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Liberi professionisti e buoni pasto, binomio possibile e conveniente

Siete liberi professionisti e volete recuperare le spese del pranzo? Mai pensato ai buoni pasto? Sono una soluzione comoda e efficace. Vediamo perchè.

Negli ultimi mesi è stato fatto un po’ d’ordine nella normativa che estende una volta per tutte l’utilizzo dei buoni pasto per coloro che non hanno dipendenti, mentre prima ciò era possibile solo per interpretazione della norma.

In particolare è l’Agenzia delle entrate, con la Circolare n. 6/E del 3 marzo 2009 a specificare che “la deducibilità ai fini delle imposte sui redditi dei buoni pasto ascquistati dai lavoratori autonomi/professionisti può ritenersi posibile, collegandosi l’acquisto in questione principalmente alla dimostrazione dell’inerenza della spesa stessa allo svolgimento dell’attività, alla stregua delle ordinarie spese sostenute per il vitto”.

In buona sostanza, il libero professionista può acquistare buoni pasto di qualsiasi valore e spenderli in uno degli esercizi convenzionati con la società emittente. Possono essere spesi in bar, pizzerie, mense, ristoranti e nelle gastronomie dei supermercati, risultando molto utili soprattutto quando non è agevole ottenere la fattura (per importi troppo piccoli o perchè si tratta di gastronomie, ecc.).

Il vantaggio per liberi professionisti consiste anche nella praticità di avere poche fatture (ad ogni acquisto di buoni ne corrisponde una) e di poter gestire la contabilità con maggior facilità.

Non ci sono limitazioni per quanto riguarda il valore dei buoni pasto da scegliere. Se per i dipendenti è prevista l’agevolazione contributiva dell’esenzione dagli oneri fiscali fino ad un valore di €5.29 quotidiani, ciò non è applicabile nel caso di liberi professionisti, per i quali, non essendo presente busta paga, non sono previste in qualunque caso trattenute previdenziali legate al buono pasto. Si può optare dunque per il valore più congeniale rispetto alle singole esigenze specifiche lavorative. Ciò significa che se l’utilizzatore intende spendere il buono pasto per fare colazione sceglierà un taglio non troppo elevato, mentre per i pranzi nei ristoranti sarà opportuno un valore più alto per coprire la spesa.

L’unico onere che grava sul buono pasto per liberi professionisti/lavoratori autonomi è l’Iva al 10%, ma c’è da segnalare che dal settembre 2008 essa è interamente detraibile, mentre la fattura relativa è deducibile dal reddito imponibile secondo le specifiche dettate dalla legge alla voce Spese di rappresentanza.

Insomma, in vista dell’ultima parte dell’anno i buoni pasto possono essere un aiuto concreto e una soluzione per i liberi professionisti e i lavoratori autonomi che hanno specifiche esigenze quotidiane. Ovviamente siamo a disposizione qui sul blog per ulteriori richieste, e ricordiamo che la Day Ristoservice Spa offre la possibilità di acquistare buoni pasto in modo semplice e veloce attraverso il sito Dayshop, il “negozio virtuale” che permette di pagare in modo sicuro con carta di credito o bonifico bancario.

5 Comments

  1. Annarè Reply

    L’Iva è detraibile, quindi anche questa imposta si recupera. Io con i buoni pasto faccio molte cose, li trovo davvero utili.

  2. Davide Reply

    A mio modo di vedere l’articolo contiene diversi elementi che sono quanto meno da approfondire … il virgolettato NON è assolutamente presente nella richiamata circolare 6/E dell’Agenzia delle Entrate e molte conclusioni alle quali giunge l’autore (che non si sa chi sia dato che non si firma) sono quanto meno discutibili … fate molta attenzione …

  3. Frank Reply

    la circolare assimila l’acquisto dei buoni passo all’acquisto di beni e servizi somministrazione di alimenti e bevande.

    da cui discende che la fattura dei buoni pasto e’ uguale alla fattura di un ristorante, rimane invariata la “ratio” del legislatore: “non può essere posta in dubbio l’inerenza a detta attività”.

    In sede di accertamento bisogna dimostrare “senza dubbio” che siano stati utilizzati in modo inerente all’attivita’ svolta:
    per cui e’ utile farsi emettere la fattura quando si paga con i ticket, mentre al commercialista basta la fattura del blocchetto a mo’ di riepilogativo.

    E’ anche possibile rifatturare ogni singolo ticket come spesa nella parcella spillando il relativo scontrino recante una data congrua con il giorno della prestazione, emesso in una localita’ adiacente alla sede del vs cliente.

    Le spese fatturate per la somministrazione di alimenti e bavande concorrono alla formazioni dei redditi deducibili ai sensi dell’art 109 TUIR.

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