sostenibilità aziendale è la capacità di un’organizzazione di generare valore nel tempo bilanciando i risultati economici con l’impatto ambientale e la responsabilità sociale. Un approccio sintetizzato nelle strategie ESG (Environmental, Social, Governance), che offrono un quadro strutturato per tradurre la sostenibilità in obiettivi misurabili e pratiche concrete.
La dimensione ambientale riguarda la gestione delle risorse e la riduzione degli impatti sul pianeta. La componente sociale comprende aspetti come salute, sicurezza, inclusione, benessere e diritti delle persone che lavorano in azienda. La governance, invece, riguarda trasparenza, etica e qualità dei processi decisionali.
Per un’impresa sostenibile non basta dichiarare di avere dei principi, questi devono entrare nella cultura organizzativa, nel modello di business e nelle politiche interne. In questa prospettiva il welfare aziendale è uno degli strumenti più immediati per tradurre la sostenibilità in azioni concrete.
Il welfare aziendale come leva di sostenibilità
Il welfare aziendale comprende l’insieme di iniziative, servizi e benefit pensati per migliorare la qualità della vita delle persone che lavorano in azienda e, spesso, anche delle loro famiglie.
Il suo contributo alla sostenibilità è duplice. Da un lato sostiene il benessere individuale e collettivo, offrendo strumenti utili per affrontare bisogni concreti: conciliazione tra lavoro e vita privata, supporto alla genitorialità, salute e prevenzione, assistenza alle persone fragili. Dall’altro rafforza la capacità dell’organizzazione di attrarre, motivare e trattenere talenti.
In chiave ESG il welfare si colloca principalmente nella dimensione sociale, ma ha connessioni anche con gli altri due pilastri. Alcune scelte di welfare, ad esempio, possono contribuire alla sostenibilità ambientale – pensiamo alla mobilità sostenibile o al lavoro da remoto ben organizzato – mentre una governance chiara del welfare richiede regole trasparenti, criteri equi di accesso e strumenti di misurazione dell’impatto.
In questo senso il welfare può essere visto come un acceleratore di sostenibilità: trasforma l’attenzione verso le persone in un sistema strutturato che migliora il clima organizzativo, riduce rischi come turnover e stress lavoro-correlato e rafforza la capacità competitiva dell’impresa.
Quando il welfare diventa “green”
Da questa evoluzione delle politiche di sostenibilità nasce anche un nuovo modo di intendere il welfare aziendale, definito green welfare.
Con questa espressione si indicano tutte quelle iniziative di welfare capaci di contribuire anche a obiettivi ambientali, orientando comportamenti quotidiani più sostenibili. Tra gli esempi più diffusi ci sono gli incentivi all’uso del trasporto pubblico o della mobilità dolce, attraverso rimborsi e convenzioni, oppure l’adozione di modalità di lavoro flessibili, come settimane corte o piani di smart working strutturato che riducano la necessità di spostamenti.
Anche il quadro normativo sta progressivamente riconoscendo queste soluzioni. L’Agenzia delle Entrate, recentemente, ha chiarito che la concessione ai dipendenti di biciclette a pedalata assistita (e-bike) per il tragitto casa-lavoro può rientrare tra le iniziative di welfare aziendale, se inserita in un piano organizzato dall’impresa. L’obiettivo è incentivare forme di mobilità alternative ai mezzi a combustione, con benefici sia ambientali sia per la salute delle persone. Riduce gli spostamenti inutili, migliora la gestione del tempo e promuove abitudini salutari.
Integrare davvero il welfare nella strategia aziendale
Perché il welfare contribuisca davvero alla sostenibilità non basta introdurre qualche iniziativa isolata: è necessario inserirlo in una strategia coerente e strutturata. Qui entrano in gioco i partner specializzati come Day che sappiano accompagnare le aziende in questo percorso.
Il primo passo è comprendere i bisogni dei dipendenti attraverso analisi interne, sondaggi e interpretazione dei dati HR, così da definire servizi utili e calati nel contesto. Il secondo passo è integrare il welfare con gli obiettivi ESG dell’organizzazione, ad esempio migliorando il benessere organizzativo, promuovendo inclusione e diversità o riducendo l’impatto ambientale degli spostamenti casa-lavoro.
È fondamentale stabilire una governance chiara: definire ruoli, budget, criteri di accesso e modalità di comunicazione in maniera trasparente e condivisa. Infine, occorre misurare l’impatto delle iniziative con indicatori concreti, come il livello di uso dei servizi, la soddisfazione dei dipendenti, la riduzione del turnover o la partecipazione ai programmi di prevenzione.
Dati tutti questi elementi, il welfare non è più un insieme di benefit occasionali, ma diventa parte integrante della cultura aziendale. Quello che fa Day è supportare le imprese nella progettazione di piani di welfare personalizzati, pensati a partire dai bisogni delle persone e gestiti attraverso piattaforme digitali semplici e intuitive, che rendono più efficiente sia la gestione del piano sia l’esperienza dei dipendenti.
Un investimento per il futuro delle imprese
Un welfare progettato in chiave sostenibile produce vantaggi tangibili. All’interno dell’organizzazione migliora il clima, rafforza il senso di appartenenza e aumenta l’engagement delle persone. Questo si traduce spesso in maggiore produttività, minore turnover e minori costi legati alla sostituzione del personale.
Sul piano esterno, invece, un welfare coerente con i principi ESG rafforza la reputazione dell’impresa e il suo employer branding, rendendola più attrattiva per talenti, clienti e partner.
In un contesto in cui stakeholder e investitori chiedono maggiore trasparenza, inoltre, avere politiche di welfare strutturate e misurabili aiuta le aziende a rispondere in modo credibile a queste aspettative, a dimostrare nei fatti il proprio impegno nella sostenibilità.
Marzo 09, 2026
Welfare Aziendale
Nomadi digitali: lavoro senza confini, nuove sfide per il welfare
I nomadi digitali sono professionisti che svolgono la propria attività lavorativa interamente online, senza il vincolo di una sede fisica stabile, scegliendo di spostarsi tra città o paesi diversi. Il fenomeno nasce ben prima della pandemia, ma l’accelerazione della trasformazione digitale e dello smart working gli ha dato una dimensione strutturale globale.
La categoria è molto ampia: oltre ai freelance che lavorano nel tech, include consulenti, sviluppatori, creativi, professionisti della comunicazione e del marketing, project manager, formatori, ma anche lavoratori subordinati che operano in full remote per aziende nazionali o multinazionali. Spesso si tratta di figure ad alta qualificazione, con competenze digitali e linguistiche avanzate, che lavorano per mercati internazionali pur scegliendo di vivere in contesti diversi da quelli dell’azienda o dei clienti.
L’elemento distintivo è la mobilità geografica resa possibile dalla digitalizzazione, non tanto la tipologia o l’orario di lavoro. A differenza del lavoro agile svolto prevalentemente a casa propria, il nomadismo digitale implica una scelta consapevole di spostamento e di permanenza temporanea in territori differenti, anche per periodi medio-lunghi.
Se il lavoro diventa indipendente dal luogo, il luogo si trasforma in una scelta precisa, dettata da tante variabili: qualità e costo della vita, servizi disponibili, infrastrutture digitali, fiscalità e opportunità di networking. Il nomade digitale non è un semplice "lavoratore a distanza", ma un professionista che integra mobilità, tecnologia e progettualità personale in un unico modello di vita e di lavoro.
Il nomadismo digitale come fenomeno globale
La questione normativa e fiscale
Un'opportunità per i territori
Cosa cambia per le imprese e il welfare aziendale
Il nomadismo digitale come fenomeno globale
Un recente approfondimento del Messaggero ha ripreso i dati del "Quarto Rapporto sul Nomadismo Digitale in Italia", realizzato dall’Associazione Italiana Nomadi Digitali con l’Università Ca' Foscari di Venezia. Dal quadro che emerge, il nomadismo digitale non è più un fenomeno marginale o legato esclusivamente alla fase immediatamente post-pandemica, ma una componente stabile del mercato del lavoro globale.
Le stime, elaborate anche sulla base di modelli adottati in paesi come Spagna ed Estonia, mostrano una forte discrepanza tra i lavoratori effettivamente presenti e quelli formalmente tracciati. In Italia mancano ancora dati ufficiali certi, con una forbice molto ampia tra le presenze registrate amministrativamente e dimensione reale del fenomeno.
La questione normativa e fiscale
Il nodo centrale riguarda il potenziale non intercettato. In assenza di strumenti normativi e amministrativi adeguati, molti lavoratori da remoto che soggiornano o operano stabilmente in Italia non sono evasori, ma restano fuori dal perimetro fiscale e contributivo nazionale.
Questo comporta una doppia criticità: da un lato c’è una perdita di gettito potenziale, dall’altro una mancata integrazione nel sistema di protezione sociale. Se il lavoro è svolto sul territorio, ma non viene regolato di conseguenza, si crea una zona grigia che indebolisce sia il sistema fiscale che quello previdenziale.
Il collegamento con il welfare è diretto. Regolarizzare il lavoro da remoto significa garantire accesso a tutele e diritti: copertura previdenziale, assistenza sanitaria, protezione in caso di malattia o maternità, contribuzione pensionistica.
Un sistema chiaro, digitale e semplificato permetterebbe di associare al prelievo fiscale un accesso trasparente ai servizi di welfare. La semplificazione, da tema amministrativo, diventa un presupposto per l’inclusione sociale di una nuova categoria di lavoratori mobili.
Un'opportunità per i territori
L’analisi evidenzia anche un cambiamento nelle preferenze dei nomadi digitali: mentre in passato le destinazioni più ambite erano soprattutto grandi città o mete turistiche, oggi cresce l’interesse per aree rurali e territori meno centrali, scelti per la qualità della vita, ritmi più sostenibili e un maggiore senso di comunità. Incidono anche il costo della vita più contenuto e la possibilità di lavorare in ambienti tranquilli, spesso a contatto con la natura, che favoriscono produttività e benessere personale.
Questa tendenza ha attirato l’attenzione delle istituzioni europee. Diversi programmi e progetti pilota stanno infatti esplorando il ruolo dei nomadi digitali come leva di sviluppo locale, soprattutto nelle aree interne caratterizzate da spopolamento, invecchiamento della popolazione e carenza di competenze digitali. L’arrivo di professionisti qualificati, spesso giovani, può portare nuova vitalità economica e culturale.
Anche perché, a differenza dei turisti, i nomadi digitali tendono a restare più a lungo e a inserirsi nella vita quotidiana delle comunità locali. Sono una presenza economica più stabile: affitti di medio periodo, utilizzo continuativo dei servizi, consumo nei negozi e nei ristoranti del territorio. In alcuni casi contribuiscono anche a generare nuove opportunità per piccole imprese e artigiani.
Naturalmente, perché questo processo produca effetti positivi, serve un ecosistema adeguato e un welfare territoriale solido. Infrastrutture digitali affidabili, servizi sanitari e di mobilità efficienti, spazi di coworking e luoghi di socialità sono condizioni essenziali per attrarre e trattenere lavoratori da remoto. Non a caso diversi territori stanno sperimentando modelli di “villaggi per nomadi digitali”, che combinano connettività, spazi di lavoro condivisi e iniziative di integrazione con la comunità locale.
Cosa cambia per le imprese e il welfare aziendale
Il fenomeno interroga anche le aziende. Con la diffusione di modelli fully remote e organizzazioni più flessibili, il welfare aziendale è chiamato a evolvere: deve diventare più digitale, adattabile e vicino ai bisogni reali delle persone. Se il lavoro non è più legato a un luogo fisico, anche i servizi di welfare devono poter accompagnare i lavoratori dappertutto, gestiti in modo semplice attraverso piattaforme online.
Da pacchetto standard, il welfare diventa un sistema di soluzioni personalizzabili, capace di seguire i diversi modi di lavorare e di vivere. È la prospettiva con cui Day sviluppa le proprie soluzioni: strumenti digitali, flessibili e modulabili, pensati per funzionare anche a distanza e per semplificare la gestione sia per chi ne usufruisce sia per gli HR.
Ad esempio, i buoni pasto Up Day possono essere utilizzati anche in smart working e permettono ai lavoratori di accedere a una pausa pranzo di qualità ovunque si trovino, spesso scegliendo ristoranti e attività del territorio, incluse realtà locali e a km zero. Un modo per sostenere al tempo stesso il benessere della persona e l’economia dei luoghi in cui vive o si sposta.
Allo stesso modo i buoni acquisto Cadhoc di Day sono uno strumento flessibile che può adattarsi alle esigenze di chi lavora da remoto o si muove tra città diverse: dall’acquisto di carburante ai libri, fino ai beni e servizi utili nel quotidiano. Un incentivo semplice da utilizzare, che lascia alle persone la libertà di scegliere ciò di cui hanno realmente bisogno.
Quando il welfare viene progettato in modo strutturato, può andare anche oltre. Attraverso piattaforme e servizi digitali come quelli sviluppati da Day, le aziende possono costruire piani di welfare che accompagnano i lavoratori anche fuori dall’ufficio, mettendo a disposizione servizi per la famiglia, il tempo libero, la salute, la crescita personale e la previdenza. In questo modo il welfare diventa anche uno strumento di connessione con i territori, creando reti di servizi e partner locali che generano valore sia per i lavoratori sia per le comunità.
Se il lavoro si libera dai modelli tradizionali, il welfare deve seguirlo. Il nomadismo digitale è uno dei segnali più evidenti di questa trasformazione: cambia il modo di lavorare, di organizzare la vita quotidiana e, di conseguenza, di costruire sistemi di benessere per le persone. In questo contesto, soluzioni digitali e flessibili come quelle sviluppate da Day permettono alle aziende di restare vicine ai propri dipendenti, ovunque si trovino.
Marzo 02, 2026
Welfare Aziendale
Il lavoro da donna in Italia: sfide, ostacoli e il futuro da costruire
Se sei una donna che lavora in Italia, sai quanto possa essere difficile conciliare lavoro, carriera e vita familiare: i numeri lo confermano. Un po’ maratona, un po’ percorso a ostacoli, dove molte porte sono aperte a metà, mentre altre restano direttamente chiuse.
Secondo l’ISTAT, oggi solo una donna su due è occupata, molto meno rispetto agli uomini e alla media europea. E anche a parità di ruolo e qualifiche, le donne continuano mediamente a guadagnare meno degli uomini.
È il cosiddetto gender gap e non riguarda solo l’accesso al lavoro, ma anche le opportunità di crescita e la stabilità economica: salari più bassi e carriere più discontinue espongono molte donne a una vulnerabilità finanziaria nel lungo periodo, una condizione che viene definita gender poor.
La maratona invisibile: il peso del lavoro di cura quotidiano
Innovazione a metà: il divario nei settori STEM
Il Welfare Aziendale, una soluzione per ridurre il gender gap
La maratona invisibile: il peso del lavoro di cura quotidiano
Il problema non è solo economico. In Italia, le donne continuano a farsi carico della maggior parte del lavoro di cura non retribuito, dedicando gran parte della giornata alle questioni familiari. Oltre l’80% se ne occupa ogni giorno, contro appena il 20% degli uomini.
Sono la parte più schiacciata della famosa generazione sandwich: devono prendersi cura dei figli piccoli e, allo stesso tempo, dei genitori anziani o di familiari bisognosi di assistenza. Conciliare scuola e attività extra-scolastiche dei figli, visite mediche dei bambini e dei nonni e gli imprevisti quotidiani con un lavoro stabile, la carriera o il tempo per aggiornarsi professionalmente diventa una vera sfida.
Anche chi ha un titolo di studio elevato spesso fatica a trasformare l’istruzione in opportunità concrete di lavoro o di crescita.
Innovazione a metà: il divario nei settori STEM
Il gender gap si fa sentire anche nei settori che dovrebbero rappresentare il futuro. Nei percorsi STEM – scienza, tecnologia, ingegneria e matematica – le donne sono ancora meno numerose e la loro presenza si assottiglia ulteriormente quando si passa dai ruoli tecnici a quelli decisionali e manageriali.
Questo significa che nei luoghi in cui si progettano le nuove tecnologie – piattaforme digitali, sistemi automatizzati, strumenti di intelligenza artificiale – le prospettive femminili rischiano di essere poco rappresentate. E quando mancano punti di vista diversi, l’innovazione finisce per essere meno inclusiva.
Il tema è particolarmente delicato nello sviluppo dell’intelligenza artificiale: gli algoritmi apprendono dai dati e riflettono le scelte di chi li programma. Se i team non sono equilibrati, il rischio è quello di replicare, anche involontariamente, stereotipi e disuguaglianze già presenti nella società.
La questione da occupazionale diventa culturale: chi costruisce il futuro digitale contribuisce anche a definirne le regole.
Il Welfare Aziendale, una soluzione per ridurre il gender gap
In questo scenario, le aziende hanno un ruolo concreto nella riduzione del divario di genere. Oltre a politiche di governance e inclusione, possono offrire strumenti concreti per aiutare le lavoratrici a conciliare lavoro, carriera e vita familiare, attraverso flessibilità e servizi mirati.
La piattaforma welfare di Day, utilizzata internamente e proposta alle aziende clienti, mette a disposizione rimborsi per attività scolastiche ed extra-scolastiche, supporto di baby-sitter e educatori, percorsi per bambini con bisogni speciali e assistenza medica a domicilio in caso di emergenze. Offre inoltre percorsi di stimolazione educativa, video consulti e corsi su gravidanza, salute e sviluppo dei figli, consulenze psicologiche e strumenti per affrontare temi attuali come cyberbullismo o benessere digitale.
Non mancano opportunità di crescita personale e professionale: corsi online accessibili in qualsiasi momento permettono di aggiornarsi, strumenti di orientamento aiutano a conoscere bonus e agevolazioni pubbliche, e percorsi specifici guidano nella gestione del carico familiare. In questo modo le lavoratrici possono tenere insieme vita privata e lavoro, crescere professionalmente e ritagliarsi spazi per sé, contribuendo concretamente a ridurre le disparità di genere.
Febbraio 23, 2026
Welfare Aziendale
Comuni italiani, la sfida dell’attrattività: perché il welfare può fare la differenza
Negli ultimi anni i Comuni italiani hanno visto diminuire in modo significativo il numero dei dipendenti. I dati del Conto annuale della Ragioneria generale dello Stato, analizzati da IFEL nel Rapporto Il personale dei Comuni italiani – Edizione 2025, mostrano che si è passati da oltre 479 mila lavoratori nel 2007 a poco più di 341 mila nel 2023: quasi il 29% in meno. Nel 2024 si registra un piccolo segnale di ripresa, ma la situazione resta delicata.
Non è solo una questione di pensionamenti: negli ultimi anni sempre più persone scelgono di lasciare volontariamente il Comune e dal 2022 le dimissioni hanno superato le uscite per età. Le previsioni indicano che nei prossimi sette anni potrebbero andare via circa 165 mila persone, quasi un dipendente su due rispetto a quelli oggi in servizio. Considerando che i Comuni gestiscono servizi fondamentali per i cittadini e una quota importante degli investimenti pubblici, perdere così tante competenze è un bel problema.
Perché si entra (e perché si pensa di uscire)
La PA di fronte a una sfida generazionale
Il contributo di Day: rafforzare il Total Reward nella PA
Perché si entra (e perché si pensa di uscire)
L'indagine 2025 "Lavorare in comune. Attrarre, assumere e valorizzare il personale", realizzata da IFEL su quasi 6.700 dipendenti, racconta cosa spinge a scegliere il Comune come datore di lavoro.
A fare la differenza, prima di tutto, sono la stabilità del posto, la possibilità di conciliare meglio lavoro e vita privata e la sicurezza di uno stipendio puntuale. Il "posto fisso" continua ad avere un valore, soprattutto per donne e giovani. Accanto a questo c’è anche una motivazione ideale: lavorare per la propria comunità, contribuire al bene comune, sentirsi parte attiva del territorio.
Il punto è che ciò che convince a entrare non sempre basta a restare. Quando si pensa di cambiare, pesano soprattutto gli aspetti economici: stipendi percepiti come poco competitivi e benefit accessori limitati. Un operatore comunale guadagna in media poco più di 23 mila euro lordi l’anno, mentre in altri comparti pubblici si arriva facilmente a 28–30 mila euro. A questo si aggiungono prospettive di crescita non sempre chiare, burocrazia, carichi di lavoro elevati e criticità organizzative.
In altre parole: si sceglie il Comune per la sicurezza, ma si guarda altrove quando si cercano opportunità, riconoscimento e sviluppo professionale.
La PA di fronte a una sfida generazionale
Per chi oggi entra nel mondo del lavoro, la sicurezza del contratto non basta da sola. Le nuove generazioni cercano possibilità di crescita, occasioni di formazione continua, capi capaci di guidare e ascoltare, ambienti collaborativi e strumenti che migliorino davvero la qualità della vita. Il "posto fisso" non ha perso completamente valore, ma non è più l’unico criterio di scelta: contano il percorso, le competenze che si acquisiscono, le prospettive future.
Se la Pubblica Amministrazione vuole essere competitiva anche per i talenti più giovani, deve ampliare la propria proposta. Non solo concorsi e stabilità, ma percorsi di carriera chiari, investimenti nelle competenze digitali, organizzazioni meno rigide e una reale attenzione alla valorizzazione delle persone. Aumentare gli stipendi non è sempre semplice, soprattutto in presenza di vincoli di bilancio. Ma esistono strumenti complementari che possono rafforzare la motivazione e incidere concretamente sul potere d’acquisto, rendendo l’offerta complessiva più attrattiva.
Il contributo di Day: rafforzare il Total Reward nella PA
In un momento in cui i Comuni faticano a trattenere competenze e ad attrarre nuove professionalità, facendo i conti con risorse limitate e aspettative crescenti, il welfare può diventare una risposta concreta e immediata. Non è solo una voce tecnica di bilancio, ma uno strumento per dimostrare un’attenzione reale verso chi ogni giorno garantisce servizi ai cittadini e per ripensare il modo in cui l’ente si prende cura delle proprie persone.
Buoni pasto, buoni acquisto e piani di welfare strutturati possono avere un impatto tangibile sulla quotidianità: alleggeriscono le spese familiari, sostengono i consumi essenziali e possono aprire opportunità sul piano culturale, formativo e dello sviluppo personale. Quando gli spazi per intervenire sugli stipendi sono limitati, queste soluzioni rappresentano una leva concreta per rafforzare il potere d’acquisto e rendere visibile l’impegno dell’organizzazione verso i propri dipendenti.
Tra le soluzioni più adottate dagli Enti Pubblici ci sono i buoni acquisto: strumenti semplici da gestire, utilizzabili nel rispetto dell’art. 51 del TUIR sui fringe benefit e quindi con vantaggi fiscali e contributivi per il dipendente entro i limiti previsti dalla legge. I Buoni Acquisto Cadhoc di Day, disponibili in formato digitale o cartaceo, possono essere spesi in oltre 35.000 punti vendita e online, dalla spesa al carburante, dai libri alla moda. In pratica, un aiuto diretto al bilancio familiare, facile da distribuire e con una gestione amministrativa snella per l’ente.
Accanto ai buoni acquisto, esistono piattaforme di welfare che permettono di offrire servizi e benefit più personalizzati, adattabili alle diverse esigenze: famiglia, formazione, tempo libero. Sono strumenti che non sostituiscono lo stipendio, ma lo affiancano, rafforzando il potere d’acquisto e ampliando l’offerta complessiva.
Integrare il welfare nella gestione del personale significa ampliare la proposta di valore della Pubblica Amministrazione. I risultati dell’indagine di IFEL evidenziano che le persone chiedono riconoscimento, prospettive e una migliore qualità dell’esperienza lavorativa. Rispondere a queste aspettative con strumenti coerenti e strutturati è una delle condizioni per rendere i Comuni più attrattivi e più solidi nel tempo.
Febbraio 16, 2026
Buoni Pasto
Il buono pasto tra normative e uso quotidiano: più equilibrio tra lavoro, spesa e territorio
Negli ultimi due anni il mondo dei buoni pasto ha iniziato a cambiare volto. Alcuni interventi normativi, introdotti in momenti differenti e con finalità distinte, stanno producendo effetti concreti sul mercato e sulle modalità di utilizzo da parte dei lavoratori.
Da una parte c’è il decreto dello scorso anno che ha fissato al 5% il tetto massimo alle commissioni applicabili agli esercenti (Legge n. 193/2024); dall’altra, più recente, l’innalzamento a 10 euro del valore defiscalizzato del buono pasto elettronico (Legge n. 199/2025).
Due misure autonome che, osservate insieme, aiutano a leggere l’evoluzione del buono pasto: uno strumento di welfare aziendale che oggi incide anche sulle dinamiche commerciali e sul potere d’acquisto delle persone.
Commissioni al 5%: un nuovo equilibrio per il mercato
Piccoli esercenti e commercio di prossimità: nuove opportunità
L'ingresso dei discount: una novità rilevante
Gli effetti sul potere d’acquisto
Commissioni al 5%: un nuovo equilibrio per il mercato
Per molti anni, uno dei fattori che ha influenzato la diffusione dei buoni pasto è stato il livello delle commissioni applicate agli esercenti, variabili a seconda del tipo di attività e degli accordi commerciali.
L’introduzione di un tetto massimo del 5%, uguale per tutti, ha portato maggiore uniformità e prevedibilità nel sistema: oggi gli esercenti sanno di poter fare affidamento su questo parametro fissato per legge e alcune categorie che prima restavano fuori dal circuito trovano ora più conveniente parteciparvi.
Non si tratta di un cambiamento immediato o uniforme, ma di un processo che sta gradualmente ampliando la rete degli esercizi convenzionati.
Piccoli esercenti e commercio di prossimità: nuove opportunità
Ad esempio, il nuovo quadro normativo, sembra favorire i piccoli negozi di vicinato: alimentari, gastronomie, forni e negozi specializzati.
Per questi esercizi, la riduzione delle commissioni può rendere più semplice e conveniente accettare i buoni pasto, integrandoli tra le modalità di pagamento abituali. In questo modo, i lavoratori trovano più punti di riferimento nel loro quartiere e nella zona attorno al posto di lavoro, rafforzando i legami tra consumatori e territorio.
Con l’allargamento progressivo dell’uso dei buoni pasto nei piccoli esercizi di prossimità, si va sempre più incontro agli obiettivi di km zero, sostenibilità e sostegno all’economia locale, favorendo acquisti più frequenti e distribuiti sul territorio e rendendo più concreto il valore quotidiano del buono pasto.
È una direzione che Day, come Società Benefit, sostiene da tempo: promuovere un utilizzo del welfare che crei valore ambientale e sociale, rafforzando il legame tra lavoratori, comunità e territorio.
L’ingresso dei discount: una novità rilevante
Ma uno degli effetti più evidenti del nuovo assetto normativo è stato l’ingresso – o il rafforzamento – dei discount alimentari nel circuito dei buoni pasto.
È un cambiamento importante, perché i discount raggiungono una fascia di consumatori molto ampia, con prezzi mediamente più contenuti, prodotti di marche meno conosciute e un’attenzione costante al rapporto qualità-prezzo.
Gli effetti sul potere d’acquisto
Nel contesto attuale, con un’attenzione crescente al costo della vita, l’aumento del valore nominale del buono pasto e la maggiore capillarità della rete degli esercenti convenzionati contribuiscono a rendere il buono uno strumento ancora più utile per i lavoratori.
La possibilità di utilizzarlo sia nei discount sia nei negozi di prossimità – spesso con prezzi più accessibili o filiere più corte – lo avvicina alle esigenze della spesa quotidiana, ottimizza il valore sullo scontrino senza cambiare la sua funzione di welfare.
In questo senso, il buono pasto conferma la capacità di adattarsi ai cambiamenti economici e sociali: l’allargamento della rete e l’adeguamento del valore defiscalizzato non stravolgono il passato, ma ne segnano un’evoluzione graduale, fatta di nuovi equilibri tra lavoro, consumi e territorio.
Febbraio 09, 2026
News
Day agli eventi trasforma ogni incontro in un gesto concreto
L’anno è iniziato da poco, ma una cosa è già certa: nei prossimi mesi Day parteciperà a molti eventi in giro per l’Italia. Occasioni diverse, contesti diversi, ma un elemento comune: l’incontro dal vivo con persone, aziende, partner e clienti dei nostri servizi. Momenti preziosi di confronto, divulgazione e informazione, in cui raccontiamo chi siamo e cosa facciamo.
Essere presenti agli eventi per noi significa prima di tutto creare relazioni. Ascoltare, condividere esperienze, fare informazione e contribuire alla diffusione di una cultura del lavoro e del welfare più consapevole. Come Società Benefit, però, sentiamo che la nostra presenza non può fermarsi allo scambio di contenuti o alla condivisione di competenze: vogliamo lasciare un impatto concreto sul territorio.
Lasciare una traccia concreta
Da questa idea nasce l’iniziativa di solidarietà che accompagnerà Day per tutto l’anno: ogni volta che partecipiamo a un evento, trasformiamo la nostra presenza in un gesto concreto, una donazione collettiva.
Quando ci incontrerai a un evento — sui nostri desk, durante gli interventi o negli spazi di incontro — potrai partecipare in modo semplice: troverai una cartolina con un QR Code per votare una delle associazioni che sosteniamo, quattro realtà selezionate tra quelle con cui già collaboriamo e attive in ambiti diversi e fondamentali: aiuto alimentare, cultura, famiglia e salute dei bambini.
Partecipare è facile e alla portata di tutti: 1 persona = 1 voto = 1 euro in più. Ogni voto fa crescere la donazione complessiva, perché crediamo che il coinvolgimento sia già di per sé un valore e contribuisca concretamente al progetto. A fine anno l’associazione più votata riceverà la donazione.
Le associazioni coinvolte
Queste sono le quattro realtà che potrai scegliere di sostenere con il tuo voto:
Banco Alimentare recupera e distribuisce le eccedenze alimentari per aiutare chi è in difficoltà, promuovendo la lotta alla fame, alla povertà e allo spreco alimentare. Day supporta l’iniziativa con la spesa solidale: è possibile donare box di cibo tramite i buoni pasto elettronici, con Day che ne cura la consegna.
Equi-Libristi svolge la sua attività nel territorio di Bologna e provincia, recuperando gratuitamente i libri destinati al macero a domicilio, per rimetterli in circolazione e redistribuirli. Day promuove il progetto #JustRead, che ha l’obiettivo di garantire l’accesso alla lettura a una larga parte della popolazione locale e favorire la creazione di legami sociali
L’Albero della Vita aiuta famiglie e bambini in difficoltà, garantendo protezione, educazione e crescita in Italia e nel mondo. Day ha finanziato il progetto triennale "Per un affido in più", aiutando a trovare, formare e sostenere famiglie affidatarie e ragazzi affidati.
Ageop si prende cura dei bambini malati di tumore e delle loro famiglie, offrendo accoglienza, supporto e assistenza durante tutto il percorso di cura e sostenendo la ricerca scientifica contro il cancro infantile. Day supporta Ageop con Zerovirgola, l’iniziativa che consente ai dipendenti di donare i centesimi dopo la virgola del proprio stipendio.
Un gesto semplice che genera impatto
Durante l’anno raccoglieremo i voti in tutti gli eventi a cui prenderemo parte. A fine anno, l’associazione più votata riceverà la donazione, come risultato di un percorso condiviso fatto di incontri, scelte e piccoli gesti che, messi insieme, generano un impatto reale.
Questa iniziativa racconta bene il modo in cui intendiamo il nostro ruolo: essere presenti, creare relazioni e restituire valore. Non solo parlare di sostenibilità e responsabilità sociale, ma praticarle, passo dopo passo, evento dopo evento.
Insieme, per fare la differenza.
Febbraio 02, 2026
News
Smart Spending: spendere meglio, non di più
Negli ultimi anni i prezzi hanno corso veloci, erodendo il potere d'acquisto di famiglie e lavoratori. Dopo il picco del 2022, con un’inflazione all'8,1%, gli aumenti hanno rallentato, ma continuano a farsi sentire. Fare la spesa, pagare bollette o pianificare investimenti è diventato più impegnativo, e spesso le risorse disponibili non bastano a coprire tutto ciò che serve. Anche le imprese devono fare i conti con costi crescenti per energia, materie prime e servizi.
È in questo scenario che entra in gioco lo smart spending: imparare a spendere meglio, senza tagli forzati e senza rinunciare alla qualità. Significa usare le risorse con attenzione, valorizzare ogni euro e trasformare le spese in opportunità che portano benefici concreti – per le persone, per le imprese e per la collettività.
Cosa significa davvero smart spending
I principi dello smart spending
Lo smart spending con Day
Smart spending, una scelta che guarda al futuro
Cosa significa davvero smart spending
A differenza del semplice "risparmiare", lo smart spending punta sulla qualità e sulla sostenibilità delle scelte. È un atteggiamento che porta a privilegiare ciò che dura nel tempo, a distinguere i bisogni reali dai desideri momentanei e a considerare l’impatto ambientale e sociale delle proprie decisioni di acquisto.
Non si tratta di tagli indiscriminati o rinunce forzate, come avviene nello spending cut, ma di allocare le risorse in modo strategico, scegliendo ciò che genera valore reale e benefici duraturi. Spendere in modo intelligente significa trasformare ogni scelta in un investimento: prodotti più resistenti, pratiche sostenibili e servizi utili diventano strumenti per ottenere vantaggi concreti, non solo per chi spende, ma anche per le persone e la collettività nel lungo periodo.
I principi dello smart spending
Lo smart spending si fonda su alcuni principi chiave che guidano le scelte quotidiane: dare priorità a ciò che conta davvero, investire in qualità più che in quantità scegliendo beni e servizi durevoli, monitorare con consapevolezza le spese per ridurre ciò che è superfluo e valutare sempre la sostenibilità, l’impatto sociale e ambientale delle proprie decisioni. Senza dimenticare l’innovazione: sfruttare strumenti digitali per ottimizzare i costi e rendere più semplici i pagamenti.
Questi principi possono essere applicati a diversi livelli. A livello personale, significa gestire il bilancio familiare con attenzione, facendo acquisti più intelligenti e risparmiando senza rinunciare alla qualità. In ambito aziendale, si traduce in investimenti mirati in formazione, tecnologie e welfare, che generano un ritorno concreto nel medio-lungo periodo. Infine, a livello pubblico e sociale, adottare pratiche di spesa consapevole significa orientare le politiche verso il benessere collettivo, migliorando l’efficienza dei servizi e riducendo gli sprechi.
Lo smart spending con Day
Lo smart spending trova un'applicazione pratica anche nel welfare aziendale e nei servizi e nelle soluzioni che Day mette a disposizione dei clienti. Per le persone, i buoni pasto e i buoni acquisto – spendibili non solo per la spesa, ma anche per cultura, benessere e tempo libero – rappresentano più di una semplice integrazione al reddito: aiutano a valorizzare ogni scelta di spesa, stimolando acquisti più consapevoli.
Per le aziende, significa costruire insieme a Day piani di welfare su misura, pensati per far fruttare al massimo le risorse disponibili e aumentare motivazione, produttività e soddisfazione dei collaboratori. Le soluzioni digitali e l’integrazione in wallet rendono tutto semplice, sostenibile e trasparente: dalla gestione dei buoni alla tracciabilità delle spese, è più facile avere una visione completa e ottimizzare le risorse.
Così, Day traduce i principi dello smart spending in azioni concrete. Ogni scelta, quotidiana o aziendale, diventa un’opportunità di valore reale e duraturo, capace di generare benefici concreti per le persone, per le aziende e per la collettività.
Smart spending: una scelta che guarda al futuro
Lo smart spending è prima di tutto un mindset: significa gestire le proprie risorse con attenzione, orientandole verso ciò che genera valore reale e benessere duraturo. Ridurre gli sprechi, fare scelte ponderate e usare il denaro in modo più efficace sono tutti modi concreti per applicarlo.
In un mondo in cui le risorse sono sempre più limitate, spendere meglio non è solo una buona abitudine: è una scelta sostenibile e efficiente, un investimento nel futuro, per sé stessi, per le aziende e per la collettività.
Gennaio 26, 2026
Gestione Risorse Umane
Lavoro ibrido: cos’è e come introdurlo efficacemente in azienda
Negli ultimi anni il mondo del lavoro ha vissuto una trasformazione profonda, accelerata dall’emergenza sanitaria globale del Covid-19 e dalla diffusione delle tecnologie digitali. Se prima lo smart working era considerato un’eccezione o un privilegio riservato a pochi settori, oggi il lavoro ibrido è diventato un modello sempre più adottato dalle aziende che vogliono coniugare produttività, benessere dei dipendenti e attrattività sul mercato. Questo approccio non si limita a un semplice "lavorare da casa", ma richiede una strategia strutturata e una cultura aziendale capace di sostenerlo.
Che cos’è il lavoro ibrido?
Quali sono i vantaggi del lavoro ibrido per aziende e lavoratori?
Come introdurre efficacemente il lavoro ibrido in azienda?
Possibili criticità del lavoro ibrido e come superarle
Qual è la differenza tra lavoro ibrido e smart working?
Le basi per un lavoro ibrido efficiente e produttivo
Che cos’è il lavoro ibrido?
Il lavoro ibrido è un modello organizzativo che combina la presenza fisica in ufficio con il lavoro da remoto. Non esiste una formula universale: alcune aziende stabiliscono giornate fisse in ufficio e altre da casa, altre lasciano maggiore autonomia ai dipendenti, altre ancora differenziano in base a ruoli e responsabilità.
La caratteristica principale è la flessibilità: il lavoratore può gestire parte della propria attività in ambienti fisici diversi, sfruttando strumenti digitali e processi che garantiscono continuità operativa e collaborazione.
Quali sono i vantaggi del lavoro ibrido per aziende e lavoratori?
Il lavoro ibrido comporta diversi vantaggi, sia per le aziende che per i lavoratori: vediamone insieme alcuni.
Per le aziende:
numerosi studi dimostrano che la possibilità di alternare casa e ufficio migliora la concentrazione e riduce le interruzioni, portando quindi a un aumento della produttività;
minore necessità di spazi fisici permanenti e minori spese operative, quindi una riduzione generale dei costi,
le nuove generazioni considerano la flessibilità un criterio fondamentale nella scelta del datore di lavoro, l'impostazione di una modalità di lavoro ibrida tende ad attrarre talenti.
Per i lavoratori:
meno tempo sprecato negli spostamenti e maggiore possibilità di organizzare la propria giornata;
possibilità di scegliere gli ambienti più adatti a specifiche attività;
una gestione più equilibrata riduce lo stress e aumenta la soddisfazione professionale.
Come introdurre efficacemente il lavoro ibrido in azienda?
L'introduzione del lavoro ibrido non può essere improvvisata: servono linee guida chiare e un cambiamento culturale. Alcuni passi fondamentali:
Analizzare i bisogni: non tutti i ruoli sono uguali; serve un'analisi per capire quali attività possono essere svolte da remoto senza perdita di efficacia.
Definire una policy: stabilire regole comuni su orari, strumenti, momenti di collaborazione e gestione delle performance.
Investire in tecnologia: dotare i dipendenti di device sicuri e piattaforme digitali collaborative.
Formare i manager: guidare team ibridi richiede competenze nuove, come la leadership distribuita e la gestione dei risultati più che della presenza.
Monitorare e adattare: un modello ibrido deve essere costantemente valutato e aggiornato sulla base del feedback dei dipendenti e dei risultati aziendali.
Possibili criticità del lavoro ibrido e come superarle
Nonostante i vantaggi, il lavoro ibrido porta con sé alcune sfide:
Comunicazione frammentata: se non gestita, la distanza fisica può ridurre lo scambio di informazioni.
Una soluzione a questa problematica potrebbe essere la creazione di momenti di allineamento regolari e utilizzare piattaforme integrate.
Isolamento dei lavoratori: alcuni dipendenti possono sentirsi esclusi.
Proprio per questo motivo, promuovere attività di team building e incontri periodici in presenza può aiutarli a sentirsi parte di un team.
Difficoltà di valutazione: i manager abituati a misurare la produttività con la presenza rischiano di non sapere come valutare.
Una soluzione a questo potrebbe essere lo spostare il focus dai processi ai risultati.
Sicurezza informatica: più accessi da remoto significano più rischi.
Rafforzare le misure di cybersecurity e formare i dipendenti diventa fondamentale in caso di lavoro ibrido.
Qual è la differenza tra lavoro ibrido e smart working?
Spesso i termini “lavoro ibrido” e “smart working” vengono usati come sinonimi, ma hanno sfumature diverse:
Smart working: in Italia, indica un modello di lavoro agile, svincolato da luoghi e orari prefissati, basato su obiettivi e responsabilizzazione.
Lavoro ibrido: enfatizza invece la combinazione di due luoghi principali (ufficio e casa), mantenendo una certa struttura organizzativa.
In sintesi, lo smart working è più radicale e autonomo, mentre il lavoro ibrido rappresenta un compromesso bilanciato tra flessibilità e continuità.
Le basi per un lavoro ibrido efficiente e produttivo
Affinché il lavoro ibrido porti i risultati sperati all’azienda che lo consente, è necessario che alcuni aspetti basilari vengano impostati e seguiti sin dal principio. Vediamo insieme quali.
1. Una leadership inclusiva
Un aspetto centrale del successo del lavoro ibrido è la leadership inclusiva. I manager devono imparare a gestire persone che non vedono ogni giorno, costruendo fiducia attraverso:
trasparenza nella comunicazione;
obiettivi chiari e condivisi;
ascolto attivo dei bisogni individuali;
valorizzazione dei risultati piuttosto che del tempo speso.
Un leader che adotta questi principi trasforma il lavoro ibrido da potenziale problema a leva di crescita.
2. Tecnologia funzionale e indispensabile
Per funzionare, il lavoro ibrido deve poggiarsi su una solida infrastruttura tecnologica. Tra gli strumenti più importanti troviamo:
piattaforme di videoconferenza,
software di project management,
sistemi di messaggistica istantanea aziendale,
soluzioni cloud per la condivisione sicura dei file,
strumenti di monitoraggio delle performance.
La tecnologia deve essere intuitiva e accessibile, altrimenti rischia di diventare una barriera invece che un supporto.
3. Cultura aziendale di supporto
Il lavoro ibrido non è solo questione di tecnologia e regole, ma di cultura organizzativa. Per funzionare serve:
fiducia reciproca tra azienda e lavoratori,
un approccio orientato ai risultati,
attenzione al benessere e alla salute mentale,
politiche inclusive che non penalizzino chi lavora più spesso da remoto.
Il lavoro ibrido rappresenta una delle evoluzioni più significative del mondo del lavoro contemporaneo. È un modello che permette di unire il meglio della presenza fisica (collaborazione diretta, spirito di squadra, creatività spontanea) con i benefici del lavoro a distanza (flessibilità, concentrazione, riduzione degli spostamenti). Tuttavia, per introdurlo con successo, le aziende devono affrontarlo come un vero progetto di trasformazione: definire regole chiare, investire in tecnologia, formare i manager e, soprattutto, costruire una cultura basata sulla fiducia e sulla responsabilizzazione. Solo così il lavoro ibrido potrà diventare non una moda passeggera, ma una strategia duratura capace di portare vantaggi concreti a imprese e persone.
Gennaio 19, 2026
Buoni Pasto
Picnic solidali e social eating: convivialità e benessere in azienda
Condividere il pranzo fra colleghi è un’abitudine che migliora il clima di lavoro. Prima di tutto, è importante concedersi una vera pausa: prendersi il tempo per mangiare con calma, senza restare davanti al computer o continuare altre attività. Ma è ancora meglio quando il pasto diventa un momento in compagnia: sedersi insieme attorno a un tavolo permette di conoscersi meglio, favorisce la collaborazione e rafforza la fiducia reciproca.
Chi trasforma la pausa pranzo in un momento condiviso con i colleghi si dichiara in media più felice e più soddisfatto della propria vita, con effetti positivi anche sulla motivazione professionale. A confermarlo c’è una ricerca Censis-Camst, secondo cui oltre tre quarti degli intervistati vorrebbe avere più tempo da dedicare ai riti legati al cibo e allo stare insieme. Un segnale di quanto il pranzo resti un bisogno sociale profondo, anche nella frenesia della vita lavorativa.
Il social eating in Day: i picnic solidali
Come organizzare un evento Social Eating
Dal picnic solidale alla pausa quotidiana: il valore dei Buoni Day
Il social eating in Day: i picnic solidali
Prendersi cura del benessere dei dipendenti è la missione di Day, sia attraverso i servizi offerti alle aziende clienti che al suo interno. Per questo, in primavera e in autunno, vengono organizzati i picnic solidali: pause condivise tra colleghi, diverse dai pranzi e dalle cene tradizionali. Sono incontri informali all’aperto, in cui ciascuno porta qualcosa da condividere e che diventano occasioni per parlare dei progetti di solidarietà portati avanti durante l’anno.
Un esempio è il picnic nel Giardino pubblico Collina Meraville, organizzato proprio in quell’area per celebrare la piantumazione di 80 alberi — olmi, noci e cornioli, uno per ogni dipendente dell’HQ di Bologna dell’epoca — realizzata da Day insieme al Comune di Bologna e Avola Coop.
In un’altra occasione sono state presentate due realtà bolognesi sostenute da Day: Re-Use With Love, che promuove il riuso e l’economia circolare, ed Equi-Libristi (sostenuto anche dalla Fondation Upcoop), con il progetto #JustRead, una libreria itinerante che ridona vita ai libri salvati dal macero, portando cultura anche dove biblioteche e librerie non arrivano.
Nel picnic più recente, a settembre 2025, è stata ricordata l’Operazione ZeroVirgola, l’iniziativa di Up Coop ("Arrondi sur salaire") che consente ai dipendenti di donare i centesimi dello stipendio — o una quota fissa mensile — a due associazioni scelte collettivamente. All’evento ha partecipato Ageop, che sostiene i bambini malati di tumore e le loro famiglie: la coordinatrice Giada Oliva ha raccontato i progetti realizzati, dando concretezza al valore della solidarietà.
Così i picnic solidali diventano momenti di convivialità che rafforzano lo spirito di gruppo, ma anche degli spazi per riconoscere e condividere l’impegno di Day e dei suoi dipendenti a favore della comunità e del territorio.
Come organizzare un evento Social Eating
Organizzare un pranzo condiviso in azienda è più semplice di quanto sembri e può diventare un’esperienza molto piacevole e utile per il team. Basta scegliere uno spazio all’aperto, come un parco vicino all’ufficio o un’area verde condominiale, stendere un telo sull’erba e lasciare che ognuno porti qualcosa da condividere: un piatto cucinato in casa o comprato, un dolce o della frutta di stagione.
Per coordinare meglio quantità e varietà, può essere utile un file condiviso dove ciascuno comunica in anticipo cosa intende portare. Per un picnic ben organizzato servono poi tavoli di appoggio, bicchieri, posate e tovaglioli: Day, ad esempio, si occupa dell’allestimento e delle bevande, così tutti possono concentrarsi sul cibo e sul piacere di stare insieme.
Per rendere il picnic anche sostenibile, un consiglio è usare stoviglie compostabili o riutilizzabili e scegliere piatti facili da servire e mangiare all’aperto, riducendo imballaggi e sprechi. Un’attenzione in più è portare contenitori richiudibili, così gli avanzi si trasformano in pranzi per i giorni successivi.
Dal picnic solidale alla pausa quotidiana: il valore dei Buoni Day
Anche senza aspettare l'occasione speciale di un picnic solidale, ogni giorno la pausa pranzo può diventare un momento di benessere e convivialità. Con i buoni pasto Day i dipendenti hanno la libertà di scegliere un pranzo sano, equilibrato e spesso a km zero, condividendolo con i colleghi e migliorando il clima di lavoro. Per le aziende si tratta di uno strumento 100% deducibile, esente da oneri fiscali e previdenziali, che valorizza la retribuzione senza costi aggiuntivi. E con l'app Buoni Day il pagamento diventa ancora più semplice e smart: la mappa degli esercizi convenzionati è a portata di mano, piena di ristoranti, bar, supermercati e gastronomie, così la pausa è non solo più buona, ma anche più comoda!
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SEI UN UTILIZZATORE DAY?
Ad ogni tua domanda la nostra risposta
Sei un locale?
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