Una semplice scelta che porta con sé tanti vantaggi per le aziende e i loro dipendenti.
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Giugno 14, 2021
Buoni Pasto
Buoni pasto aziendali: perché darli ai dipendenti e quali sono i vantaggi per tutti
I buoni pasto sono uno dei benefit più apprezzati da lavoratori e aziende perché offrono ad entrambi numerosi vantaggi. Ecco quali sono.
I buoni pasto rappresentano uno degli strumenti di welfare aziendale più diffusi. Sono infatti moltissime le imprese che scelgono di offrirli ai propri dipendenti in sostituzione del servizio di mensa.
Perché un’azienda dovrebbe scegliere uno strumento di questo tipo, invece di rimborsare i pasti in busta paga o distribuire un corrispettivo in denaro in contanti ogni giorno? Quali vantaggi comporta per l’impresa offrire questo servizio ai propri dipendenti?
Chiariamo il funzionamento dei buoni pasto e i vantaggi normativi di cui beneficiano dipendenti e imprese, anche alla luce del Decreto n° 122 del 2017, che ne ha modificato i criteri di utilizzo.
Chi ha diritto ai buoni pasto?
Utilizzo dei buoni pasto: come funziona il servizio sostitutivo di mensa
Tutti i vantaggi per dipendenti e aziende
Ordinare buoni pasto online? Con Day Shop bastano 4 passaggi!
Chi ha diritto ai buoni pasto?
Iniziamo col dire che le aziende non sono obbligate a offrire i buoni pasto ai dipendenti, a meno che tale benefit non sia compreso nei contratti collettivi di categoria.
Fatta questa precisazione, vediamo quali lavoratori possono usufruire di questa agevolazione: possono ricevere i buoni pasto tutti i lavoratori subordinati che ricevano una busta paga, sia che il loro contratto sia a tempo indeterminato, determinato, part-time o di natura atipica.
Ogni lavoratore ha diritto a un buono pasto al giorno per ogni giorno effettivamente lavorato, anche in smart working.
Utilizzo dei buoni pasto: come funziona il servizio sostitutivo di mensa?
Utilizzare i buoni pasto è davvero molto semplice. Specialmente se si dispone di buoni pasto elettronici, che possono essere gestiti direttamente dalla app Buoni Up Day.
Ogni mese il dipendente riceve un numero di buoni pasto pari al numero di giornate lavorative effettuate nel mese precedente.
Il lavoratore può utilizzare i buoni pasto presso gli esercizi convenzionati, che li accettano come forma di pagamento per pasti pronti o generi alimentari. Il buono va utilizzato per intero e non dà diritto a resto.
Secondo la normativa vigente ogni lavoratore può cumulare fino a un massimo di 8 buoni al giorno.
Tutti i vantaggi per dipendenti e aziende
I buoni pasto vengono solitamente erogati dalle aziende che non dispongono di una mensa interna, tanto da essere considerati un vero e proprio servizio sostitutivo. Non sono però l’unica alternativa: esistono anche il rimborso delle spese per i pasti in busta paga e l’indennità sostitutiva di mensa. Tuttavia, queste opzioni sono spesso trascurate, perché meno vantaggiose sia per le imprese che per i lavoratori, che generalmente preferiscono i buoni pasto.
Ma quali sono i motivi per cui i buoni pasto riscuotono tanto successo? Ecco i principali:
sostegno al reddito familiare
tassazione agevolata
aumento del potere d’acquisto
deducibilità per le aziende
risparmio concreto.
Sostegno al reddito familiare
Il buono pasto è un servizio sostitutivo di mensa che rappresenta un sostegno importante al reddito familiare senza che l’azienda incorra in spese accessorie troppo esose. Grazie ad esso, i lavoratori che devono consumare i propri pasti fuori casa per lavoro possono risparmiare sulle spese sostenute per l’acquisto di cibo e destinare maggiori risorse al budget familiare.
Tassazione agevolata
La nuova normativa in materia di buoni pasto (Legge di Bilancio 2020) ha stabilito che i ticket siano esenti da tassazione se il loro valore facciale non supera i 4 euro per i buoni cartacei e gli 8 euro per i buoni elettronici. (NDR - La Legge di Bilancio 2026 ha innalzato a 10 euro la soglia defiscalizzata dei buoni pasto elettronici: qui trovi l’articolo di approfondimento).
Ciò significa che questo particolare servizio sostitutivo di mensa non concorre a determinare il reddito da lavoro dipendente e non è soggetto al versamento dei contributi. Nel caso un lavoratore riceva dei buoni pasto di importo superiore l’eccedenza viene tassata a norma di legge.
Aumento del potere d’acquisto
Se l’indennità sostitutiva di mensa viene erogata in busta paga, è interamente tassata e soggetta a contributi, perché rientra nel reddito da lavoro dipendente. Di conseguenza, una parte dell’importo viene trattenuta sotto forma di imposte e oneri previdenziali.
I buoni pasto, invece, non concorrono alla formazione del reddito da lavoro dipendente e non sono soggetti né a tasse né a contributi. Il loro valore resta quindi interamente disponibile per il lavoratore.
Deducibilità per le aziende
Un'azienda che sceglie di acquistare buoni pasto per i propri dipendenti ha il vantaggio di fornire un servizio che è totalmente deducibile e risparmiare, quindi, sui costi di gestione del personale. L’unico onere che deve sostenere è l’IVA agevolata al 4%, che è detraibile per intero (l’aliquota IVA è al 10% se ad acquistare i buoni pasto sono liberi professionisti, titolari d’azienda e soci, imprese individuali).
Le agevolazioni fiscali per le aziende, però, non si fermano alla detraibilità dell’IVA. Le imprese possono dedurre dalle tasse l’intero importo speso per l’acquisto dei buoni pasto ai dipendenti. I casi in cui è ammessa questa agevolazione sono due:
se l’azienda eroga i buoni pasto per rispettare i vincoli del contratto collettivo di settore;
quando un’impresa decide di erogare i buoni su base volontaria alla totalità dei dipendenti o a una categoria omogenea di lavoratori.
Ecco alcuni dei riferimenti normativi che regolamentano l’esenzione dalla tassazione dei buoni pasto:
DL 112/2008, art. 83, comma 28 bis, per aliquota IVA agevolata al 4%;
Circolare Ministeriale 6/E del 3/3/2009, legge per la deducibilità;
legge 133/2008, che modifica l’art. 19 bis 1 del DPR 633/72 dal 1/9/2008 per la detraibilità dell’IVA anche sui buoni pasto elettronici.
Risparmio concreto
Sul sito ufficiale Day è disponibile uno strumento di simulazione che consente di confrontare in modo semplice e chiaro il costo dei buoni pasto rispetto al rimborso in busta paga, in base al numero di dipendenti e al valore erogato.
Grazie a questo confronto, è possibile vedere concretamente quanto risparmia l’azienda e quanto riceve effettivamente il lavoratore, evidenziando i vantaggi fiscali e contributivi legati all’uso dei buoni pasto rispetto all’erogazione in denaro. Puoi fare la simulazione direttamente online, al link disponibile sul sito Day.
Per dare un’idea: su un buono da 8 euro, il costo annuo per l’azienda può ridursi di oltre 1.000 euro a dipendente rispetto all’equivalente in busta paga, con il lavoratore che ottiene un valore pieno, senza decurtazioni.
Tutto questo è gestibile in modo semplice e veloce attraverso il portale dedicato alle aziende, dove in pochi passaggi è possibile ordinare, monitorare e amministrare le soluzioni Day in completa autonomia.
Come puoi vedere, buoni pasto rappresentano la soluzione ideale per erogare degli incentivi ai collaboratori senza che queste agevolazioni pesino troppo sulle casse dell’azienda.
Marzo 16, 2021
Buoni Pasto
Iva sui buoni pasto: aliquote e deducibilità
Di seguito una breve guida che illustra le principali norme fiscali che regolano la circolazione dei buoni pasto.
Tra i benefit più apprezzati da aziende e lavoratori ci sono i buoni pasto: ticket cartacei o, più spesso, elettronici dal valore predeterminato che i lavoratori possono utilizzare per ottenere il servizio sostitutivo di mensa sotto forma di pasti già pronti oppure di generi alimentari pronti all’uso.
Il buono pasto, rappresentando un beneficio erogato dai datori di lavoro ai propri dipendenti, è soggetto sia a normative relative alla tassazione per le aziende e dipendenti sia a normative in materia di Iva.
È necessario fare un po’ di chiarezza su questi argomenti anche alla luce delle recenti interpretazioni dell’Agenzia delle entrate in tema di imposta sul valore aggiunto.
In questo articolo troverai tutte le informazioni dettagliate e aggiornate su imposte dirette e IVA riguardo ai buoni pasto
Buoni pasto: a quali tasse sono soggetti?
Quale aliquota IVA va applicata alla vendita ed alla successiva circolazione dei buoni pasto?
Le regole per la fatturazione
Detraibilità dell’IVA sui buoni pasto per le aziende: come funziona
Buoni pasto: a quali tasse sono soggetti?
Quello della tassazione dei buoni pasto è un argomento piuttosto complesso, che coinvolge diversi ambiti.
Per quel che riguarda la tassazione nei confronti di datori di lavoro e dipendenti, ai quali i buoni vengono dati, è recentemente intervenuta la Legge di Bilancio 2020, la quale nel revisionare l’Art. 51 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi, ha previsto maggiori agevolazioni fiscali per i buoni pasto elettronici i quali sono esclusi dalla formazione del reddito da lavoro dipendente fino alla soglia di 8 euro, mentre per i ticket cartacei tale soglia è stata ridotta a 4 Euro. Gli stessi limiti sono validi per l’esenzione dai contributi Inps. (NDR - La Legge di Bilancio 2026 ha innalzato a 10 euro la soglia defiscalizzata dei buoni pasto elettronici: qui trovi l’articolo di approfondimento).
Quale aliquota IVA va applicata alla vendita ed alla successiva circolazione dei buoni pasto?
Il buono pasto acquistato dalle aziende a favore dei propri dipendenti è assoggettato ad aliquota Iva agevolata del 4%, non sono esclusi altri tipi di utilizzo del buono pasto ma, in tutti i casi di uso diversi da quello sopra indicato, l’aliquota agevolata del 4% non è applicabile.
Successivamente al suo utilizzo da parte del dipendente, il buono pasto dovrà essere rifatturato dall’esercizio commerciale che lo ha accettato in pagamento alle società emettitrici. L’aliquota Iva da applicare è sempre del 10%, sia nel caso di utilizzo del buono pasto presso pubblici esercizi (bar, ristoranti ecc) che nel caso di utilizzo dello stesso presso le mense.
In particolare, per quanto riguarda la fatturazione da parte delle mense, a conferma della correttezza dell’interpretazione sopra fornita, è recentemente intervenuta l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione N° 75/E del 1° dicembre 2020, nella quale ha ribadito che nel “rapporto tra la società emittente e la mensa aziendale ed interaziendale che accetta i buoni pasto, la misura dell’aliquota applicabile sarà del 10 per cento”.
Le regole per la fatturazione
Le regole per la fatturazione dei buoni pasto variano in funzione della tipologia del rapporto commerciale in essere e dei soggetti coinvolti.
Nel caso di rapporto tra società emettitrice e datore di lavoro, la base imponibile ai fini IVA è costituita dal prezzo convenuto dalle parti per l’acquisto dei buoni pasto anche qualora, per effetto di uno sconto concesso al datore di lavoro da parte della società emettitrice, tale prezzo fosse inferiore al valore facciale del buono. Alla base imponibile si applicherà l’aliquota Iva del 4%.
Nel caso di un rapporto tra società emettitrice ed esercizio convenzionato, la base imponibile ai fini IVA si calcola applicando la percentuale di sconto concordato al valore facciale del buono, e poi scorporando dall’importo così ottenuto l’IVA compresa nel valore del buono stesso, (e cioè dividendo l’importo per 110 e moltiplicando il risultato per 100).
Day offre ai suoi partner la possibilità di calcolare il valore del rimborso dei buoni pasto ritirati a cui gli stessi avranno diritto sulla base delle condizioni commerciali in essere, attraverso un comodo strumento di calcolo della fattura online: basterà inserire la quantità di buoni ritirati e il loro valore per conoscere l’importo che spetta all’azienda partner.
Detraibilità dell’IVA sui buoni pasto per le aziende: come funziona
Le aziende che acquistano i buoni pasto per erogarli ai propri dipendenti.
Qualora i buoni siano acquistati per un uso diverso, come ad esempio nel caso di acquisto da parte di un libero professionista oppure da parte del titolare di una azienda per utilizzo proprio, occorrerà valutare la normativa applicabile di volta in volta.
Per informazioni più dettagliate si può contattare anche Day tramite mail (info@day.it) o servendosi dei riferimenti telefonici sul sito della società.
Marzo 09, 2021
Buoni Pasto
Quanti buoni pasto ti spettano al mese?
In media, a un lavoratore dipendente spettano tra i 20 e i 22 buoni pasto al mese, calcolati sulla base delle giornate di lavoro effettivo svolte nel mese precedente. Il buono pasto rappresenta un'ottima soluzione alternativa al servizio di mensa aziendale. Questa guida completa risponde in modo chiaro e diretto a tutte le tue domande sui limiti di utilizzo, sul calcolo mensile e sulle regole in vigore.
Le aziende non sono obbligate dalla legge a fornire un servizio di mensa ai dipendenti. Spesso, tuttavia, tale obbligo è compreso nei contratti collettivi di categoria, oppure è l’azienda stessa che sceglie di offrirlo come benefit ai propri collaboratori.
In molti casi, quando non c’è una mensa aziendale vera e propria, il datore di lavoro decide di offrire ai dipendenti un’indennità in busta paga o, più spesso, i buoni pasto: dei ticket cartacei o elettronici che rappresentano un’indennità sostitutiva di mensa.
Ogni lavoratore riceve tutti i mesi un certo numero di buoni pasto, che può spendere nei locali convenzionati per acquistare dei pasti già pronti, ma anche in negozi e supermercati per acquistare generi alimentari.
Vediamo tutto quello che c’è da sapere su questa pratica:
Quanti buoni pasto al mese?
Quanti buoni pasto al giorno?
A quanto ammontano i buoni pasto?
Quanti buoni pasto si possono accumulare?
Quanti buoni pasto si possono usare al giorno?
Quali sono i limiti dei buoni pasto: regole principali
Come gestire i buoni pasto Day con il portale e la App dedicati
Quanti buoni pasto al mese?
La quantità di buoni pasto che riceve un lavoratore ogni mese non è fissa, ma dipende dal numero di giorni che ha un mese e dai giorni effettivi di lavoro svolti.
Il numero di buoni pasto che spettano ogni mese ai dipendenti di un’azienda viene infatti calcolato in base ai giorni di lavoro effettivi che hanno svolto nel mese precedente.
Di seguito un esempio sui mesi di febbraio e marzo.
MESE
GIORNI DEL MESE
GIORNI DI LAVORO SVOLTI
BUONI PASTO DOVUTI
FEBBRAIO
28
19 (+ 1 di ferie)
19
MARZO
31
23
23
Quanti buoni pasto al giorno?
Ogni lavoratore ha diritto a un buono pasto per ogni giornata lavorativa svolta.
Ciò vuol dire che non può ricevere più di un buono pasto al giorno e questo buono sarà esente da tassazione fino all’importo massimo stabilito dalla legge. Nel caso in cui i buoni pasto vengano erogati da un’azienda ai propri collaboratori anche nelle giornate non lavorative, essi sono interamente soggetti a tassazione.
Il ticket giornaliero spetta anche in quei casi in cui la pausa pranzo non sia prevista, purché l’erogazione dei buoni pasto sia compresa nella contrattazione collettiva di settore o sia estesa a una categoria omogenea di lavoratori.
Anche le lavoratrici che usufruiscono della maternità obbligatoria, della maternità anticipata e dei congedi per allattamento hanno comunque diritto al buono pasto.
Anche in questo caso, i buoni non concorrono a formare il reddito da lavoro dipendente se il loro valore non supera i limiti fissati dalla normativa.
A quanto ammontano i buoni pasto?
L’importo minimo di un buono pasto è di 2 euro, mentre l’importo massimo è di 15 euro.
Solitamente, le aziende erogano ai propri dipendenti buoni di un valore facciale compreso tra 5 e 10 euro.
La normativa fiscale in vigore nel 2026, volta a incentivare l’uso degli strumenti elettronici per garantire maggiore tracciabilità e praticità, prevede che i buoni pasto cartacei non concorrano alla formazione del reddito da lavoro dipendente e siano esenti dal versamento dei contributi INPS fino a un importo massimo di 4 euro al giorno a buono. Per i buoni pasto elettronici, questa soglia di esenzione è innalzata a 10 euro al giorno, garantendo un risparmio fiscale notevolmente superiore per le imprese e un netto più alto in busta paga per i dipendenti.
Quanti buoni pasto si possono accumulare?
Prima di vedere quanti buoni pasto si possono accumulare, è importante fare una distinzione tra i termini accumulare e cumulare. Queste due parole hanno un significato simile ma nel caso dei buoni pasto esse non sono interscambiabili.
Questo perché non c’è un limite al numero di buoni pasto che si possono accumulare, se non quello imposto dalla data di scadenza degli stessi. Data che, solitamente, coincide con la fine dell’anno solare. Esiste, invece, un limite alla cumulabilità dei buoni.
Quanti buoni pasto si possono usare al giorno?
Cumulare i buoni pasto significa utilizzarne più di uno contemporaneamente nello stesso momento. Ma all'atto pratico, quanti buoni pasto si possono usare al giorno? La legge stabilisce un limite ben preciso per quanto riguarda il numero di buoni pasto che si possono usare al giorno per una singola transazione.
In base alla normativa del Ministero dello Sviluppo Economico (D.M. n. 122/2017), il limite è fissato a un massimo di 8 buoni pasto spendibili contemporaneamente per ogni singola spesa o servizio. Non è quindi possibile superare questa quantità in un'unica transazione quotidiana, sia che si tratti di fare la spesa al supermercato, sia che si decida di mangiare fuori.
Bisogna inoltre considerare che il buono pasto deve essere speso per il suo intero valore facciale, in quanto non dà diritto al resto. Di conseguenza, nel calcolare quanti buoni pasto si possono usare al giorno, occorre valutare se sia conveniente o meno spendere più di un ticket contemporaneamente.
Facciamo qualche esempio pratico per capire come spendere i buoni pasto quotidianamente:
Esempio in pausa pranzo: mettiamo il caso che un lavoratore riceva dall’azienda dei buoni dal valore facciale di 6,50 euro e decida di pranzare in un ristorante, spendendo 10,50 euro. In questo caso, il lavoratore pagherà una parte del pasto con il buono e la restante in contanti o carta. Utilizzando due buoni (pari a 13 euro), infatti, non avrebbe diritto al resto di 2,50 euro, perdendo parte del valore del beneficio.
Esempio per la spesa: lo stesso lavoratore può decidere di conservare i buoni per la spesa settimanale. Poniamo il caso che acquisti generi alimentari per un valore di 40 euro. In questo caso, rispettando il limite stabilito dalla legge su quanti buoni pasto si possono usare al giorno, potrà presentare alla cassa fino a 6 buoni pasto da 6,50 euro (per un totale di 39 euro) e dovrà spendere solo 1 euro di differenza in contanti o carta.
Quali sono i limiti dei buoni pasto: regole principali
Oltre a comprendere quanti buoni pasto si possono usare al giorno, è fondamentale conoscere le regole generali che disciplinano l’utilizzo di questo benefit aziendale. La normativa italiana fissa una serie di limiti precisi per garantire la corretta destinazione d’uso dello strumento:
Massimo 8 buoni pasto cumulabili per singola transazione: come previsto dal Decreto n. 122/2017, è il limite massimo consentito per singola operazione d'acquisto o pagamento.
Utilizzabili esclusivamente per alimenti e pasti: i buoni pasto possono essere spesi solo ed esclusivamente per comprare cibo, pasti pronti e prodotti alimentari. Non possono essere utilizzati per acquistare articoli non alimentari (come prodotti per la pulizia della casa o per l'igiene personale).
Non convertibili in denaro: i ticket rappresentano un servizio sostitutivo di mensa e non possono in alcun modo essere scambiati con denaro contante o monetizzati.
Non cedibili ad altre persone: il benefit è strettamente personale e nominativo. Non può essere ceduto o venduto a terzi, inclusi i familiari o conviventi del dipendente.
Utilizzabili presso esercizi convenzionati: possono essere spesi solo nei punti vendita, supermercati, bar e ristoranti che aderiscono alla rete della società emittente, come la rete di partner Day.
Soggetti a una data di scadenza: ogni buono ha una validità predefinita (solitamente indicata sul ticket cartaceo o visibile all'interno dell'applicazione per i buoni elettronici). Una volta scaduti, i buoni non sono più utilizzabili né rimborsabili.
Come gestire i buoni pasto Day con il portale e la App dedicati
Gestire i tuoi buoni pasto Day è facilissimo, grazie al portale e alla App dedicati agli utilizzatori. Da qui potrai facilmente monitorare la quantità di buoni pasto che viene caricata ogni mese sulla tua card e sapere quanti sono i ticket a tua disposizione.
La App ti offre anche l’opportunità di trasferire sul cloud i buoni pasto elettronici caricati sulla card, così da poter fare acquisti direttamente online presso i partner convenzionati e di pagare nei negozi fisici utilizzando il Codice e il QR Code.
Conoscere nel dettaglio le regole e i limiti legati ai buoni pasto consente sia ai datori di lavoro sia ai dipendenti di sfruttare al massimo questo straordinario strumento di welfare aziendale. Dalle convenienti soglie di esenzione previste nel 2026 per i formati elettronici (pari a 10 euro al giorno) fino alla gestione flessibile quotidiana entro il limite degli 8 ticket cumulabili, i buoni pasto si confermano una risorsa preziosa per ottimizzare i costi aziendali e sostenere concretamente il potere d'acquisto dei lavoratori.
Marzo 01, 2021
Buoni Pasto
Cosa fare in pausa pranzo? 10 consigli per sfruttarla al meglio
La pausa pranzo è uno dei momenti più importanti della giornata per un lavoratore. Ecco trucchi e consigli per sfruttarla al meglio.
Capita spesso che, complici la fretta e l’ansia di rimettersi a lavorare, non si riesca a gestire al meglio il tempo dedicato alla pausa pranzo. Anche se si tratta di uno dei momenti più importanti della giornata per chi deve trascorrerne la maggior parte fuori casa.
Sono molti gli esperti che sostengono quanto sia importante dedicare il giusto tempo alla pausa pranzo per garantire il proprio benessere e dare il massimo sul lavoro. Certo, non è facile cambiare le abitudini quotidiane ma bastano un poco di impegno e organizzazione per ottenere dei benefici dalla pausa pranzo. Cosa si deve fare per sfruttare al massimo questo momento? Scoprilo leggendo il nostro articolo.
Quanto dura la pausa pranzo?
Cosa mangiare in pausa pranzo?
Gli effetti positivi di una pausa pranzo fatta bene
Pausa pranzo: 10 consigli per sfruttarla al meglio
Pausa sana: i consigli di Day per la pausa pranzo
Quanto dura la pausa pranzo?
Secondo quanto previsto dalla legge, la pausa pranzo non può durare meno di 10 minuti. Questo tempo, tuttavia, è davvero poco per riuscire a consumare un pasto degno di questo nome.
Solitamente, le aziende concedono dai 30 minuti a 1 ora per la pausa pranzo dei dipendenti. In alcuni luoghi di lavoro, la pausa pranzo può durare anche 2 ore.
Cosa mangiare in pausa pranzo?
Può capitare che, a causa della fretta o di cattive abitudini, quando si mangia fuori casa si scelgano cibi poco salutari, magari perché sono già pronti e si consumano velocemente. Certo, non c’è niente di male se, occasionalmente, si sceglie di pranzare con un panino, una pizza o un kebab, tuttavia questa non deve diventare la norma, perché la salute può risentirne.
Se si mangia ogni giorno fuori casa, si deve variare il proprio menu, scegliendo alimenti sani e poco calorici.
Consumare pasti salutari è importante per mantenersi in buona salute, specialmente se si conduce una vita molto sedentaria. Per questo si deve seguire una dieta bilanciata e mangiare in modo sano durante la pausa pranzo.
Se preferisci consumare pasti già pronti, con il portale e la App Buoni Up Day puoi trovare facilmente ristoranti e locali nella zona del tuo ufficio dove acquistare pasti salutari con i tuoi buoni pasto.
Se, invece, ami cucinare e preferisci preparare i tuoi pasti, ti consigliamo di stilare un menu settimanale, e di preparare in anticipo i piatti da mettere nella schiscetta, così da evitare di rimpinzarti di cibi poco salutari per mancanza di tempo.
Durante la tua pausa pranzo evita di consumare cibi troppo pesanti e ricchi di grassi, perché appesantiscono il corpo e la mente, rendendo sonnolenti e fiacchi. Prediligi alimenti sani, ricchi di vitamine e facilmente digeribili.
Ricorda anche di portare con te della frutta, da consumare a fine pasto o quando senti la necessità di fare uno spuntino.
Gli effetti positivi di una pausa pranzo fatta bene
Spesso, per abitudine o un’errata pianificazione della propria giornata, si finisce per trascorrere la pausa pranzo seduti alla scrivania, mangiando velocemente il proprio pasto, magari continuando a lavorare o, comunque, senza staccarsi dal pc. Non c’è niente di più sbagliato e poco salutare.
Sia che si lavori da casa, sia che ci si trovi in ufficio, per garantire il proprio benessere, è importante sfruttare il tempo della pausa pranzo per smettere di lavorare e ricaricare le batterie, così da affrontare al meglio il resto della giornata.
Una pausa pranzo fatta bene:
aiuta a vedere le cose con più obiettività e, magari, a risolvere quel problema su cui ci si è arrovellati per ore;
migliora la capacità di concentrazione, così si riesce a lavorare meglio e a commettere meno errori;
aiuta a migliorare il benessere psicofisico, aumenta il buonumore e riduce i livelli di stress;
consente di aumentare la produttività e la performance lavorativa;
migliora le relazioni tra colleghi, perché staccare la mente dal lavoro aiuta a vedere le cose da una prospettiva diversa e a ridimensionare i problemi.
Pausa pranzo: 10 consigli per sfruttarla al meglio
Insomma, la pausa pranzo è uno dei momenti più importanti della giornata per un lavoratore. Perciò non se ne deve sprecare neanche un minuto.
Ecco 10 consigli per sfruttare la pausa pranzo nel modo giusto e ottenere dei benefici.
1. Pianifica la tua giornata lavorativa tenendo in considerazione il pranzo
Si dice chi ben comincia è a metà dell’opera.
Pianificare la giornata tenendo in debita considerazione la pausa pranzo è il primo passo per gestire al meglio il tempo ad essa dedicato. Organizza il tuo lavoro in modo da non avere incombenze che possano trattenerti alla scrivania ed evita di fissare incontri di lavoro o riunioni a ridosso dell’orario di pranzo.
2. Allontanati dalla postazione di lavoro
Staccarsi dalla propria postazione di lavoro serve a ottenere un distacco fisico e mentale dal lavoro e a rilassarsi maggiormente. Restare davanti al computer è infatti il modo migliore per perseguire cattive abitudini come continuare a lavorare durante il pasto o evitare di fare esercizio fisico.
Se possibile, è meglio uscire dall’ufficio e trascorrere del tempo all’aperto. Se si rimane in ufficio, è comunque importante trascorrere il tempo della pausa pranzo lontani dalla scrivania.
3. Disconnettiti
Un altro errore che si compie molto spesso è quello di rimanere continuamente connessi a Internet durante la pausa pranzo. Dal computer si passa allo smartphone o al tablet, si controllano le e-mail e i social network.
Navigare continuamente in Internet, senza mai staccare la spina, genera ansia e aumenta i livelli di stress. Per rilassarsi davvero è importante spegnere il computer e concedersi dei momenti in cui si mettono da parte tutti i dispositivi elettronici e ci si concentra solo su sé stessi e il proprio benessere.
4. Dedica il giusto tempo al pasto
Mangiare velocemente è sempre sconsigliato, perché ha effetti negativi sulla digestione, non permette di assimilare correttamente le sostanze nutrienti e influisce anche sulla salute dei denti.
Anche se hai fretta, perciò, ricorda di dedicare il giusto tempo ai tuoi pasti, mastica lentamente e assapora ogni boccone. Non solo ne beneficeranno la tua linea e il tuo stomaco, ma ti sentirai anche più energico.
5. Pratica un esercizio di mindfulness prima di mangiare
Quello di mindfulness è un concetto molto più ampio di benessere e comprende un tipo di meditazione diverso da quello tradizionale. I benefici che regala possono essere raggiunti dedicandole pochi minuti al giorno.
Quando finisci di lavorare, prima di iniziare a mangiare, concediti un minuto di meditazione: chiudi gli occhi, respira lentamente e concentrati solo su te stesso e sulla respirazione, isolandoti dal mondo esterno e allontanando tutti i pensieri. Oppure concentrati su un oggetto che trovi sulla tua scrivania. Libera la mente. Osservalo come se lo vedessi per la prima volta, toccalo per sperimentarne la consistenza e la struttura.
Dedica questa stessa concentrazione anche al cibo. Libera la mente, focalizza la tua attenzione su ciò che stai mangiando e sulle sensazioni che provi.
6. Fai esercizio fisico
Praticare attività fisica è importante per il proprio benessere, specialmente se si trascorre tanto tempo seduti. Vorresti andare a correre la mattina prima di andare in ufficio ma non hai tempo? Puoi dedicarti a questa attività durante la pausa pranzo. Oppure andare in palestra, se sei un appassionato di fitness.
Tuttavia, se hai poco tempo a disposizione o non sei abituato a fare esercizio fisico, bastano anche una semplice passeggiata al parco, o un quarto d’ora di camminata veloce, per rilassarsi e mantenersi in forma.
7. Socializza
Confrontarsi con le persone che ci circondano è importante per stare bene con noi stessi e vivere più serenamente l’ambiente di lavoro.
La pausa pranzo è un buon momento per conoscere i colleghi e socializzare con loro.
8. Organizza la tua settimana
Una delle ragioni per cui si accumula tanto stress e ci si sente sopraffatti dalle mille incombenze quotidiane è la poca organizzazione.
Usare il tempo della pausa pranzo per organizzare al meglio la tua settimana ti permette di focalizzarti meglio sugli obiettivi da raggiungere, avere la mente più libera e abbassare i livelli di stress.
9. Pianifica la tua carriera
Quello della pausa giornaliera è anche un buon momento per focalizzarsi sulla propria carriera.
Se sei una di quelle persone che amano pianificare, puoi sfruttare la pausa pranzo per fare un bilancio della tua vita lavorativa, sugli obiettivi che hai raggiunto e su quelli da raggiungere, raccogliendo e organizzando idee e progetti.
10. Dedica del tempo alle tue passioni
Leggere un libro. Visitare una mostra. Dedicarsi alla scrittura, al disegno, al cucito.
La pausa pranzo è il momento ideale per dedicare un po’ di tempo alle proprie passioni. Così, oltre a nutrire la propria anima creativa, ci si rilassa e si recupera la serenità necessaria ad affrontare il resto della giornata lavorativa con grinta e buonumore.
Pausa Sana: i consigli di Day per la pausa pranzo
Day conosce bene l’importanza della pausa pranzo e sa anche quanto possa essere difficile trovare il modo di organizzare questo tempo nel modo giusto.
La rubrica Pausa Sana è nata proprio con lo scopo di aiutare chi lavora a godere al meglio della propria pausa pranzo, con tanti suggerimenti e consigli utili anche per chi lavora in smart working.
Luglio 13, 2020
Buoni Pasto
Differenze tra i cibi industriali e cibi nutrienti
Cos'è che realmente rende poco sani i "cibi industriali", cioè gli alimenti lavorati?
In un recente articolo sull'obesità infantile sono stati evidenziati 11 differenze sostanziali tra gli alimenti freschi e i cibi industriali lavorati.
Inoltre sono state individuate quattro macro aree nelle quali i cibi industriali creano danni alla salute: portano a un aumento del consumo di carboidrati raffinati, aumentano il rischio di obesità e diabete di tipo 2, danneggiano l'ambiente e, danneggiando la nostra salute, portano a una maggiore spesa sanitaria.
Gli alimenti trasformati sono definiti in base ai processi industriali necessari per ottenere il prodotto finale. I cibi industriali, di solito, soddisfano 7 criteri: Il cibo è prodotto in serie, è coerente da lotto a lotto, è coerente da paese a paese, utilizza ingredienti specializzati, è costituito da macronutrienti predefiniti e predosati, resta in emulsione (il che significa che le parti grasse e le parti acquose rimangono mescolate insieme invece che separarsi come avverrebbe naturalmente) e ha lunghi tempi di conservazione.
Ma definire gli alimenti raffinati solo da queste proprietà non identifica le grandi differenze nutrizionali tra i prodotti alimentari industriali e quelli freschi.
Le 11 differenze fra cibi industriali e lavorati
Vediamo adesso nello specifico le 11 differenze principali dei cibi industriali rispetto a quelli preparati da alimenti freschi:
Non contengono fibra a sufficienza - Paragonati ai cibi freschi, quelli industriali hanno molte meno fibre. Le fibre sono importanti per la nostra salute perché giocano un ruolo chiave nell'assorbimento dei nutrienti, nel mantenere la glicemia sotto controllo, riducono il colesterolo e aiutano la motilità
Non hanno sufficienti acidi grassi omega-3 - Gli acidi grassi omega-3 si trovano principalmente nel pesce e hanno tante proprietà benefiche per il nostro organismo.
Hanno troppi acidi grassi omega-6 - Se è vero che il cibo industriale ha pochi omega-3, è anche vero che ha troppi omega-6. Avere il giusto rapporto di acidi grassi omega-6 e omega-3 è importante per il benessere del nostro organismo. Un eccesso di acidi grassi omega-6 rispetto agli omega-3 può causare uno stato infiammatorio e stress ossidativo.
Non hanno micronutrienti sufficienti - Gli alimenti processati hanno meno vitamine e minerali della controparte fresca, questa perdita è dovuta ai processi industriali di preparazione che impoveriscono gli alimenti dei loro nutrienti.
Sono ricchi di grassi Trans - I grassi Trans sono molto pericolosi per la nostra salute (non vengono usati come energia e si accumulano nelle arterie andandole ad ostruire), tanto che è stata varata una legge che ne vieta l'utilizzo a partire dal 2018. Però ad oggi sono ancora tanti gli alimenti industriali ricchi di grassi trans.
Contengono troppi aminoacidi ramificati - Gli aminoacidi ramificati sono indispensabili per l'organismo e sono comunemente presi come integratore dagli sportivi, ma un loro eccesso porta ad accumuli di grasso indesiderato.
Contengono troppi emulsionanti - Gli emulsionanti sono sostanze chimiche usate per evitare che parti grasse e parti acquose si separino. I cibi industriali ne sono ricchi e, dato che funzionano anche come detergenti, un loro eccesso può portare a disturbi intestinali.
Contengono troppi nitrati - I nitrati si trovano prevalentemente nei salumi e negli insaccati e vengono trasformati dal nostro organismo in nitrosourea che è una molecola cancerogena.
Sono troppo salati - Gli alimenti lavorati contengono grosse quantità di sale. Un eccesso di sale può portare ad ipertensione e malattie cardiache.
Sono una fonte di etanolo - Non tutti i cibi industriali contengono etanolo ma quelli che lo contengono ne hanno in genere troppo. Un eccesso di etanolo è collegato a stress ossidativo, diabete e malattie epatiche.
Contengono troppo fruttosio - Un eccesso di fruttosio porta a sintomi simili a quelli dell'eccesso di etanolo, tanto da dargli il nome di "alcol dei bambini".
Puoi trovare l’articolo originale qui, scritto dal dott. Giuseppe Scopelliti Biologo Nutrizionista.