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Buoni pasto: aumentarne la deducibilità potrebbe essere una risposta alla crisi

In un momento storico di chiara crisi economica e sociale, varie parti dell’apparato statale, universitario e civile avanzano idee e proposte volte ad affrontare il tema della crescita tramite il ripensamento del mercato del lavoro e delle norme e consuetudini che ne stanno alla base.

Molte sono le voci che portano avanti l’idea che una forma avanzata di welfare integrativo e aziendale, unita a una revisione del regime di tassazione e deducibilità riservato alle aziende, possano essere una strada da percorrere per alimentare e dare nuova linfa al sistema economico e occupazionale.

Alberto Brambilla, Presidente CTS Itinerari e Docente all’Università Cattolica, ha pubblicato su il Corriere della Sera del 9 gennaio 2012 un interessante articolo (Più welfare in azienda così cresce il salario ma non l’imponibile IRPEF) dove prospettava, tra le tante cose, l’aumento dell’importo deducibile per le imprese del buono pasto dagli attuali 5,29 euro ad almeno 10 euro.

Tale importo, che non costituisce reddito assoggettato a tasse e contributi per il lavoratore, dunque aumenta di fatto il suo potere d’acquisto tenendo bloccato l’imponibile IRPEF, permetterebbe non solo un’alimentazione realisticamente più completa e sana per l’utilizzatore, ma favorirebbe nel contempo l’attuazione di un regime di welfare aziendale più sano e positivo.

Sempre con l’obbiettivo di aumentare il benessere dei lavoratori senza incidere sulle casse aziendali, Brambilla suggerisce inoltre l’introduzione di buoni trasporti – già in utilizzo in molti Paesi europei – per compensare l’incremento del costo degli spostamenti, e di buoni destinati a prodotti di consumo come il “pacco spesa” o il “buono libri”.

Anche in questo caso la spesa sostenuta sarebbe deducibile per le aziende e non costituirebbe reddito tassabile per i lavoratori, che a fine mese vedrebbero comparire in busta paga una cifra approssimativa di 300 euro. Il circolo virtuoso a quel punto innescato permetterebbe chi lavora di stimolare a sua volta il mercato dei consumi, che una volta riattivato produrrebbe a sua volta più posti di lavoro.

Insomma, uno scenario a dir poco auspicabile che sottolinea ancora una volta gli aspetti positivi dell’utilizzo dei buoni pasto, sia per quanto riguarda le aziende che per quanto riguarda i lavoratori.

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