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Buoni pasto part-time: chi ne ha diritto?
I lavoratori con contratto part-time hanno diritto a ricevere i buoni pasto, a patto che siano soddisfatte specifiche condizioni stabilite dalla legge, dal contratto collettivo (CCNL) o dagli accordi integrativi della tua azienda. La normativa italiana tutela la parità di trattamento tra dipendenti a tempo pieno e a tempo parziale, rendendo questo benefit accessibile anche a chi lavora con orario ridotto.
Indice dei contenuti
- Buoni pasto e lavoro part-time: cosa dice la normativa
- I lavoratori part-time hanno diritto ai buoni pasto?
- Buoni pasto part-time 4 ore: quando spettano
- Buoni pasto part-time 5 ore: cosa sapere
- Buoni pasto part-time 6 ore: le regole più comuni
- Buoni pasto part-time 20 ore: come funzionano
- Buoni pasto part-time: un vantaggio per lavoratori e aziende
Buoni pasto e lavoro part-time: cosa dice la normativa
La disciplina dei buoni pasto per i contratti a tempo parziale poggia su due pilastri normativi fondamentali: il principio di non discriminazione e le indicazioni dell’Agenzia delle Entrate.
Il Decreto Legislativo n. 81/2015 stabilisce che un lavoratore a tempo parziale non deve ricevere un trattamento meno favorevole rispetto a un collega a tempo pieno di pari livello. Questo principio si applica anche ai benefit aziendali e alle misure di welfare.
Sul fronte fiscale, l’Agenzia delle Entrate (con l’interpello n. 123/2021) ha chiarito che i buoni pasto possono essere erogati ai lavoratori part-time anche in assenza di una pausa pranzo formale. L’unica condizione per godere della defiscalizzazione è che i ticket siano concessi alla generalità dei dipendenti o a categorie omogenee di essi.
I lavoratori part-time hanno diritto ai buoni pasto?
La risposta breve è sì, i lavoratori part-time possono ricevere i buoni pasto, ma il diritto concreto dipende da come è regolamentato il rapporto di lavoro a livello collettivo o aziendale.
La legge italiana non impone in modo automatico l’erogazione dei buoni pasto a tutti i dipendenti del settore privato. L’obbligo per il datore di lavoro scatta solo se l’erogazione è prevista dal CCNL applicato, da accordi sindacali integrativi o dal contratto individuale di assunzione.
Se desideri approfondire i criteri generali di assegnazione di questo benefit per tutte le tipologie contrattuali, ti invitiamo a leggere la nostra guida su a chi spettano i buoni pasto.
Buoni pasto part-time 4 ore: quando spettano
Il part-time a 4 ore giornaliere rappresenta una delle formule contrattuali più diffuse. In questo scenario, l’assegnazione del buono pasto non è scontata e richiede un’analisi della turnazione.
Dal punto di vista della legge ordinaria (D.Lgs. 66/2003), un turno di sole 4 ore non prevede l’obbligo di una pausa pranzo, poiché tale diritto scatta solo superando le 6 ore di lavoro giornaliere.
Tuttavia, il buono pasto generalmente spetta al lavoratore part-time di 4 ore se si verifica una di queste condizioni:
- L’orario di lavoro copre la fascia oraria tipica del pranzo (ad esempio, un turno dalle 11:00 alle 15:00);
- Il CCNL di riferimento o l’accordo aziendale estende esplicitamente il diritto ai turni di 4 ore, indipendentemente dalla pausa;
- La distanza tra il luogo di lavoro e l’abitazione del dipendente rende oggettivamente impossibile consumare il pasto a casa dopo la fine del turno.
Buoni pasto part-time 5 ore: cosa sapere
Per i contratti part-time da 5 ore al giorno valgono regole molto simili a quelle previste per i turni da 4 ore, con alcune specificità legate alla contrattazione collettiva.
Anche in questo caso, la legge non prevede una pausa pranzo obbligatoria per una prestazione che non supera le 6 ore. Molti contratti collettivi nazionali, però, contengono clausole di miglior favore che abbassano questa soglia a 5 ore.
Se il CCNL prevede la pausa pranzo a partire dalle 5 ore di lavoro, e il turno del dipendente include tale interruzione, il riconoscimento del buono pasto è generalmente previsto.
Buoni pasto part-time 6 ore: le regole più comuni
Il part-time di 6 ore giornaliere rappresenta lo spartiacque normativo oltre il quale lo scenario cambia in modo significativo a favore del lavoratore.
Ai sensi dell’articolo 8 del Decreto Legislativo n. 66/2003, se la prestazione lavorativa giornaliera eccede le 6 ore, il dipendente ha diritto a una pausa di recupero psicofisico e per la consumazione del pasto della durata minima di 10 minuti.
Di conseguenza, per i contratti part-time che prevedono turni di esattamente 6 ore o poco più (ad esempio 6 ore e 30 minuti), il diritto al buono pasto si attiva quasi sempre, a patto che l’azienda preveda già questo benefit per il personale full-time.
Buoni pasto part-time 20 ore: come funzionano
Nel caso di un contratto part-time da 20 ore settimanali, l’erogazione dei buoni pasto dipende strettamente da come queste ore sono distribuite durante la settimana lavorativa.
Esistono due modalità principali di distribuzione dell’orario:
- Part-time orizzontale: il dipendente lavora 4 ore al giorno per 5 giorni alla settimana. In questo caso, l’assegnazione segue le regole descritte per il part-time a 4 ore (collegamento con l’orario del pranzo o previsioni del CCNL).
- Part-time verticale: il dipendente lavora a tempo pieno (ad esempio 8 ore al giorno) ma solo per alcuni giorni della settimana (ad esempio 2 giorni e mezzo). Nelle giornate a tempo pieno il lavoratore ha pieno diritto a ricevere il buono pasto, esattamente come un collega full-time.
L’azienda dovrà quindi conteggiare i buoni pasto spettanti basandosi sui giorni di effettiva presenza in cui si sono verificate le condizioni per la pausa o la compatibilità con l’orario del pasto.
Buoni pasto part-time: un vantaggio per lavoratori e aziende
Estendere i buoni pasto ai dipendenti part-time non rappresenta solo un atto di equità interna, ma costituisce una scelta strategica e conveniente per la gestione aziendale.
La normativa fiscale del 2026 prevede vantaggi significativi per questo strumento di welfare:
- Soglia di esenzione a 10 euro: la Legge di Bilancio ha innalzato a 10 euro al giorno il limite di esenzione fiscale e contributiva per i buoni pasto elettronici (il limite per i cartacei resta a 4 euro).
- Totale deducibilità: le somme spese per l’acquisto dei buoni pasto sono deducibili al 100% ai fini IRES, IRPEF e IRAP per l’impresa.
- Detraibilità IVA: l’IVA applicata ai buoni pasto elettronici è pari al 4% ed è interamente detraibile per le aziende.
Verificare le disposizioni del proprio CCNL e adottare soluzioni digitali e flessibili, come i buoni pasto elettronici di Day, permette di ottimizzare i costi aziendali offrendo al contempo un supporto quotidiano prezioso per ogni collaboratore.