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Tragitto casa-lavoro, tutto quello che c'è da sapere

Tragitto casa-lavoro, tutto quello che c’è da sapere

In quali casi viene retribuito? Cosa succede se un lavoratore si infortuna mentre va o torna dal lavoro? Ecco una guida che risponde a tutte le domande sul tragitto casa lavoro.

Il tragitto casa-lavoro è il percorso che un lavoratore compie ogni giorno per andare e tornare dal luogo di lavoro. Per molti lavoratori, compiere questo tragitto comporta un certo dispendio economico e di tempo. Per questo, spesso, ci si chiede se il tempo impiegato per il tragitto casa-lavoro possa essere considerato orario di lavoro ed essere retribuito. Nel caso in cui non rientri nell’orario di lavoro, poi, sono molti i lavoratori che, in cima alla lista dei servizi di welfare desiderati, mettono le agevolazioni per il tragitto casa-lavoro.

In questo articolo trovi tutte le risposte alle domande sul tragitto casa-lavoro e le soluzioni di welfare più apprezzate dai lavoratori per andare e tornare dal luogo di lavoro.

 

Tragitto casa-lavoro e orario di lavoro

Di solito, il tempo trascorso da un lavoratore per andare da casa sua al luogo di lavoro e viceversa non è considerato orario di lavoro.

Solo in un caso particolare il tragitto casa-lavoro è considerato orario di lavoro e quindi, il tempo trascorso per percorrerlo viene retribuito dal datore di lavoro.

 

Differenza tra tragitto casa-lavoro e trasferta

Prima di analizzare i casi in cui è previsto un rimborso per il tragitto casa-lavoro, è bene precisare la differenza tra tragitto-casa lavoro e trasferta.

Mentre il tragitto casa-lavoro è il percorso che il lavoratore compie abitualmente per raggiungere la sede della sua azienda, la trasferta è il percorso effettuato da un dipendente che debba recarsi in un luogo diverso dalla sua sede di lavoro abituale e, per raggiungerlo, si serva di un mezzo proprio o a noleggio.

Si tratta di due situazioni diverse che vengono trattate in modo diverse sia dal punto di vista giuridico, sia dal punto di vista fiscale.

Quando è previsto il rimborso chilometrico ai dipendenti per il tragitto casa-lavoro?

Una delle domande che i lavoratori dipendenti si pongono più di frequente è se il tempo trascorso per andare e tornare dal lavoro possa essere retribuito. Nella maggior parte dei casi, il lavoratore non ha diritto ad alcun tipo di retribuzione per il tragitto casa-lavoro.

L’unica situazione che prevede un rimborso per il tragitto casa-lavoro è quella in cui i lavoratori dipendenti non abbiano una sede di lavoro fissa e i loro spostamenti quotidiani vengano decisi dal datore di lavoro. È il caso, ad esempio, degli agenti di commercio, o degli addetti alla distribuzione. A stabilirlo è stata la sentenza C-266 emessa nel 2014 dalla Corte di Giustizia europea, poi recepita dal Decreto Legislativo 66 del 2003.

Anche nel caso in cui il tragitto casa-lavoro rientri nell’orario di lavoro, è sbagliato parlare di rimborso chilometrico, in quanto questo tipo di rimborso è dovuto solo in casa di trasferta.

Aspetti fiscali del rimborso tragitto casa-lavoro

Nel caso in cui il lavoratore non abbia una sede di lavoro fissa, perciò, il tempo che impiega per compiere il tragitto casa-lavoro è considerato a tutti gli effetti orario di lavoro e rientra quindi nella retribuzione ordinaria.

Cosa significa questo, dal punto di vista fiscale? Significa che questo tempo verrà conteggiato in aggiunta al normale orario di lavoro e retribuito e tassato come tale.

Prendiamo l’esempio di un lavoratore che impieghi 30 minuti per andare al lavoro e 30 minuti per tornare, e che abbia un orario di lavoro di 8 ore giornaliere. I 60 minuti impiegati per andare e tornare dal lavoro verranno aggiunti alle 8 ore giornaliere. Così al lavoratore, in busta paga, verrà versata una retribuzione pari a 9 ore di lavoro anziché a 8.

Perciò, la retribuzione di questi 60 minuti aggiuntivi, dal punto di vista fiscale, è equiparata alla retribuzione ordinaria e non dà diritto ad alcuna agevolazione, poiché fa parte a tutti gli effetti del reddito imponibile IRPEF e INPS.

Diverso, invece, il discorso della trasferta. Per il tragitto compiuto per recarsi in un luogo diverso dalla sua sede abituale di lavoro il lavoratore ha diritto a ricevere un rimborso chilometrico. Un importo, cioè, che viene calcolato in base ai chilometri percorsi ed è soggetto ad una tassazione agevolata.

Per calcolare l’importo dovuto al lavoratore come rimborso chilometrico del tragitto casa-lavoro ci si deve rifare alle tabelle ACI, che vengono aggiornate ogni anno ed indicano il costo chilometrico per ogni tipo di veicolo.

Infortunio durante il tragitto casa-lavoro: cosa sapere

Secondo quanto stabilito dall’articolo 12 del Decreto Legislativo 38/2000, l’infortunio che può capitare al lavoratore durante il tragitto casa-lavoro viene definito infortunio in itinere, ed è, quindi, soggetto a copertura assicurativa INAIL.

È considerato infortunio in itinere anche l’incidente occorso a un lavoratore mentre si sta spostando tra due luoghi di lavoro o tra il posto di lavoro e il luogo dove si consuma il pasto.

In tutti questi casi, il lavoratore ha diritto a ricevere un indennizzo sia che l’infortunio sia avvenuto mentre si recava al lavoro a piedi o con un mezzo pubblico, sia che usasse l’automobile o la bicicletta.

Nel caso dell’automobile, tuttavia, occorre fare qualche precisazione, in quanto il lavoratore ha diritto ad ottenere un indennizzo se:

  • il mezzo è fornito dal datore di lavoro o è quest’ultimo a richiedere al collaboratore di usarlo;
  • il luogo di lavoro non è raggiungibile con i mezzi pubblici;
  • il luogo di lavoro è raggiungibile con i mezzi pubblici ma il lavoratore può dimostrare che sia più conveniente, in termini di tempo, usare l’automobile in luogo dei mezzi pubblici;
  • per raggiungere la fermata del mezzo pubblico dalla propria abitazione o dalla sede dell’azienda il lavoratore dovrebbe compiere un tragitto a piedi eccessivamente lungo.

Bisogna anche sottolineare che eventuali deviazioni effettuate dal lavoratore rispetto al percorso abituale potrebbero fargli perdere il diritto a ricevere l’indennizzo. Gli unici casi in cui l’infortunio in itinere viene rimborsato anche in caso di deviazione sono:

  • deviazione effettuata su richiesta del datore di lavoro;
  • cause di forza maggiore (ad esempio una coda o dei lavori stradali);
  • esigenze essenziali o improrogabili;
  • adempimento di obblighi penalmente o costituzionalmente rilevanti (come, ad esempio, accompagnare i figli a scuola).

Tragitto casa-lavoro e welfare aziendale: quali servizi per i dipendenti?

Proprio perché, nella maggior parte dei casi, il tragitto casa-lavoro non dà diritto a ricevere alcun rimborso, i benefit aziendali volti ad agevolare il raggiungimento del luogo di lavoro sono tra i più desiderati e apprezzati dai dipendenti delle aziende.

Ma quali sono i servizi di welfare aziendale che un’impresa può offrire ai propri collaboratori per agevolare il tragitto casa-lavoro?

  • rimborso delle spese sostenute per l’acquisto degli abbonamenti ai mezzi pubblici;
  • buoni carburante;
  • servizi di mobilità condivisa;
  • smart working.

Rimborso degli abbonamenti ai mezzi pubblici

Per chi si reca al lavoro con i mezzi pubblici, la spesa sostenuta per l’acquisto degli abbonamenti può pesare significativamente sul bilancio familiare. Per questo, molte aziende decidono di inserire il rimborso degli abbonamenti ai mezzi pubblici tra i servizi di welfare aziendale offerti ai propri collaboratori.

Per accedere a questa agevolazione, i lavoratori devono essere titolari degli abbonamenti.

Buoni carburante

Assimilabili ai fringe benefit, e quindi esenti da tassazione fino alla soglia di 258,23 euro all’anno, i buoni carburante sono dei voucher erogati dal datore di lavoro che il dipendente può utilizzare per acquistare il carburante per il mezzo usato abitualmente per recarsi al lavoro.

Per l’anno 2022, inoltre, grazie al bonus benzina approvato dal Governo, offrire i buoni carburante ai propri collaboratori è ancora più conveniente. Questo bonus, infatti, prevede che il lavoratore possa ricevere fino a 200 euro in buoni carburante, che verranno conteggiati separatamente rispetto alla soglia di 258,23 euro prevista per i fringe benefit.

Servizi di mobilità condivisa

Sono sempre di più le aziende e i lavoratori attente alle tematiche ecologiche che preferiscono scegliere dei servizi di modalità condivisa come benefit aziendali per agevolare il tragitto casa-lavoro. In particolare, sta diventando molto popolare il car sharing aziendale, un servizio che prevede che l’azienda metta un’auto a disposizione di un gruppo di dipendenti perché possano utilizzarla per percorrere insieme il tragitto casa-lavoro.

Per incentivare i dipendenti che praticano il car pooling, cioè la condivisione dell’auto di proprietà di un altro dipendente per andare al lavoro, l’azienda può prevedere l’istituzione di parcheggi riservati.

Smart working

Sebbene lo smart working non possa essere considerato direttamente un’agevolazione per il tragitto casa-lavoro, offrirlo ai dipendenti per uno o più giorni alla settimana consente ai lavoratori di trascorrere meno tempo in viaggio durante la giornata e di risparmiare i soldi spesi per il carburante ed eventuali pedaggi autostradali, se il lavoratore si sposta in automobile per raggiungere il luogo di lavoro.

 

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