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Iva buoni pasto

Iva sui buoni pasto: aliquote e deducibilità

Di seguito una breve guida che illustra le principali norme fiscali che regolano la circolazione dei buoni pasto.

 

Tra i benefit più apprezzati da aziende e lavoratori ci sono i buoni pasto: ticket cartacei o, più spesso, elettronici dal valore predeterminato che i lavoratori possono utilizzare per ottenere il servizio sostitutivo di mensa sotto forma di pasti già pronti oppure di generi alimentari pronti all’uso.

Il buono pasto, rappresentando un beneficio erogato dai datori di lavoro ai propri dipendenti, è soggetto sia a normative relative alla tassazione per le aziende e dipendenti sia a normative in materia di Iva.

È necessario fare un po’ di chiarezza su questi argomenti anche alla luce delle recenti interpretazioni dell’Agenzia delle entrate in tema di imposta sul valore aggiunto.

In questo articolo troverai tutte le informazioni dettagliate e aggiornate su imposte dirette e IVA riguardo ai buoni pasto

 

Buoni pasto: a quali tasse sono soggetti?

Quello della tassazione dei buoni pasto è un argomento piuttosto complesso, che coinvolge diversi ambiti.

Per quel che riguarda la tassazione nei confronti di datori di lavoro e dipendenti, ai quali i buoni vengono dati, è recentemente intervenuta la Legge di Bilancio 2020, la quale nel revisionare l’Art. 51 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi, ha previsto maggiori agevolazioni fiscali per i buoni pasto elettronici i quali sono esclusi dalla formazione del reddito da lavoro dipendente fino alla soglia di 8 euro, mentre per i ticket cartacei tale soglia è stata ridotta a 4 Euro. Gli stessi limiti sono validi per l’esenzione dai contributi Inps.

Quale aliquota IVA va applicata alla vendita ed alla successiva circolazione dei buoni pasto?

Il buono pasto acquistato dalle aziende a favore dei propri dipendenti è assoggettato ad aliquota Iva agevolata del 4%, non sono esclusi altri tipi di utilizzo del buono pasto ma, in tutti i casi di uso diversi da quello sopra indicato, l’aliquota agevolata del 4% non è applicabile.

Successivamente al suo utilizzo da parte del dipendente, il buono pasto dovrà essere rifatturato dall’esercizio commerciale che lo ha accettato in pagamento alle società emettitrici.  L’aliquota Iva da applicare è sempre del 10%, sia nel caso di utilizzo del buono pasto presso pubblici esercizi (bar, ristoranti ecc) che nel caso di utilizzo dello stesso presso le mense.

In particolare, per quanto riguarda la fatturazione da parte delle mense, a conferma della correttezza dell’interpretazione sopra fornita, è recentemente intervenuta l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione N° 75/E del 1° dicembre 2020, nella quale ha ribadito che nel “rapporto tra la società emittente e la mensa aziendale ed interaziendale che accetta i buoni pasto, la misura dell’aliquota applicabile sarà del 10 per cento”.

 

Le regole per la fatturazione

Le regole per la fatturazione dei buoni pasto variano in funzione della tipologia di rapporti contrattuali di contratto e  del rapporto commerciale in essere e dei soggetti coinvolti.
Nel caso di rapporto tra società emettitrice e datore di lavoro, la base imponibile ai fini IVA è costituita dal prezzo convenuto dalle parti per l’acquisto dei buoni pasto anche qualora, per effetto di uno sconto concesso al datore di lavoro da parte della società emettitrice, se  tale prezzo fosse inferiore al valore facciale del buono. Alla base imponibile si applicherà l’aliquota Iva del 4%.

Nel caso di un rapporto tra società emettitrice ed esercizio convenzionato, la base imponibile ai fini IVA si calcola applicando la percentuale di sconto concordato al valore facciale del buono, e poi scorporando dall’importo così ottenuto l’IVA compresa nel valore del buono stesso,  (e cioè dividendo l’importo per 110 e moltiplicando il risultato per 100).

Day offre ai suoi partner la possibilità di calcolare il valore del rimborso dei buoni pasto ritirati a cui gli stessi avranno diritto sulla base delle condizioni commerciali in essere, attraverso un comodo strumento di calcolo della fattura online: basterà inserire la quantità di buoni ritirati e il loro valore per conoscere l’importo che spetta all’azienda partner.

 

Detraibilità dell’IVA sui buoni pasto per le aziende: come funziona

Le aziende che acquistano i buoni pasto per erogarli ai propri dipendenti.

Qualora i buoni siano acquistati per un uso diverso, come ad esempio nel caso di acquisto da parte di un libero professionista oppure da parte del titolare di una azienda per utilizzo proprio, occorrerà valutare la normativa applicabile di volta in volta.

Per informazioni più dettagliate si può contattare anche Day tramite mail (info@day.it) o servendosi dei riferimenti telefonici sul sito della società.

 

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