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Il lavoro da donna in Italia: sfide, ostacoli e il futuro da costruire
Se sei una donna che lavora in Italia, sai quanto possa essere difficile conciliare lavoro, carriera e vita familiare: i numeri lo confermano. Un po’ maratona, un po’ percorso a ostacoli, dove molte porte sono aperte a metà, mentre altre restano direttamente chiuse.
Secondo l’ISTAT, oggi solo una donna su due è occupata, molto meno rispetto agli uomini e alla media europea. E anche a parità di ruolo e qualifiche, le donne continuano mediamente a guadagnare meno degli uomini.
È il cosiddetto gender gap e non riguarda solo l’accesso al lavoro, ma anche le opportunità di crescita e la stabilità economica: salari più bassi e carriere più discontinue espongono molte donne a una vulnerabilità finanziaria nel lungo periodo, una condizione che viene definita gender poor.
- La maratona invisibile: il peso del lavoro di cura quotidiano
- Innovazione a metà: il divario nei settori STEM
- Il Welfare Aziendale, una soluzione per ridurre il gender gap
La maratona invisibile: il peso del lavoro di cura quotidiano
Il problema non è solo economico. In Italia, le donne continuano a farsi carico della maggior parte del lavoro di cura non retribuito, dedicando gran parte della giornata alle questioni familiari. Oltre l’80% se ne occupa ogni giorno, contro appena il 20% degli uomini.
Sono la parte più schiacciata della famosa generazione sandwich: devono prendersi cura dei figli piccoli e, allo stesso tempo, dei genitori anziani o di familiari bisognosi di assistenza. Conciliare scuola e attività extra-scolastiche dei figli, visite mediche dei bambini e dei nonni e gli imprevisti quotidiani con un lavoro stabile, la carriera o il tempo per aggiornarsi professionalmente diventa una vera sfida.
Anche chi ha un titolo di studio elevato spesso fatica a trasformare l’istruzione in opportunità concrete di lavoro o di crescita.
Innovazione a metà: il divario nei settori STEM
Il gender gap si fa sentire anche nei settori che dovrebbero rappresentare il futuro. Nei percorsi STEM – scienza, tecnologia, ingegneria e matematica – le donne sono ancora meno numerose e la loro presenza si assottiglia ulteriormente quando si passa dai ruoli tecnici a quelli decisionali e manageriali.
Questo significa che nei luoghi in cui si progettano le nuove tecnologie – piattaforme digitali, sistemi automatizzati, strumenti di intelligenza artificiale – le prospettive femminili rischiano di essere poco rappresentate. E quando mancano punti di vista diversi, l’innovazione finisce per essere meno inclusiva.
Il tema è particolarmente delicato nello sviluppo dell’intelligenza artificiale: gli algoritmi apprendono dai dati e riflettono le scelte di chi li programma. Se i team non sono equilibrati, il rischio è quello di replicare, anche involontariamente, stereotipi e disuguaglianze già presenti nella società.
La questione da occupazionale diventa culturale: chi costruisce il futuro digitale contribuisce anche a definirne le regole.
Il Welfare Aziendale, una soluzione per ridurre il gender gap
In questo scenario, le aziende hanno un ruolo concreto nella riduzione del divario di genere. Oltre a politiche di governance e inclusione, possono offrire strumenti concreti per aiutare le lavoratrici a conciliare lavoro, carriera e vita familiare, attraverso flessibilità e servizi mirati.
La piattaforma welfare di Day, utilizzata internamente e proposta alle aziende clienti, mette a disposizione rimborsi per attività scolastiche ed extra-scolastiche, supporto di baby-sitter e educatori, percorsi per bambini con bisogni speciali e assistenza medica a domicilio in caso di emergenze. Offre inoltre percorsi di stimolazione educativa, video consulti e corsi su gravidanza, salute e sviluppo dei figli, consulenze psicologiche e strumenti per affrontare temi attuali come cyberbullismo o benessere digitale.
Non mancano opportunità di crescita personale e professionale: corsi online accessibili in qualsiasi momento permettono di aggiornarsi, strumenti di orientamento aiutano a conoscere bonus e agevolazioni pubbliche, e percorsi specifici guidano nella gestione del carico familiare. In questo modo le lavoratrici possono tenere insieme vita privata e lavoro, crescere professionalmente e ritagliarsi spazi per sé, contribuendo concretamente a ridurre le disparità di genere.