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Buono pasto Day, la soluzione perfetta, una semplice scelta che porta con sé tanti vantaggi per le aziende e i loro dipendenti.
una ragazza fa la spesa in un negozio di quartiere
Buoni Pasto

Il buono pasto tra normative e uso quotidiano: più equilibrio tra lavoro, spesa e territorio

Negli ultimi due anni il mondo dei buoni pasto ha iniziato a cambiare volto. Alcuni interventi normativi, introdotti in momenti differenti e con finalità distinte, stanno producendo effetti concreti sul mercato e sulle modalità di utilizzo da parte dei lavoratori.

Da una parte c’è il decreto dello scorso anno che ha fissato al 5% il tetto massimo alle commissioni applicabili agli esercenti (Legge n. 193/2024); dall’altra, più recente, l’innalzamento a 10 euro del valore defiscalizzato del buono pasto elettronico (Legge n. 199/2025).

Due misure autonome che, osservate insieme, aiutano a leggere l’evoluzione del buono pasto: uno strumento di welfare aziendale che oggi incide anche sulle dinamiche commerciali e sul potere d’acquisto delle persone.

Commissioni al 5%: un nuovo equilibrio per il mercato

Per molti anni, uno dei fattori che ha influenzato la diffusione dei buoni pasto è stato il livello delle commissioni applicate agli esercenti, variabili a seconda del tipo di attività e degli accordi commerciali.

L’introduzione di un tetto massimo del 5%, uguale per tutti, ha portato maggiore uniformità e prevedibilità nel sistema: oggi gli esercenti sanno di poter fare affidamento su questo parametro fissato per legge e alcune categorie che prima restavano fuori dal circuito trovano ora più conveniente parteciparvi.

Non si tratta di un cambiamento immediato o uniforme, ma di un processo che sta gradualmente ampliando la rete degli esercizi convenzionati.

Piccoli esercenti e commercio di prossimità: nuove opportunità

Ad esempio, il nuovo quadro normativo, sembra favorire i piccoli negozi di vicinato: alimentari, gastronomie, forni e negozi specializzati.

Per questi esercizi, la riduzione delle commissioni può rendere più semplice e conveniente accettare i buoni pasto, integrandoli tra le modalità di pagamento abituali. In questo modo, i lavoratori trovano più punti di riferimento nel loro quartiere e nella zona attorno al posto di lavoro, rafforzando i legami tra consumatori e territorio.

Con l’allargamento progressivo dell’uso dei buoni pasto nei piccoli esercizi di prossimità, si va sempre più incontro agli obiettivi di km zero, sostenibilità e sostegno all’economia locale, favorendo acquisti più frequenti e distribuiti sul territorio e rendendo più concreto il valore quotidiano del buono pasto.

È una direzione che Day, come Società Benefit, sostiene da tempo: promuovere un utilizzo del welfare che crei valore ambientale e sociale, rafforzando il legame tra lavoratori, comunità e territorio.

L’ingresso dei discount: una novità rilevante

Ma uno degli effetti più evidenti del nuovo assetto normativo è stato l’ingresso – o il rafforzamento – dei discount alimentari nel circuito dei buoni pasto.

È un cambiamento importante, perché i discount raggiungono una fascia di consumatori molto ampia, con prezzi mediamente più contenuti, prodotti di marche meno conosciute e un’attenzione costante al rapporto qualità-prezzo.

Gli effetti sul potere d’acquisto

Nel contesto attuale, con un’attenzione crescente al costo della vita, l’aumento del valore nominale del buono pasto e la maggiore capillarità della rete degli esercenti convenzionati contribuiscono a rendere il buono uno strumento ancora più utile per i lavoratori.

La possibilità di utilizzarlo sia nei discount sia nei negozi di prossimità – spesso con prezzi più accessibili o filiere più corte – lo avvicina alle esigenze della spesa quotidiana, ottimizza il valore sullo scontrino senza cambiare la sua funzione di welfare.

In questo senso, il buono pasto conferma la capacità di adattarsi ai cambiamenti economici e sociali: l’allargamento della rete e l’adeguamento del valore defiscalizzato non stravolgono il passato, ma ne segnano un’evoluzione graduale, fatta di nuovi equilibri tra lavoro, consumi e territorio.


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