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crediti sostenibilità appennino tosco emiliano
Giugno 15, 2026
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Foreste, Futuro e valore condiviso: Day e i Crediti di Sostenibilità dell’Appennino Tosco-Emiliano

Ci sono luoghi che raccontano meglio di altri il significato della parola rigenerazione. Il Tecnopolo di Reggio Emilia, nato negli spazi delle ex Officine Reggiane e oggi centro di innovazione e ricerca, è fra questi. Proprio qui, il 28 maggio scorso si è svolta la quarta edizione di Foreste & Futuro: un evento dedicato al ruolo delle foreste nella lotta ai cambiamenti climatici e nella costruzione di un modello di sviluppo più sostenibile. Per noi di Day l'appuntamento ha avuto un significato speciale: durante l'evento abbiamo ricevuto l'attestato dei Crediti di Sostenibilità della Riserva della Biosfera UNESCO dell'Appennino Tosco-Emiliano, entrando ufficialmente a far parte di un progetto che va oltre la compensazione delle emissioni, investendo nella tutela delle foreste, della biodiversità e delle comunità che le custodiscono. Una strategia che guarda a ecosistemi diversi Dai crediti di carbonio ai Crediti di Sostenibilità: un cambio di prospettiva Il progetto del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano Un patrimonio naturale unico in Europa La sostenibilità come investimento sul futuro Una strategia che guarda a ecosistemi diversi Come Società Benefit, infatti, siamo consapevoli che la sostenibilità non si può limitare a ridurre gli impatti negativi: significa contribuire attivamente alla generazione di valore per l'ambiente e per le comunità. Per questo motivo, nel 2026 abbiamo scelto di diversificare la nostra strategia climatica, sostenendo progetti capaci di agire su ecosistemi differenti, ma complementari. Continuiamo a supportare il progetto Valle Ca' Pisani, sviluppato insieme a Up2u nell'area del Delta del Po. Qui il lavoro di gestione della valle da pesca favorisce la cattura e lo stoccaggio della CO₂ attraverso processi naturali legati agli ecosistemi acquatici, contribuendo al tempo stesso alla tutela della biodiversità e allo sviluppo del territorio. Accanto a questo impegno, abbiamo deciso di sostenere anche il progetto dei Crediti di Sostenibilità promosso dal Parco Nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano e dalla Riserva della Biosfera UNESCO. I Crediti di Sostenibilità sono uno strumento che dà un valore concreto al ruolo delle foreste nel proteggere l’ambiente. In pratica, ogni credito corrisponde indicativamente a una tonnellata di CO₂ assorbita dagli ecosistemi forestali. Questo sistema permette di riconoscere e rendere misurabile il contributo delle foreste nella lotta al cambiamento climatico e, allo stesso tempo, sostiene e incentiva una gestione più attenta e sostenibile dei boschi, a beneficio della biodiversità. Acqua e foreste rappresentano due patrimoni naturali essenziali e strettamente collegati. Scegliendo di investire in entrambi, Day sostiene la tutela di ecosistemi diversi, contribuendo a compensare gli impatti che ancora oggi non è possibile eliminare completamente, come quelli legati ai trasporti o all'utilizzo della carta, e favorendo al tempo stesso la generazione di benefici ambientali, sociali ed economici per i territori coinvolti. Dai crediti di carbonio ai Crediti di Sostenibilità: un cambio di prospettiva Durante l'incontro è emerso un concetto destinato ad assumere un ruolo sempre più importante nelle strategie aziendali: la Nature Accountability. Tradizionalmente si parla di Crediti di Carbonio, strumenti che consentono di compensare una determinata quantità di emissioni di gas serra. I Crediti di Sostenibilità introducono una logica più ampia. Oltre a misurare la capacità di assorbire CO₂, riconoscono il valore dei servizi ecosistemici che le foreste generano quotidianamente: la conservazione della biodiversità, la tutela del suolo, la regolazione del ciclo dell’acqua, le funzioni ricreative e paesaggistiche, la resilienza ai cambiamenti climatici. Ogni credito è il risultato di una gestione forestale sostenibile e certificata (secondo gli standard internazionali PEFC e FSC) che garantisce un impatto positivo reale e misurabile. Acquistare questi crediti significa finanziare direttamente i gestori forestali partner del progetto, permettendo loro di attuare nuovi interventi di resilienza per proteggere i boschi dai cambiamenti climatici. Non basta compensare l’impatto, dunque. Bisogna sostenere attivamente la capacità della natura di continuare a generare benessere per le persone e per i territori: si passa da una logica compensativa a una logica rigenerativa. Il progetto del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano Il progetto, ideato dal Parco Nazionale in qualità di coordinatore della Riserva di Biosfera MAB UNESCO, è un'eccellenza a livello europeo. Coinvolge oggi oltre 31.000 ettari di foreste certificate e circa 40 proprietari forestali, sia pubblici che privati, distribuiti tra Emilia-Romagna e versante toscano. L’obiettivo è ambizioso: garantire un futuro alle foreste appenniniche, aumentando la loro resistenza climatica affinché le generazioni future possano continuare a beneficiare della loro bellezza e della loro utilità. L'aspetto più interessante è il meccanismo di circolarità che sostiene l'iniziativa: le risorse generate dall'acquisto dei crediti vengono redistribuite ai gestori forestali che partecipano al progetto e utilizzate per realizzare nuovi interventi di tutela, monitoraggio, pianificazione e resilienza dei boschi. In questo modo il valore prodotto dalla foresta ritorna direttamente sul territorio, sostenendo le comunità locali e contribuendo alla conservazione di un patrimonio naturale che appartiene a tutti. Per noi di Day, sostenere questo progetto significa investire in un ecosistema vicino a noi, rafforzando il legame tra impresa e territorio. Un patrimonio naturale unico in Europa Uno dei momenti più interessanti dell'evento, moderato da Marco Cattaneo, direttore di National Geographic Italia, è stato l'intervento dedicato alla biodiversità delle foreste appenniniche. L'Appennino Tosco-Emiliano rappresenta infatti un'area straordinaria dal punto di vista genetico e naturalistico, situata in una zona di incontro tra il clima mediterraneo e quello alpino. Qui sopravvivono specie rarissime e patrimoni genetici di valore eccezionale. È il caso del salice erbaceo, un minuscolo albero alto appena pochi centimetri, presente da migliaia di anni sulle montagne appenniniche. Oppure dell'abete rosso, che proprio in questo territorio presenta una diversità genetica superiore a quella riscontrabile nell'intero arco alpino. Queste foreste sono in pericolo a causa del riscaldamento globale (l'Europa – lo sappiamo – è il continente che si scalda più velocemente). Proteggerle significa investire sul futuro. Le foreste più diverse dal punto di vista genetico sono quelle più capaci di adattarsi alle nuove condizioni ambientali. Quello del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano è il primo progetto in Europa di questo tipo proposto da un parco nazionale, un esempio a cui guarda l’Europa intera, dal momento che le foreste del futuro nel nord Europa avranno sempre più l’aspetto delle nostre foreste, considerando lo spostamento delle fasce climatiche. La sostenibilità come investimento sul futuro Sostenere il progetto dei Crediti di Sostenibilità dell'Appennino Tosco-Emiliano significa contribuire alla tutela di ecosistemi unici, rafforzare la resilienza delle foreste italiane e sostenere le comunità che se ne prendono cura ogni giorno. Significa anche dare concretezza agli obiettivi che Day ha inserito nella propria strategia di sostenibilità e nella Relazione di Impatto, trasformando gli impegni in azioni misurabili e generatrici di valore. Perché la transizione ecologica non si costruisce soltanto riducendo gli impatti negativi: si costruisce anche investendo in quei progetti che rafforzano la capacità della natura di rigenerarsi e di prosperare insieme alle persone e ai territori.  
festival del fundraising
Giugno 01, 2026
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Al Festival del Fundraising 2026, Day porta il welfare nel Terzo Settore

Dal 3 al 5 giugno torna al Palacongressi di Riccione il Festival del Fundraising, il più grande evento europeo il più grande evento europeo dedicato ai professionisti della raccolta fondi, dell’innovazione sociale e della sostenibilità del Terzo Settore. Quella del 2026 sarà la 19ª edizione della manifestazione: tre giornate di incontri, formazione e networking che riuniranno professionisti del nonprofit, fundraiser, aziende, fondazioni ed esperti di comunicazione. Il Festival rappresenta oggi uno dei principali momenti di confronto per chi lavora nel mondo nonprofit o desidera avvicinarsi a questo settore. Un appuntamento che negli anni è diventato una vera community professionale, capace di creare connessioni, opportunità e nuove collaborazioni. Un’occasione per aggiornarsi sui trend e sulle evoluzioni del settore, a cui quest’anno partecipa anche Day con un intervento dedicato al Welfare Aziendale come leva strategica per il Terzo Settore: sia come strumento per migliorare il benessere delle persone che lavorano nelle organizzazioni, che come possibilità concreta di collaborazione per sviluppare nuovi progetti insieme. Un programma che guarda alle trasformazioni del nonprofit Il welfare aziendale può creare nuove opportunità per il Terzo Settore? Il ruolo di Day come ponte tra imprese e Terzo Settore Un programma che guarda alle trasformazioni del nonprofit Il programma completo del Festival - disponibile sul sito a questo link -, combina sessioni plenarie e workshop intensivi dedicati ai temi oggi più rilevanti per il Terzo Settore: innovazione, intelligenza artificiale, fundraising digitale, leadership, corporate partnership, sostenibilità e comunicazione sociale. Tra gli ospiti annunciati Bebe Vio, Paolo Iabichino, Alan Clayton, Gianluca Diegoli e Gemma Calabresi Milite. Nel corso delle tre giornate si alternano laboratori, sessioni formative e momenti di networking, con l’obiettivo di offrire strumenti concreti e occasioni di confronto alle organizzazioni di ogni dimensione. Per chi vuole approfondire, è disponibile anche un biglietto premium che consente di rivedere in streaming tutti gli interventi del Festival per un anno intero, così da valorizzare al massimo la partecipazione e recuperare anche i tanti contenuti delle diverse sale del Palacongressi che si svolgono in parallelo. Il welfare aziendale può creare nuove opportunità per il Terzo Settore? Nella giornata finale, venerdì 5 giugno alle 8.30, Day propone il workshop “Il welfare aziendale può creare nuove opportunità per il Terzo Settore?”, dedicato a un tema decisamente strategico. L’incontro approfondisce il ruolo del welfare come leva capace di generare benessere organizzativo all’interno degli enti nonprofit, ma anche come ambito di possibili collaborazioni. Il punto di partenza è che le organizzazioni nonprofit non sono solo soggetti che operano nel sociale, ma anche realtà fatte di persone e team di lavoro che affrontano ogni giorno carichi emotivi e organizzativi importanti. Parlare di welfare nel Terzo Settore significa quindi affrontare temi come il benessere delle persone, l’equilibrio tra vita privata e lavoro, la capacità di attrarre competenze e la sostenibilità organizzativa nel lungo periodo. In un contesto in cui engagement, retention e motivazione sono fattori sempre più rilevanti, gli strumenti di welfare possono aiutare le organizzazioni a valorizzare chi lavora in contesti complessi e ad alto impatto sociale. Ma il welfare può rappresentare anche un’ulteriore opportunità: permettere alle organizzazioni nonprofit di entrare nel sistema del welfare come partner e fornitori di servizi, costruendo relazioni più strutturate con le imprese. In questa prospettiva, si esplorano nuove forme di progettualità in cui Day affianca le organizzazioni con le proprie soluzioni digitali e i sistemi di voucher, anche per iniziative di redistribuzione delle risorse. Il ruolo di Day come ponte tra imprese e Terzo Settore Durante il workshop, Day racconterà il proprio approccio come Società Benefit, un modello che la rende un interlocutore naturale per il Terzo Settore, perché integra obiettivi di impatto e benefici comuni accanto alle finalità economiche. Paolo Gardenghi, Responsabile Welfare Aziendale di Day ed esperto di Responsabilità Sociale d’Impresa, offrirà una lettura a tutto tondo del tema: dall’evoluzione del Welfare Aziendale in Italia al quadro normativo, fino ai meccanismi operativi e a cosa significa, oggi, progettare e gestire questi strumenti nelle organizzazioni. In particolare, approfondirà il ruolo del welfare come infrastruttura abilitante, in grado di facilitare collaborazioni concrete attraverso strumenti digitali, sistemi tracciabili e orientati alla misurazione dell’impatto. Accanto alla dimensione dei servizi, spazio anche all’impegno sociale sviluppato insieme alla Fondation Upcoop. Charlotte Buisson, Responsabile internazionale della Fondation Upcoop e della comunicazione di Day, descriverà l’approccio con cui il gruppo Upcoop realizza progetti sociali e iniziative di mecenatismo nei diversi Paesi in cui opera, presentando anche il caso di un progetto concreto attraverso la testimonianza di Chiara Paratico de L’Albero della Vita ETS. L’intervento mostrerà in concreto come una collaborazione tra impresa e Terzo Settore possa trasformarsi in un progetto strutturato, misurabile e capace di generare impatto reale sulle persone e sulle comunità coinvolte.
Marc Buisson durante l'intervista a HR Circle
Maggio 18, 2026
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“Le aziende devono accompagnare le persone nel cambiamento”: Marc Buisson a HR Circle 2026

Durante HR Circle 2026 – l’evento organizzato da Networking Circle alla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli e dedicato a CHRO, HR Director e decision maker chiamati a guidare il cambiamento nelle organizzazioni – il Presidente e AD di Day Marc Buisson è stato intervistato sui temi che oggi stanno ridefinendo il mondo del lavoro: leadership, trasformazione tecnologica, welfare aziendale, ruolo strategico delle HR e cambiamento culturale. Nei passaggi che riportiamo di seguito emerge una riflessione sul modo in cui le organizzazioni possono affrontare una fase storica attraversata da trasformazioni profonde e accelerate, mantenendo al centro le persone e la qualità delle relazioni umane. L'intervista Lavori in un gruppo internazionale presente in quasi 30 Paesi, nato da una cooperativa francese e cresciuto nel mondo del welfare aziendale e dei servizi alle persone. Raccontaci questo binomio di uomo internazionale in un contesto italiano. Marc Buisson: La mia esperienza professionale si è sviluppata in contesti culturali molto diversi: Repubblica Ceca, Ungheria, Bulgaria e altri Paesi ancora. Oggi mi divido tra Parigi e l’Italia, vivendo quotidianamente questa dimensione internazionale dentro un gruppo che ha radici cooperative ma opera in mercati molto differenti tra loro. Questa esperienza mi ha fatto capire che le aziende possono cambiare struttura, strumenti, tecnologie e mercati, ma alla fine tutto passa sempre dalla qualità delle relazioni umane. Negli ultimi anni abbiamo parlato molto di trasformazione digitale, intelligenza artificiale, produttività, welfare, sostenibilità. Ma spesso abbiamo affrontato questi temi come se fossero compartimenti separati, mentre nella realtà si intrecciano continuamente nella vita concreta delle persone. Se dovessi descrivere il tuo modello di leadership, soprattutto in un contesto complesso e non lineare come quello di una cooperativa internazionale, quale sarebbe?  MB: Per molti anni ho cercato di adattare il mio stile manageriale ai diversi Paesi nei quali lavoravo. Poi, a un certo punto, ho capito che rischiavo di perdere qualcosa di importante. Ho deciso di continuare a fare quello che sapevo fare e soprattutto a essere quello che ero. Perché se un leader cambia continuamente modo di essere per adattarsi ai contesti, rischia di perdere autenticità e credibilità. Questo non significa imporre un modello unico. Significa invece creare contesti nei quali le persone possano contribuire davvero ai processi decisionali. Credo molto nella leadership come capacità di aggregare. Alla fine, una decisione magari la prende il manager, ma se quella decisione nasce anche dall’ascolto delle persone, dei dirigenti, dei colleghi, allora diventa più forte e più sostenibile nel tempo.  Oggi si parla molto di trasformazione tecnologica e intelligenza artificiale. Quali sono, secondo te, gli impatti più rilevanti che questi cambiamenti avranno sulle aziende? MB: Oggi vedo un rischio crescente dentro molte organizzazioni: affrontare il cambiamento solo come questione tecnica. Prendiamo l’intelligenza artificiale. Quando abbiamo iniziato a parlarne nella nostra azienda, alcuni colleghi sono venuti subito a chiederci: "Questo significa che andrete a licenziare delle persone?". È una domanda comprensibile. E penso che sarebbe sbagliato liquidarla superficialmente. La verità è che molte persone non sono state preparate abbastanza a queste trasformazioni. Non dal punto di vista tecnico, ma dal punto di vista culturale e umano. E qui il ruolo delle aziende diventa fondamentale. Non possiamo introdurre strumenti nuovi senza accompagnare le persone dentro il cambiamento. Non possiamo pensare che la tecnologia venga percepita come opportunità se prima genera paura, senso di esclusione o perdita di controllo. C’è una platea di HR Director e CHRO che oggi si trova a gestire queste trasformazioni. Quali aspettative hai verso la funzione HR? MB: Credo che oggi gli HR abbiano un ruolo completamente diverso rispetto al passato. È profondamente sbagliato chiamare il proprio HR quando c’è qualcosa da gestire. Le risorse umane non possono arrivare soltanto alla fine dei problemi o dei processi di trasformazione. Devono essere coinvolte dall’inizio. Devono diventare partner strategici del CEO e del management, soprattutto in un’epoca in cui il cambiamento è permanente. Lo stesso vale per il welfare aziendale. Negli ultimi anni ho visto crescere moltissimo questo mercato e sono convinto che sia positivo. Noi, come Day, siamo stati protagonisti di questa crescita. Ma allo stesso tempo ho la sensazione che il welfare stia rischiando di essere percepito soltanto come leva fiscale o economica. Questo mi dispiace molto, perché non era nato per quello. Il welfare dovrebbe essere uno strumento capace di migliorare concretamente la qualità della vita delle persone. E oggi, in una fase storica segnata da forte incertezza, credo che questo tema sia ancora più importante. Per lavorare in una realtà come la vostra, qual è il DNA che bisogna avere? MB: Nelle aziende convivono ormai più generazioni, con aspettative, paure e modi diversi di vedere il lavoro. I più giovani, spesso, non cercano più soltanto una carriera lineare o una posizione stabile. Cercano senso, equilibrio, possibilità di crescita personale. E forse questa è una delle grandi sfide del management contemporaneo: riuscire a costruire organizzazioni nelle quali le persone non debbano scegliere tra performance e benessere, tra lavoro e identità personale. Non credo esistano formule semplici. Ma sono convinto che le aziende che riusciranno a creare ascolto, fiducia, coinvolgimento reale e capacità di accompagnare il cambiamento saranno anche quelle più solide nel lungo periodo. Perché alla fine il lavoro non è soltanto un luogo dove produciamo valore economico. È uno dei luoghi nei quali costruiamo il nostro modo di stare nel mondo.
ESG simboli di intervento
Maggio 04, 2026
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Politiche Aziendali, certificazioni e impatto: il sistema integrato di Day

Le politiche aziendali sono l’insieme di principi, linee guida e impegni formali che definiscono il modo in cui un’organizzazione sceglie di operare. Vanno oltre la dichiarazione di intenti, sono veri e propri strumenti che orientano decisioni, processi e comportamenti, traducendo i valori in azioni. Da queste linee guida prendono forma obiettivi, procedure, indicatori e sistemi di controllo, che permettono di mantenere coerenza tra ciò che l’azienda dichiara e ciò che realizza. Anche in Day le politiche aziendali guidano le scelte quotidiane: qualità, responsabilità sociale, attenzione alle persone, inclusione, tutela dell’ambiente, sicurezza nei luoghi di lavoro e sicurezza delle informazioni sono parte di un unico sistema integrato. In linea con gli standard internazionali e con le linee guida del Gruppo Upcoop, questo sistema permette di trasformare gli impegni in azioni misurabili e monitorabili nel tempo, generando valore concreto e duraturo. Qualità prima di tutto – ISO 9001 Responsabilità sociale in azione – SA8000 Salute e sicurezza per tutti Parità di genere, un impegno reale – UNI/PdR 125 Agire per l’Ambiente – ISO 14001 Sicurezza delle informazioni garantita – ISO 27001 / 27701 Rating ESG e trasparenza: come Day misura il proprio impatto Qualità prima di tutto – ISO 9001 La certificazione ISO 9001 è uno standard internazionale che definisce come un’organizzazione deve strutturare il proprio sistema di gestione della qualità. Significa agire attraverso processi chiari, responsabilità definite e controllo continuo delle attività. Ha l’obiettivo di garantire che ciò che viene offerto sia sempre allineato alle aspettative di clienti e stakeholder, e individuare le aree di miglioramento. Il cuore della ISO 9001 è un approccio circolare: pianificare le attività, eseguirle secondo procedure definite, monitorarne i risultati attraverso dati e indicatori, intervenire per correggere eventuali scostamenti. È un ciclo continuo che consente all’organizzazione di evolvere nel tempo, riducendo errori, inefficienze e rischi. La certificazione attesta che un’azienda non opera in modo occasionale, ma secondo un sistema strutturato e verificato, orientato alla qualità, alla soddisfazione degli utenti e al miglioramento costante. Il sistema di gestione di Day è certificato ISO 9001, nel nostro caso la qualità si traduce nella capacità di progettare servizi che abbiano un impatto tangibile sulla vita delle persone e sulle comunità. Tramite digitalizzazione, innovazione delle soluzioni e attenzione al territorio per rendere i servizi più accessibili, efficaci e coerenti con i bisogni reali. Responsabilità sociale in azione – SA8000 La responsabilità sociale d’impresa riguarda tutte le pratiche e le strategie che un’azienda adotta per gestire in modo etico e sostenibile il proprio impatto economico, sociale e ambientale. Include iniziative rivolte a dipendenti, comunità locali, clienti, fornitori e ambiente, con l’obiettivo di creare valore condiviso, rispettare i diritti umani, promuovere il benessere e contribuire a uno sviluppo sostenibile. Questo impegno può essere formalmente riconosciuto attraverso la certificazione SA8000, uno standard internazionale che stabilisce i criteri etici e sociali che un’organizzazione deve rispettare sul lavoro. La SA8000 valuta aspetti come il divieto di lavoro minorile e forzato, la salute e sicurezza sul lavoro, la libertà di associazione, le pratiche disciplinari, l’orario di lavoro e la retribuzione equa. Ottenere la certificazione significa avere sistemi e controlli attivi per garantire condizioni di lavoro sicure, dignitose e conformi ai diritti umani riconosciuti a livello internazionale. Day ha adottato la certificazione SA8000 già dal 2008, perché la responsabilità sociale è uno dei pilastri più solidi del nostro modello di business. L’impegno si traduce in azioni concrete, coordinate dal Social Performance Team, un organismo che coinvolge rappresentanti dei lavoratori e della direzione e che monitora l’applicazione delle politiche, facilita il dialogo e gestisce eventuali segnalazioni. A completare il sistema, il portale whistleblowing garantisce trasparenza e la possibilità di intervenire rapidamente su qualsiasi criticità. Salute e sicurezza per tutti La salute e la sicurezza sul lavoro per Day sono una priorità assoluta, gestita con un approccio preventivo e strutturato. L’obiettivo a lungo termine è zero infortuni e zero malattie professionali. Per questo, l’azienda svolge attività continue di valutazione dei rischi, formazione, aggiornamenti e monitoraggio dei luoghi e delle modalità di lavoro. Oltre al rispetto delle leggi, si tratta di creare una cultura diffusa della sicurezza, in cui ciascuno conosce il proprio ruolo e contribuisce attivamente alla prevenzione, segnalando criticità e partecipando a iniziative di miglioramento. A supporto di questo impegno, Day ha adottato un Sistema di Gestione per la Sicurezza nei luoghi di lavoro (non certificato) in linea con la ISO45001 e conforme al D. Lgs.81/01, che garantisce processi strutturati e controlli costanti, assicurando che le pratiche operative siano sicure, documentate e aggiornate, a tutela di tutti i collaboratori. Parità di genere, un impegno reale – UNI/PdR 125 Promuovere la parità di genere significa garantire a tutte le persone le stesse opportunità di crescita, riconoscimento e partecipazione all’interno dell’organizzazione, indipendentemente dal genere. Un principio che tutela equità e diritti, rafforza la cultura aziendale, stimola l’innovazione e contribuisce a migliori performance complessive, creando un ambiente inclusivo e sostenibile. Il percorso di Day sulla parità di genere si basa sulla UNI/PdR 125, una prassi di riferimento che fornisce delle linee guida per promuovere l’equità tra donne e uomini. Pur non essendo obbligatoria, la UNI/PdR 125 offre un approccio sistematico e misurabile: aiuta a individuare eventuali gap, definire obiettivi, attuare azioni concrete e monitorare i risultati nel tempo, rendendo la parità di genere un elemento stabile della cultura e dei processi aziendali. L’approccio di Day è trasversale e coinvolge tutta l’organizzazione: dalla cultura aziendale alla governance, dai processi HR alle opportunità di crescita, dall’equità retributiva alla tutela della genitorialità. La gestione è affidata a un Comitato Guida dedicato, che definisce la politica, sviluppa il piano strategico e ne supervisiona l’attuazione. Il lavoro si articola in fasi chiare – analisi dei gap, definizione degli obiettivi, individuazione delle azioni e monitoraggio tramite KPI – per consolidare la parità di genere come parte integrante dei processi aziendali. Accanto agli strumenti di governance, Day promuove anche iniziative concrete a supporto dell’inclusione, della genitorialità e del work-life balance, contribuendo a un cambiamento culturale oltre che organizzativo. Agire per l’Ambiente – ISO 14001 L’impegno ambientale di Day segue un percorso strutturato che combina misurazione, riduzione e compensazione delle emissioni, con l’obiettivo di agire sull’intera filiera. L’azienda monitora costantemente le proprie performance ambientali e mette in pratica azioni concrete, come l’uso di materiali sostenibili – plastica riciclata, carta certificata – e l’adozione di energia da fonti rinnovabili. A conferma di questo impegno, Day è certificata ISO14001 dal 2016. Questo standard internazionale definisce i requisiti per un sistema di gestione ambientale efficace. La certificazione attesta che l’azienda adotta processi strutturati per prevenire impatti negativi sull’ambiente, rispettare la normativa vigente e migliorare continuamente le proprie performance ambientali. Accanto agli interventi operativi, Day partecipa a progetti di compensazione ambientale: Villa Capisani, nel Delta del Po, per la tutela delle risorse idriche, mentre nel 2026 ha preso avvio un nuovo progetto nel Parco dell’Appennino Tosco-Emiliano, dedicato alla riforestazione e alla gestione del patrimonio boschivo. Diversificare gli interventi permette di generare benefici non solo ambientali, ma anche sociali ed economici per le comunità locali. L’approccio di Day segue il principio della doppia materialità: le azioni ambientali producono effetti concreti anche sulle persone e sui territori, contribuendo, ad esempio, al mantenimento e al ripopolamento di aree interne. Per rafforzare la consapevolezza interna, l’azienda coinvolge i propri collaboratori in attività sul campo e momenti di formazione legati alla sostenibilità. Restano alcune sfide, come le emissioni legate al trasporto e i limiti di intervento sugli immobili in locazione. Per affrontarle, Day lavora anche sul coinvolgimento della filiera, estendendo progressivamente criteri ambientali e pratiche sostenibili ai fornitori strategici, per garantire coerenza e impatto complessivo sul sistema. Sicurezza delle informazioni garantita – ISO 27001 / 27701 La sicurezza delle informazioni e la protezione dei dati personali sono una priorità per Day e sono gestite attraverso un sistema certificato ISO 27001 e ISO 27701. Ricapitolando, la ISO 27001 è uno standard internazionale che definisce i requisiti per un sistema di gestione della sicurezza delle informazioni che garantisce protezione, riservatezza e integrità dei dati. Mentre la ISO 27701 estende questo sistema specificamente alla gestione dei dati personali, aiutando l’azienda a rispettare le normative sulla privacy e a tutelare le persone. L’approccio di Day integra strumenti tecnologici, organizzativi e comportamentali. Vengono adottati sistemi di monitoraggio, autenticazione avanzata e controlli sugli accessi, accompagnati da politiche e procedure chiare, costantemente aggiornate in base all’evoluzione normativa. Particolare attenzione è dedicata alla trasparenza nella gestione dei dati: vengono fornite informative aggiornate e stipulati accordi che regolano finalità, modalità e tempi di conservazione. La formazione continua delle persone è un elemento fondamentale per ridurre il rischio di incidenti e aumentare la consapevolezza sui temi della sicurezza. Audit periodici, sia interni che esterni, verificano l’efficacia del sistema e individuano possibili aree di miglioramento. In caso di eventi critici, la gestione strutturata dei data breach consente di intervenire rapidamente e in modo coordinato, limitando i rischi per le informazioni e le persone coinvolte. Rating ESG e trasparenza: come Day misura il proprio impatto Questa panoramica di certificazioni, volute da Day anche quando non obbligatorie, dimostra come le politiche aziendali trasformino principi e impegni in iniziative reali, capaci di generare valore tangibile per le persone, le comunità e l’ambiente. In questo quadro si inserisce l’approccio ESG (Environmental, Social, Governance), che consente di valutare la sostenibilità complessiva di un’organizzazione non solo in termini economico-finanziari, ma anche rispetto al suo impatto ambientale, sociale e ai modelli di gestione adottati. Per rendere queste performance misurabili e trasparenti, Day aderisce a diversi sistemi di rating ESG, utilizzati per monitorare i risultati e comunicarli in modo strutturato a clienti e stakeholder. Tra questi, Synesgy – sviluppato da CRIBIS – raccoglie e analizza le informazioni ESG lungo la filiera, e EcoVadis, una delle principali piattaforme internazionali di valutazione della sostenibilità, ha attribuito a Day la Medaglia Silver, sulla base delle performance in ambiti come ambiente, diritti umani, etica e approvvigionamento sostenibile. A queste si aggiunge Open-es, un’iniziativa collaborativa che promuove la condivisione dei dati e il miglioramento continuo lungo la catena del valore. Nel loro insieme, questi strumenti permettono di leggere in modo integrato ciò che l’azienda dichiara e ciò che realizza, rafforzando coerenza, trasparenza e capacità di sviluppo nel tempo.
Giornata Nazionale delle Società Benefit Assobenefit
Aprile 27, 2026
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Giornata Nazionale delle Società Benefit: il racconto di un modello che sta cambiando l’impresa

Siamo nella sala principale della Fondazione Cariplo, a Milano. Nel cuore della Design Week, durante la Giornata Nazionale delle Società Benefit. Marco Morganti – Presidente di Assobenefit – prende la parola e fa una domanda molto semplice a una platea gremita di imprenditori e professionisti: “A quanti di voi è capitato almeno una volta nella vita di spiegare a qualcun altro cos’è una Società Benefit e cosa vuol dire per un’azienda diventare Società Benefit? Alzate la mano!”. Davanti al muro di mani alzate, il punto è subito evidente: le Società Benefit sono, prima di tutto, ambasciatrici. Ambasciatrici di un modo diverso di fare impresa, che non si limita a generare valore economico, ma si assume esplicitamente una responsabilità verso la società e l’ambiente. Un modello che continua a crescere — nei numeri e nella qualità — ma che, come è emerso chiaramente durante la giornata, ha ancora bisogno di essere raccontato, spiegato, diffuso. Anche Day era presente all’appuntamento: Società Benefit dal 2023 e socia di Assobenefit, ha preso parte sia al momento di confronto del convegno, che alla successiva assemblea dei soci. Ambasciatori delle Società Benefit: diffusione e cultura d’impresa Le radici delle Società Benefit in Italia e il confronto europeo Società Benefit: cosa dice la Ricerca 2026 su crescita e performance Le prospettive del modello: governance, disciplinare e trasparenza Società Benefit e territorio: filiere, distretti e ruolo delle istituzioni Conclusioni: il futuro delle Società Benefit tra crescita e consapevolezza Ambasciatori delle Società Benefit: diffusione e cultura d’impresa Quella delle Società Benefit è una rete di persone, prima ancora che di aziende. Chi sceglie questo modello lo racconta e lo porta oltre i confini dell’organizzazione, condividendolo. È così che cresce: non solo per adesione formale, ma per diffusione culturale. Le Società Benefit, quindi, non sono soltanto un assetto giuridico, ma un movimento. E come ogni movimento, si fondano sulla capacità dei propri membri di farsi ambasciatori, appunto. In questo senso, essere Società Benefit è una scelta identitaria: non esistono (ancora) vantaggi fiscali o incentivi specifici che ne motivino l’adozione, è una decisione di coerenza e visione. Le radici delle Società Benefit in Italia e il confronto europeo La prima parte dell’incontro, dedicata alle Radici, ha ripercorso l’origine di questo cammino, sottolineando il ruolo dell’Italia come primo Stato sovrano al mondo ad aver introdotto lo status giuridico di Società Benefit nel 2015 (con la Legge 208 del 28 dicembre). L’intervento di Mauro Del Barba, promotore della norma e Presidente onorario di Assobenefit, ha tracciato l’evoluzione di questi dieci anni, che hanno visto il modello passare da realtà di nicchia a riferimento europeo consolidato. Emery Jacquillat, cofondatore della “Communauté des Entreprises à Mission”, ha portato il punto di vista francese delle “Sociétés à mission”, nate nel 2019. Il suo intervento ha introdotto il concetto di raison d’être, come ridefinizione dello scopo profondo dell’impresa, oltre la separazione tra profitto e impatto. In questa prospettiva, l’agire d’impresa richiede una semplicità che non è debolezza, ma forza d’impatto. Il confronto tra i due Paesi, stimolato anche da Morganti, ha evidenziato differenze strutturali significative: il modello francese appare più istituzionalizzato, supportato da un impianto pubblico dedicato all’Economia Sociale e Solidale e da un coinvolgimento sistemico degli stakeholder. Il modello italiano, invece, si fonda su una scelta identitaria volontaria. In assenza di vantaggi fiscali o normativi diretti, le attuali 5.540 Società Benefit italiane hanno adottato questo status come atto di coerenza, formalizzando nello statuto un “biglietto da visita” valoriale che mette la missione al servizio della collettività. Infine, è stato sottolineato come questa “via europea” stia progressivamente diventando un riferimento globale: l’ispirazione italo-francese ha già guidato le legislazioni di Spagna e Belgio e sta influenzando il Sudamerica, in particolare Colombia, Ecuador e Perù, dove il modello di governance rigenerativa viene letto come risposta alle sfide del Terzo millennio. Società Benefit: cosa dice la Ricerca 2026 su crescita e performance Se l’identità è il punto di partenza, i numeri aiutano a capire la direzione del cambiamento. Il convegno è stato anche l’occasione per presentare la Ricerca Nazionale sulle Società Benefit 2026, realizzata da NATIVA insieme a InfoCamere, Intesa Sanpaolo, Università di Padova, Camera di Commercio di Brindisi-Taranto e Assobenefit. Una fotografia ampia e aggiornata di un fenomeno ormai strutturale. In pochi anni la crescita è stata continua: dalle 177 Società Benefit del 2017 si è arrivati a 5.540 realtà a fine 2025, con circa 1.000 nuove imprese ogni anno e un incremento del 21% nell’ultimo periodo. La Lombardia guida il movimento, con oltre 1.700 aziende, trainata anche dalla presenza di grandi gruppi che hanno contribuito a renderlo più visibile e diffuso. La ricerca evidenzia inoltre che le Società Benefit non crescono solo in quantità, ma anche in performance. Nel triennio 2022-2024 registrano un incremento mediano del fatturato del 15%, contro il 5% delle imprese tradizionali. Sul fronte occupazionale, il 63% ha aumentato gli addetti (48% nel campione di confronto). In parallelo, emerge una scelta chiara di redistribuzione del valore: il costo del lavoro cresce del 21,6%, contro l’11,2% delle imprese non benefit, con un impatto medio stimato di circa 3.000 euro annui in più per lavoratore. La governance racconta lo stesso cambiamento. Il 47% delle Società Benefit ha almeno una donna nel board (63% nelle grandi imprese), mentre quasi un consiglio su tre include un under 40. Segnali che indicano una maggiore apertura e un ricambio più dinamico rispetto alla media. Accanto ai numeri, i ricercatori hanno condotto un’analisi qualitativa degli statuti, che ha permesso di mappare 23.990 finalità di beneficio comune. Il lavoro è stato realizzato integrando strumenti di intelligenza artificiale con lo standard internazionale SASB+ Impact. Le priorità d’impatto si concentrano soprattutto su Capitale Sociale (33%), Capitale Umano (20,7%) e Innovazione del Modello di Business (20,7%), a conferma del forte legame delle Società Benefit con le persone e le comunità locali. È utile ricordare che il punto di partenza di queste realtà è già fortemente orientato all’etica della governance, per cui la declinazione dell’impatto tende naturalmente a espandersi su ambiti diversi. Quando si passa dalle parole ai fatti, il quadro si rafforza ulteriormente: nelle imprese più grandi emergono oltre 130 ambiti di impatto e circa 1.800 azioni concrete. Un segnale che il modello non resta sulla carta. Le prospettive del modello: governance, disciplinare e trasparenza A questo punto, con la crescita del modello Benefit, si pone il tema di come garantire coerenza, credibilità e capacità di misurazione nel tempo. La seconda parte dell’evento ha affrontato questo aspetto a partire dalla presentazione del primo Position Paper di Assobenefit, che mette a fuoco i pilastri del modello: governance, perseguimento del beneficio comune e rapporto con gli stakeholder. Nel confronto è emersa una lettura condivisa dell’identità delle Società Benefit: non sono realtà “moralmente superiori”, ma imprese che hanno scelto di formalizzare un approccio rigenerativo, lasciando in eredità ai manager del futuro un sistema orientato al valore condiviso. In questo quadro, il dialogo con il Terzo Settore — richiamato anche da Serena Porcari, CEO di Dynamo Camp — non è visto come competizione, ma come possibilità di collaborazione più matura tra competenze diverse. La stessa esigenza di solidità si riflette nel lavoro sul futuro Disciplinare delle Società Benefit, presentato come una bussola operativa: un insieme di buone pratiche per orientare le imprese, rafforzare la credibilità del modello e supportare la progettazione dell’impatto in modo più consapevole, già dalla fase statutaria. Sono emerse anche alcune proposte operative. In primis, una maggiore chiarezza in bilancio attraverso la separazione tra attività ordinarie e attività di beneficio comune, per rendere visibile l’impegno economico e sociale delle imprese. La seconda riguarda la standardizzazione degli impatti, con l’idea di una classificazione strutturata degli obiettivi — una sorta di “codice Ateco” del beneficio — per rendere più comparabili e leggibili le azioni tra aziende. Con la crescita del modello, diventa centrale la necessità di un impianto metodologico più solido, in cui la missione dichiarata trovi riscontro in strumenti di governance, trasparenza e misurazione sempre più strutturati. Società Benefit e territorio: filiere, distretti e ruolo delle istituzioni Nel panel finale il punto di osservazione si sposta dalla singola impresa alla dimensione territoriale. La Ricerca Nazionale 2026 evidenzia come le Società Benefit non agiscano in modo isolato, ma all’interno di filiere produttive e distretti in cui il modello tende a diffondersi. Capita spesso che le imprese più grandi diventino capofila di filiera, punti di riferimento che orientano standard, pratiche di impatto e modelli di governance lungo tutta la catena del valore. Le esperienze di Aboca e Acque Bresciane mostrano bene questa dinamica: da un lato l’impresa come “comunità nella comunità”, dall’altro un approccio di rete che permette di estendere il beneficio comune anche ai soggetti collegati. Sul ruolo delle istituzioni è intervenuto Giorgio Mantoan – Consigliere Delegato allo Sviluppo Economico della Città Metropolitana di Milano – chiarendo che il compito del pubblico non è attribuirsi il merito delle iniziative imprenditoriali, ma creare le condizioni abilitanti perché possano svilupparsi pienamente e generare impatto. Una funzione di accompagnamento e facilitazione, orientata alla messa a sistema delle energie presenti nei territori. In questo quadro si inseriscono anche le Camere di Commercio, come la Camera di Commercio di Brindisi-Taranto, che attraverso attività di monitoraggio e supporto contribuiscono a rafforzare la connessione tra attori economici e lo sviluppo dei distretti produttivi. Nel complesso si rafforza un’idea di sussidiarietà concreta, dove pubblico e privato collaborano per generare valore condiviso. Conclusioni: il futuro delle Società Benefit tra crescita e consapevolezza Nelle conclusioni, Marco Morganti ha riportato il dibattito a una prospettiva di lungo periodo: le Società Benefit come eredità organizzativa. Non un modello "migliore" degli altri, ma una scelta che formalizza e rende stabile nel tempo un approccio rigenerativo, consegnandolo ai manager di domani. Il punto è che questa eredità deve uscire dalla nicchia per avere un impatto reale. La crescita c’è, e ci sono pratiche consolidate. Il passaggio decisivo resta quello della diffusione: far conoscere e rendere più comprensibile il modello al di fuori della cerchia di chi già lo adotta. Qui torna centrale il ruolo degli “ambasciatori”. Le Società Benefit non vivono solo dentro i loro confini organizzativi, ma attraverso le persone che le rappresentano e che, raccontando esperienze e scelte, contribuiscono a diffonderne la logica nei mercati e nei territori. Questo facciamo anche in Day, una Società Benefit che opera con sei diverse finalità di beneficio comune e che lavora ogni giorno per integrare impatto sociale, attenzione alle persone e sviluppo delle comunità nelle proprie attività. Il futuro delle Società Benefit non dipende solo dalla loro crescita, ma dalla loro capacità di diventare comprensibili e condivise. Un cambiamento che passa dalla concretezza delle esperienze e dalla loro capacità di essere raccontate e replicate.