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Giugno 15, 2026
News
Foreste, Futuro e valore condiviso: Day e i Crediti di Sostenibilità dell’Appennino Tosco-Emiliano
Ci sono luoghi che raccontano meglio di altri il significato della parola rigenerazione. Il Tecnopolo di Reggio Emilia, nato negli spazi delle ex Officine Reggiane e oggi centro di innovazione e ricerca, è fra questi. Proprio qui, il 28 maggio scorso si è svolta la quarta edizione di Foreste & Futuro: un evento dedicato al ruolo delle foreste nella lotta ai cambiamenti climatici e nella costruzione di un modello di sviluppo più sostenibile.
Per noi di Day l'appuntamento ha avuto un significato speciale: durante l'evento abbiamo ricevuto l'attestato dei Crediti di Sostenibilità della Riserva della Biosfera UNESCO dell'Appennino Tosco-Emiliano, entrando ufficialmente a far parte di un progetto che va oltre la compensazione delle emissioni, investendo nella tutela delle foreste, della biodiversità e delle comunità che le custodiscono.
Una strategia che guarda a ecosistemi diversi
Dai crediti di carbonio ai Crediti di Sostenibilità: un cambio di prospettiva
Il progetto del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano
Un patrimonio naturale unico in Europa
La sostenibilità come investimento sul futuro
Una strategia che guarda a ecosistemi diversi
Come Società Benefit, infatti, siamo consapevoli che la sostenibilità non si può limitare a ridurre gli impatti negativi: significa contribuire attivamente alla generazione di valore per l'ambiente e per le comunità. Per questo motivo, nel 2026 abbiamo scelto di diversificare la nostra strategia climatica, sostenendo progetti capaci di agire su ecosistemi differenti, ma complementari.
Continuiamo a supportare il progetto Valle Ca' Pisani, sviluppato insieme a Up2u nell'area del Delta del Po. Qui il lavoro di gestione della valle da pesca favorisce la cattura e lo stoccaggio della CO₂ attraverso processi naturali legati agli ecosistemi acquatici, contribuendo al tempo stesso alla tutela della biodiversità e allo sviluppo del territorio.
Accanto a questo impegno, abbiamo deciso di sostenere anche il progetto dei Crediti di Sostenibilità promosso dal Parco Nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano e dalla Riserva della Biosfera UNESCO. I Crediti di Sostenibilità sono uno strumento che dà un valore concreto al ruolo delle foreste nel proteggere l’ambiente. In pratica, ogni credito corrisponde indicativamente a una tonnellata di CO₂ assorbita dagli ecosistemi forestali. Questo sistema permette di riconoscere e rendere misurabile il contributo delle foreste nella lotta al cambiamento climatico e, allo stesso tempo, sostiene e incentiva una gestione più attenta e sostenibile dei boschi, a beneficio della biodiversità.
Acqua e foreste rappresentano due patrimoni naturali essenziali e strettamente collegati. Scegliendo di investire in entrambi, Day sostiene la tutela di ecosistemi diversi, contribuendo a compensare gli impatti che ancora oggi non è possibile eliminare completamente, come quelli legati ai trasporti o all'utilizzo della carta, e favorendo al tempo stesso la generazione di benefici ambientali, sociali ed economici per i territori coinvolti.
Dai crediti di carbonio ai Crediti di Sostenibilità: un cambio di prospettiva
Durante l'incontro è emerso un concetto destinato ad assumere un ruolo sempre più importante nelle strategie aziendali: la Nature Accountability.
Tradizionalmente si parla di Crediti di Carbonio, strumenti che consentono di compensare una determinata quantità di emissioni di gas serra. I Crediti di Sostenibilità introducono una logica più ampia.
Oltre a misurare la capacità di assorbire CO₂, riconoscono il valore dei servizi ecosistemici che le foreste generano quotidianamente: la conservazione della biodiversità, la tutela del suolo, la regolazione del ciclo dell’acqua, le funzioni ricreative e paesaggistiche, la resilienza ai cambiamenti climatici.
Ogni credito è il risultato di una gestione forestale sostenibile e certificata (secondo gli standard internazionali PEFC e FSC) che garantisce un impatto positivo reale e misurabile. Acquistare questi crediti significa finanziare direttamente i gestori forestali partner del progetto, permettendo loro di attuare nuovi interventi di resilienza per proteggere i boschi dai cambiamenti climatici.
Non basta compensare l’impatto, dunque. Bisogna sostenere attivamente la capacità della natura di continuare a generare benessere per le persone e per i territori: si passa da una logica compensativa a una logica rigenerativa.
Il progetto del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano
Il progetto, ideato dal Parco Nazionale in qualità di coordinatore della Riserva di Biosfera MAB UNESCO, è un'eccellenza a livello europeo. Coinvolge oggi oltre 31.000 ettari di foreste certificate e circa 40 proprietari forestali, sia pubblici che privati, distribuiti tra Emilia-Romagna e versante toscano.
L’obiettivo è ambizioso: garantire un futuro alle foreste appenniniche, aumentando la loro resistenza climatica affinché le generazioni future possano continuare a beneficiare della loro bellezza e della loro utilità.
L'aspetto più interessante è il meccanismo di circolarità che sostiene l'iniziativa: le risorse generate dall'acquisto dei crediti vengono redistribuite ai gestori forestali che partecipano al progetto e utilizzate per realizzare nuovi interventi di tutela, monitoraggio, pianificazione e resilienza dei boschi.
In questo modo il valore prodotto dalla foresta ritorna direttamente sul territorio, sostenendo le comunità locali e contribuendo alla conservazione di un patrimonio naturale che appartiene a tutti. Per noi di Day, sostenere questo progetto significa investire in un ecosistema vicino a noi, rafforzando il legame tra impresa e territorio.
Un patrimonio naturale unico in Europa
Uno dei momenti più interessanti dell'evento, moderato da Marco Cattaneo, direttore di National Geographic Italia, è stato l'intervento dedicato alla biodiversità delle foreste appenniniche.
L'Appennino Tosco-Emiliano rappresenta infatti un'area straordinaria dal punto di vista genetico e naturalistico, situata in una zona di incontro tra il clima mediterraneo e quello alpino.
Qui sopravvivono specie rarissime e patrimoni genetici di valore eccezionale. È il caso del salice erbaceo, un minuscolo albero alto appena pochi centimetri, presente da migliaia di anni sulle montagne appenniniche. Oppure dell'abete rosso, che proprio in questo territorio presenta una diversità genetica superiore a quella riscontrabile nell'intero arco alpino.
Queste foreste sono in pericolo a causa del riscaldamento globale (l'Europa – lo sappiamo – è il continente che si scalda più velocemente). Proteggerle significa investire sul futuro. Le foreste più diverse dal punto di vista genetico sono quelle più capaci di adattarsi alle nuove condizioni ambientali.
Quello del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano è il primo progetto in Europa di questo tipo proposto da un parco nazionale, un esempio a cui guarda l’Europa intera, dal momento che le foreste del futuro nel nord Europa avranno sempre più l’aspetto delle nostre foreste, considerando lo spostamento delle fasce climatiche.
La sostenibilità come investimento sul futuro
Sostenere il progetto dei Crediti di Sostenibilità dell'Appennino Tosco-Emiliano significa contribuire alla tutela di ecosistemi unici, rafforzare la resilienza delle foreste italiane e sostenere le comunità che se ne prendono cura ogni giorno.
Significa anche dare concretezza agli obiettivi che Day ha inserito nella propria strategia di sostenibilità e nella Relazione di Impatto, trasformando gli impegni in azioni misurabili e generatrici di valore.
Perché la transizione ecologica non si costruisce soltanto riducendo gli impatti negativi: si costruisce anche investendo in quei progetti che rafforzano la capacità della natura di rigenerarsi e di prosperare insieme alle persone e ai territori.
Giugno 01, 2026
News
Al Festival del Fundraising 2026, Day porta il welfare nel Terzo Settore
Dal 3 al 5 giugno torna al Palacongressi di Riccione il Festival del Fundraising, il più grande evento europeo il più grande evento europeo dedicato ai professionisti della raccolta fondi, dell’innovazione sociale e della sostenibilità del Terzo Settore. Quella del 2026 sarà la 19ª edizione della manifestazione: tre giornate di incontri, formazione e networking che riuniranno professionisti del nonprofit, fundraiser, aziende, fondazioni ed esperti di comunicazione.
Il Festival rappresenta oggi uno dei principali momenti di confronto per chi lavora nel mondo nonprofit o desidera avvicinarsi a questo settore. Un appuntamento che negli anni è diventato una vera community professionale, capace di creare connessioni, opportunità e nuove collaborazioni.
Un’occasione per aggiornarsi sui trend e sulle evoluzioni del settore, a cui quest’anno partecipa anche Day con un intervento dedicato al Welfare Aziendale come leva strategica per il Terzo Settore: sia come strumento per migliorare il benessere delle persone che lavorano nelle organizzazioni, che come possibilità concreta di collaborazione per sviluppare nuovi progetti insieme.
Un programma che guarda alle trasformazioni del nonprofit
Il welfare aziendale può creare nuove opportunità per il Terzo Settore?
Il ruolo di Day come ponte tra imprese e Terzo Settore
Un programma che guarda alle trasformazioni del nonprofit
Il programma completo del Festival - disponibile sul sito a questo link -, combina sessioni plenarie e workshop intensivi dedicati ai temi oggi più rilevanti per il Terzo Settore: innovazione, intelligenza artificiale, fundraising digitale, leadership, corporate partnership, sostenibilità e comunicazione sociale.
Tra gli ospiti annunciati Bebe Vio, Paolo Iabichino, Alan Clayton, Gianluca Diegoli e Gemma Calabresi Milite.
Nel corso delle tre giornate si alternano laboratori, sessioni formative e momenti di networking, con l’obiettivo di offrire strumenti concreti e occasioni di confronto alle organizzazioni di ogni dimensione.
Per chi vuole approfondire, è disponibile anche un biglietto premium che consente di rivedere in streaming tutti gli interventi del Festival per un anno intero, così da valorizzare al massimo la partecipazione e recuperare anche i tanti contenuti delle diverse sale del Palacongressi che si svolgono in parallelo.
Il welfare aziendale può creare nuove opportunità per il Terzo Settore?
Nella giornata finale, venerdì 5 giugno alle 8.30, Day propone il workshop “Il welfare aziendale può creare nuove opportunità per il Terzo Settore?”, dedicato a un tema decisamente strategico.
L’incontro approfondisce il ruolo del welfare come leva capace di generare benessere organizzativo all’interno degli enti nonprofit, ma anche come ambito di possibili collaborazioni.
Il punto di partenza è che le organizzazioni nonprofit non sono solo soggetti che operano nel sociale, ma anche realtà fatte di persone e team di lavoro che affrontano ogni giorno carichi emotivi e organizzativi importanti. Parlare di welfare nel Terzo Settore significa quindi affrontare temi come il benessere delle persone, l’equilibrio tra vita privata e lavoro, la capacità di attrarre competenze e la sostenibilità organizzativa nel lungo periodo.
In un contesto in cui engagement, retention e motivazione sono fattori sempre più rilevanti, gli strumenti di welfare possono aiutare le organizzazioni a valorizzare chi lavora in contesti complessi e ad alto impatto sociale.
Ma il welfare può rappresentare anche un’ulteriore opportunità: permettere alle organizzazioni nonprofit di entrare nel sistema del welfare come partner e fornitori di servizi, costruendo relazioni più strutturate con le imprese. In questa prospettiva, si esplorano nuove forme di progettualità in cui Day affianca le organizzazioni con le proprie soluzioni digitali e i sistemi di voucher, anche per iniziative di redistribuzione delle risorse.
Il ruolo di Day come ponte tra imprese e Terzo Settore
Durante il workshop, Day racconterà il proprio approccio come Società Benefit, un modello che la rende un interlocutore naturale per il Terzo Settore, perché integra obiettivi di impatto e benefici comuni accanto alle finalità economiche.
Paolo Gardenghi, Responsabile Welfare Aziendale di Day ed esperto di Responsabilità Sociale d’Impresa, offrirà una lettura a tutto tondo del tema: dall’evoluzione del Welfare Aziendale in Italia al quadro normativo, fino ai meccanismi operativi e a cosa significa, oggi, progettare e gestire questi strumenti nelle organizzazioni. In particolare, approfondirà il ruolo del welfare come infrastruttura abilitante, in grado di facilitare collaborazioni concrete attraverso strumenti digitali, sistemi tracciabili e orientati alla misurazione dell’impatto.
Accanto alla dimensione dei servizi, spazio anche all’impegno sociale sviluppato insieme alla Fondation Upcoop. Charlotte Buisson, Responsabile internazionale della Fondation Upcoop e della comunicazione di Day, descriverà l’approccio con cui il gruppo Upcoop realizza progetti sociali e iniziative di mecenatismo nei diversi Paesi in cui opera, presentando anche il caso di un progetto concreto attraverso la testimonianza di Chiara Paratico de L’Albero della Vita ETS.
L’intervento mostrerà in concreto come una collaborazione tra impresa e Terzo Settore possa trasformarsi in un progetto strutturato, misurabile e capace di generare impatto reale sulle persone e sulle comunità coinvolte.
Maggio 18, 2026
News
“Le aziende devono accompagnare le persone nel cambiamento”: Marc Buisson a HR Circle 2026
Durante HR Circle 2026 – l’evento organizzato da Networking Circle alla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli e dedicato a CHRO, HR Director e decision maker chiamati a guidare il cambiamento nelle organizzazioni – il Presidente e AD di Day Marc Buisson è stato intervistato sui temi che oggi stanno ridefinendo il mondo del lavoro: leadership, trasformazione tecnologica, welfare aziendale, ruolo strategico delle HR e cambiamento culturale.
Nei passaggi che riportiamo di seguito emerge una riflessione sul modo in cui le organizzazioni possono affrontare una fase storica attraversata da trasformazioni profonde e accelerate, mantenendo al centro le persone e la qualità delle relazioni umane.
L'intervista
Lavori in un gruppo internazionale presente in quasi 30 Paesi, nato da una cooperativa francese e cresciuto nel mondo del welfare aziendale e dei servizi alle persone. Raccontaci questo binomio di uomo internazionale in un contesto italiano.
Marc Buisson: La mia esperienza professionale si è sviluppata in contesti culturali molto diversi: Repubblica Ceca, Ungheria, Bulgaria e altri Paesi ancora. Oggi mi divido tra Parigi e l’Italia, vivendo quotidianamente questa dimensione internazionale dentro un gruppo che ha radici cooperative ma opera in mercati molto differenti tra loro. Questa esperienza mi ha fatto capire che le aziende possono cambiare struttura, strumenti, tecnologie e mercati, ma alla fine tutto passa sempre dalla qualità delle relazioni umane.
Negli ultimi anni abbiamo parlato molto di trasformazione digitale, intelligenza artificiale, produttività, welfare, sostenibilità. Ma spesso abbiamo affrontato questi temi come se fossero compartimenti separati, mentre nella realtà si intrecciano continuamente nella vita concreta delle persone.
Se dovessi descrivere il tuo modello di leadership, soprattutto in un contesto complesso e non lineare come quello di una cooperativa internazionale, quale sarebbe?
MB: Per molti anni ho cercato di adattare il mio stile manageriale ai diversi Paesi nei quali lavoravo. Poi, a un certo punto, ho capito che rischiavo di perdere qualcosa di importante. Ho deciso di continuare a fare quello che sapevo fare e soprattutto a essere quello che ero. Perché se un leader cambia continuamente modo di essere per adattarsi ai contesti, rischia di perdere autenticità e credibilità.
Questo non significa imporre un modello unico. Significa invece creare contesti nei quali le persone possano contribuire davvero ai processi decisionali. Credo molto nella leadership come capacità di aggregare. Alla fine, una decisione magari la prende il manager, ma se quella decisione nasce anche dall’ascolto delle persone, dei dirigenti, dei colleghi, allora diventa più forte e più sostenibile nel tempo.
Oggi si parla molto di trasformazione tecnologica e intelligenza artificiale. Quali sono, secondo te, gli impatti più rilevanti che questi cambiamenti avranno sulle aziende?
MB: Oggi vedo un rischio crescente dentro molte organizzazioni: affrontare il cambiamento solo come questione tecnica. Prendiamo l’intelligenza artificiale. Quando abbiamo iniziato a parlarne nella nostra azienda, alcuni colleghi sono venuti subito a chiederci: "Questo significa che andrete a licenziare delle persone?". È una domanda comprensibile. E penso che sarebbe sbagliato liquidarla superficialmente.
La verità è che molte persone non sono state preparate abbastanza a queste trasformazioni. Non dal punto di vista tecnico, ma dal punto di vista culturale e umano. E qui il ruolo delle aziende diventa fondamentale. Non possiamo introdurre strumenti nuovi senza accompagnare le persone dentro il cambiamento. Non possiamo pensare che la tecnologia venga percepita come opportunità se prima genera paura, senso di esclusione o perdita di controllo.
C’è una platea di HR Director e CHRO che oggi si trova a gestire queste trasformazioni. Quali aspettative hai verso la funzione HR?
MB: Credo che oggi gli HR abbiano un ruolo completamente diverso rispetto al passato. È profondamente sbagliato chiamare il proprio HR quando c’è qualcosa da gestire. Le risorse umane non possono arrivare soltanto alla fine dei problemi o dei processi di trasformazione. Devono essere coinvolte dall’inizio. Devono diventare partner strategici del CEO e del management, soprattutto in un’epoca in cui il cambiamento è permanente.
Lo stesso vale per il welfare aziendale. Negli ultimi anni ho visto crescere moltissimo questo mercato e sono convinto che sia positivo. Noi, come Day, siamo stati protagonisti di questa crescita. Ma allo stesso tempo ho la sensazione che il welfare stia rischiando di essere percepito soltanto come leva fiscale o economica. Questo mi dispiace molto, perché non era nato per quello. Il welfare dovrebbe essere uno strumento capace di migliorare concretamente la qualità della vita delle persone. E oggi, in una fase storica segnata da forte incertezza, credo che questo tema sia ancora più importante.
Per lavorare in una realtà come la vostra, qual è il DNA che bisogna avere?
MB: Nelle aziende convivono ormai più generazioni, con aspettative, paure e modi diversi di vedere il lavoro. I più giovani, spesso, non cercano più soltanto una carriera lineare o una posizione stabile. Cercano senso, equilibrio, possibilità di crescita personale. E forse questa è una delle grandi sfide del management contemporaneo: riuscire a costruire organizzazioni nelle quali le persone non debbano scegliere tra performance e benessere, tra lavoro e identità personale.
Non credo esistano formule semplici. Ma sono convinto che le aziende che riusciranno a creare ascolto, fiducia, coinvolgimento reale e capacità di accompagnare il cambiamento saranno anche quelle più solide nel lungo periodo. Perché alla fine il lavoro non è soltanto un luogo dove produciamo valore economico. È uno dei luoghi nei quali costruiamo il nostro modo di stare nel mondo.
Sono un dipendente enel, e siamo alle solite con la vostra carta buoni pasto, questa è la seconda volta che la cambiate, come al solito carta non valida con un residuo di 12 buoni, non è possibile che date un servizio che non funziona, lunedì farò un’ameil presso la mia azienda, ma spero lunedì di contattare un responsabile.