Gestione Risorse Umane

La nostra missione è portare benessere sia all’interno delle aziende sia nella vita delle persone, offrendo servizi di qualità.

HR: Cosa Sono le Risorse Umane e perché sono fondamentali
Settembre 09, 2021
Gestione Risorse Umane

HR: cosa sono le risorse umane e perché per un’azienda sono fondamentali

Rappresentano il capitale umano di un’azienda, il suo più grande valore. Ecco perché è importante sapere cosa sono e come valorizzare le risorse umane. Con il superamento dell’organizzazione scientifica del lavoro, anche il concetto di risorse umane ha subito un notevole cambiamento. Cambiamento che si riflette sui metodi di gestione del personale, sempre più articolati e finalizzati a garantire il benessere dei lavoratori. Vuoi saperne di più sul concetto di risorse umane e sui metodi più efficaci per valorizzare il capitale umano di un’azienda? In questo articolo troverai tutte le risposte che ti servono. Cosa sono le risorse umane? Cosa si intende per risorse umane in azienda? Perché per un’azienda sono fondamentali le risorse umane? Di cosa si occupa l’ufficio HR nelle aziende? Come valorizzare le risorse umane? Cosa sono le risorse umane? Iniziamo proprio dal concetto di risorse umane che, ad oggi, può avere fino a quattro significati diversi: risorse umane inteso come tutti i dipendenti di un’azienda. Nel suo senso più generale, questo termine indica tutto il personale di un’azienda, dai dirigenti agli operai; risorse umane inteso come il reparto che si occupa della gestione dei dipendenti. Un altro significato, più specifico, viene usato per indicare il dipartimento che si occupa della gestione del personale; risorse umane inteso come l’attività del reparto HR. Anche l’attività svolta all’interno del dipartimento viene definita con il termine risorse umane; risorse umane inteso come figura professionale. Comprende tutti quei professionisti, dagli addetti agli HR manager, che si occupano di risorse umane. Tutte queste definizioni sono frutto dei cambiamenti che, dagli anni ’60 del ‘900 in poi, sono intervenuti nel modo di fare impresa. E hanno portato le aziende a tenere in maggior considerazione concetti quali la valorizzazione delle capacità personali, la motivazione, il comportamento organizzativo. Quando, insomma, si è iniziato a comprendere il valore delle persone che lavorano per un’impresa. Cosa si intende per "risorse umane" in azienda? Quando si parla di risorse umane in azienda ci si riferisce sia all’insieme dei lavoratori, sia al reparto che si occupa della gestione dei dipendenti. Che, spesso, viene indicato anche con il termine inglese human resources o con la sua abbreviazione, HR. Il reparto HR si occupa della gestione delle risorse umane a 360°, dalla selezione del personale alla creazione di una cultura aziendale solida, agli aspetti amministrativi (contrattualistica, adempimenti burocratici, compilazione di buste paga). Perché per un'azienda sono fondamentali le risorse umane? Negli ultimi decenni le risorse umane, intese come capitale umano delle imprese, hanno assunto sempre più valore agli occhi dei datori di lavoro. I singoli lavoratori non sono più visti dai manager come elementi intercambiabili tra loro, ma come un insieme di competenze, conoscenze e abilità che deve essere salvaguardato. Il successo di un’impresa e il suo livello di competitività, infatti, si misurano anche attraverso fattori quali: qualità e competenze dei singoli lavoratori; capacità di ogni lavoratore di raggiungere gli obiettivi prefissati; basso tasso di turnover e assenteismo; capacità di attrarre e trattenere i talenti. Le risorse umane, insomma, hanno un ruolo centrale nello sviluppo e nella crescita dell’azienda. Per questo, un’impresa che abbia investito del tempo nella selezione e nella formazione del personale si deve preoccupare del benessere e della soddisfazione dei suoi dipendenti. Ed è qui che entrano in gioco le risorse umane intese come dipartimento aziendale e come professionisti. I cambiamenti avvenuti nella nostra società e nei modelli di business utilizzati nella gestione aziendale hanno reso necessaria la presenza di nuove figure professionali che utilizzano un mix di economia, psicologia e business management per garantire alle imprese quel benessere aziendale che non può prescindere dal benessere dei dipendenti. Di cosa si occupa l'ufficio HR nelle aziende? Un’azienda con molti dipendenti, perciò, non può fare a meno di avere un reparto dedicato alle risorse umane. Questo perché la gestione del personale comporta la messa in campo di numerose attività e strategie, che hanno lo scopo di garantire efficienza e stabilità. Anche per questo, quando si parla di HR manager, di solito, non ci si riferisce mai a una figura singola, ma a persone diverse che si occupano di gestire ognuna un particolare ambito. Ma cosa fa, di preciso, chi lavora in un ufficio che si occupa di gestione delle risorse umane? si fa portavoce delle necessità dell’azienda svolge attività di reclutamento e selezione del personale si occupa di formazione del personale si occupa della comunicazione interna valuta le performance dei lavoratori promuove la soddisfazione e il benessere dei dipendenti   Si fa portavoce delle necessità dell’azienda Ogni azienda ha caratteristiche proprie che la distinguono dalle altre, ha obiettivi ben definiti da perseguire ed opera in un contesto specifico. Per queste ragioni è importante avere ben chiare le competenze e le capacità che si ricercano nei futuri dipendenti. Le risorse umane si occupano di capire quali siano le competenze e le capacità che i top manager ricercano per la loro azienda, così da riuscire a trovare profili in linea con la mission e gli obiettivi aziendali. Svolge attività di reclutamento e selezione del personale Il reparto di HR non si occupa solo di stilare una lista delle qualità che dovrebbero avere i dipendenti dell’azienda, ma svolge anche l’attività di ricerca del personale vera e propria; dalla pubblicazione degli annunci di lavoro al colloquio. Gli strumenti che vengono impiegati per questa attività di recruiting sono diversi e comprendono anche l’utilizzo delle nuove tecnologie: valutazione delle candidature spontanee presenti in archivio; pubblicazione di annunci su riviste e quotidiani dedicati; pubblicazione di annunci su LinkedIn e sui portali dedicati alle offerte di lavoro. Il reparto di HR si occupa anche della ricollocazione del personale, ricercando i candidati adatti a ricoprire determinate posizioni lavorative tra i dipendenti. Si occupa di formazione del personale Perché un’azienda possa essere sempre competitiva il personale deve essere adeguatamente formato, in ogni momento del suo percorso lavorativo. Le risorse umane si occupano sia di offrire la formazione necessaria ai nuovi assunti, sia di organizzare corsi di aggiornamento per i dipendenti che lavorano già da tempo in azienda. Si occupa della comunicazione interna Il reparto HR si occupa di implementare la comunicazione interna per diffondere la cultura, i valori e le informazioni aziendali in modo chiaro ed efficace, anche servendosi dei nuovi strumenti offerti dal mondo digital. Valuta le performance dei lavoratori La maggior parte delle aziende gestisce la propria attività fissando degli obiettivi globali, di settore e individuali. Uno dei compiti dei dipartimenti di risorse umane è quello di valutare se i lavoratori siano o meno riusciti a raggiungere i propri obiettivi individuali. Promuove la soddisfazione e il benessere dei dipendenti Uno dei compiti più importanti del dipartimento delle risorse umane è mettere in atto delle misure di welfare e attuare delle campagne di incentivazione che promuovano la soddisfazione e il benessere dei dipendenti. Per fare ciò, si prendono in considerazione le richieste e le necessità dei lavoratori e gli obblighi contrattuali derivanti dal CCNL e si crea un piano di welfare aziendale che comprenda misure capaci di rispondere a tutte le necessità. In questo modo, si evita l’insorgere di fenomeni dannosi, come la fuga dei talenti e l’assenteismo. Le aziende che non abbiano tra il proprio personale un HR manager specializzato nella gestione del welfare possono affidarsi a un provider come Up Day che, attraverso la sua piattaforma Day Welfare, le aiuta a sviluppare e gestire piani di welfare mirati. Come valorizzare le risorse umane? Un’impresa che desideri avere successo e mantenere la leadership nel proprio settore deve, per prima cosa, prendersi cura di quella che è la sua risorsa più preziosa: il capitale umano; con il suo bagaglio di creatività, intelligenza, tenacia, esperienze personali, motivazione, flessibilità. Il compito del reparto HR e dei suoi manager, perciò, è quello di trovare la strategia migliore per valorizzare le risorse umane dell’impresa. Un buon punto di partenza per ottenere questo risultato consiste nel riservare ai collaboratori la stessa attenzione che si dedica ai clienti. Da qui, si possono sviluppare una serie di iniziative volte ad abbattere lo stress e favorire la conciliazione vita-lavoro, il benessere e la realizzazione personale: delineare degli obiettivi e studiare un sistema di incentivi; investire nello sviluppo della carriera dei collaboratori; attuare strategie di sviluppo del personale. Delineare degli obiettivi e studiare un sistema di incentivi Sempre più aziende, anche in considerazione del numero crescente di lavoratori in smart working, decidono di misurare le loro performance stabilendo degli obiettivi individuali e prevedendo degli incentivi nel caso in cui tali obiettivi vengano raggiunti. In questo modo, i lavoratori ottengono maggiori autonomia e responsabilità e si sentono gratificati quando riescono a raggiungere l’obiettivo prefissato. Investire nello sviluppo della carriera dei lavoratori Aiutare le persone ad esprimere il proprio potenziale, offrendo loro la possibilità di sviluppare la propria carriera: aiuta l’azienda ad allenare competenze per il futuro; attira i talenti; favorisce il coinvolgimento dei lavoratori nelle sorti dell’impresa per cui lavorano. Attuare strategie di sviluppo personale Prima ancora di aiutare i lavoratori a migliorare la propria posizione lavorativa è importante aiutarli a sviluppare il proprio potenziale. Come? Attraverso l’offerta di percorsi di formazione mirati, l’attività di coaching, il mentoring, il team building e la job rotation. Una tecnica che prevede di assegnare periodicamente ai lavoratori una mansione diversa, in modo che imparino a conoscere tutte le fasi del processo aziendale.
che cos'è la responsabilità sociale d'impresa
Luglio 16, 2021
Gestione Risorse Umane

Responsabilità sociale d’impresa. Cos’è la social responsibility

Le aziende sono sempre più consapevoli dell’impatto che la loro attività ha sulla società e si impegnano a far sì che tale impatto sia positivo. È ormai sempre più chiaro che il welfare e la realizzazione del benessere sociale non siano più ambiti di esclusiva competenza pubblica. Le aziende svolgono un ruolo sempre più di primo piano nell’offrire quei servizi che il soggetto pubblico spesso non fornisce più o fornisce in maniera inadeguata. Succede così che l’interesse delle imprese moderne non sia più improntato esclusivamente al raggiungimento di un profitto, ma sia rivolto anche alla soddisfazione di precise esigenze della società. E che la responsabilità sociale d’impresa giochi un ruolo sempre più importante nel successo dell’attività di un’azienda. Ma cos’è, di preciso, la responsabilità sociale d’impresa? Quali sono i valori a cui deve ispirarsi un’impresa etica? Ne parliamo in questo articolo. Che cos’è la responsabilità sociale d’impresa (CSR) Quando nasce la CSR? Che cos’è l’impresa etica? Chi sono gli stakeholders? Quali sono gli strumenti di un’impresa socialmente responsabile? Up Day, social company attenta ai diritti e alla responsabilità sociale Che cos'è la responsabilità sociale d'impresa (CSR) La definizione accademica della responsabilità sociale d’impresa ci dice che si tratta dell’“integrazione di preoccupazioni di natura etica all’interno della visione strategica d’impresa: è una manifestazione delle grandi, medie e piccole imprese di gestire efficacemente le problematiche d’impatto sociale ed etico al loro interno e nell’ambiente circostante”. Se volessimo darne una definizione più semplice, diremmo che la responsabilità sociale d’impresa è l’insieme delle azioni e dei comportamenti socialmente responsabili messe in atto da un’azienda. Quello di responsabilità sociale d’impresa (o Corporate Social Responsibility) è un concetto che è entrato a far parte della mission della quasi totalità delle aziende che oggi operano sul mercato. Non si tratta di un qualcosa di astratto, che si basa su teorie utopistiche, ma di un insieme di azioni ben definite, come ad esempio: garantire i diritti dei lavoratori e migliorarne la qualità della vita; operare in modo etico, anche dal punto di vista ambientale e della sostenibilità; interagire con il territorio in cui si opera, diventando attori primari del suo sviluppo. Azioni che hanno lo scopo di offrire benefici concreti alla collettività, dare prestigio alla reputazione del brand e offrire un’immagine positiva dell’azienda. Etica aziendale, sostenibilità e attenzione alle tematiche sociali, infatti, sono temi sempre più cari all’opinione pubblica e possono determinare il successo o il fallimento di un’impresa. Quando nasce la CSR? Il concetto di responsabilità sociale d’impresa nasce negli Stati Uniti, all’incirca intorno agli anni ’50. È Howard Bowen, considerato il padre della corporate responsibility, a darne una prima definizione nel 1953, sostenendo che è una precisa responsabilità degli uomini d’affari perseguire degli obiettivi che siano non solo profittevoli per l’azienda, ma anche sostenibili dal punto di vista sociale. Prima che si possa parlare di responsabilità sociale d’impresa vera e propria e rendere l’azienda la principale responsabile delle sue azioni, però, ci vorranno all’incirca altri dieci anni. Tuttavia, è solo negli anni ’80 che la definizione di RSI assume una forma più definita e tira in ballo anche gli stakeholders (i detentori di diritti) e i loro diritti. Negli anni ‘2000, poi, la responsabilità sociale d’impresa si pone al centro dell’attenzione delle Nazioni Unite e della Comunità Europea. CSR e Global Compact Saranno proprio le Nazioni unite a stilare il cosiddetto Global Compact, un decalogo di comportamenti virtuosi a cui le aziende possono aderire spontaneamente per far sì che la loro attività venga svolta sempre in maniera sostenibile e socialmente accettabile. Decalogo che può essere così riassunto: promuovere e rispettare i diritti umani universalmente riconosciuti; non violare i diritti umani e non rendersi complici, anche indirettamente, della loro violazione; eliminare tutte le forme di lavoro forzato; eliminare il lavoro minorile; eliminare qualsiasi forma di discriminazione in ambito professionale; sostenere un approccio preventivo nei confronti delle sfide ambientali; intraprendere iniziative che incentivino lo sviluppo di una maggiore responsabilità ambientale; incoraggiare la diffusione di tecnologie green e rispettose dell’ambiente; contrastare la corruzione. Che cos'è l'impresa etica Un’impresa etica è un’azienda che fonda la sua attività su regole di condotta virtuose, come quelle esposte nel decalogo del Global Compact, curando uno sviluppo sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale. In questo modo, non solo trasmette fiducia e benessere e diffonde un’immagine credibile di sé, ma risulta anche utile a sé stessa, ai suoi stakeholders e alla comunità in cui opera. Tra gli obiettivi perseguiti dalle aziende che basano la propria attività su un modello di business etico ci sono: sicurezza dell’ambiente di lavoro, sostenibilità ambientale, assunzione di responsabilità verso le generazioni future, miglioramento dei rapporti con le comunità locali.   Chi sono gli stakeholders? Gli stakeholders sono tutti i soggetti che, a vario titolo, hanno a che fare con un’azienda: i clienti; i fornitori; i dipendenti; gli eventuali socied azionisti (chiamati anche shareholder); le istituzioni; l’ambiente; la comunità in cui è inserita. Se in passato si pensava che un’azienda dovesse rendere conto solo ai suoi azionisti, avendo come unico scopo il raggiungimento del massimo profitto, con la diffusione del concetto di responsabilità sociale d’impresa si è arrivati a comprendere che vanno tenuti in considerazione gli effetti che le azioni di un’azienda hanno su tutti i suoi stakeholders. Quali sono gli strumenti di un’impresa socialmente responsabile? Un’impresa socialmente responsabile ha a disposizione diversi strumenti per svolgere la sua attività in maniera sostenibile anche dal punto di vista sociale e ambientale: linee guida e certificazioni specifiche; codice etico; bilancio sociale; marketing sociale; CSR manager. Linee guida e certificazioni specifiche Delle linee guida e delle certificazioni fanno parte tutte quelle sigle composte da cifre e lettere che troviamo nelle dichiarazioni di conformità delle aziende di cui spesso ci chiediamo il significato. Rappresentano una sorta di controllo qualità, che dimostra che un’impresa stia effettivamente svolgendo la sua attività seguendo criteri etici e sostenibili. Tra le certificazioni ritenute più affidabili ci sono: SA8000 (certificazione utilizzata anche da Up Day); OHSAS18001; ISO14000; ISO26000. Codice etico È un documento redatto su base volontaria che stabilisce quali siano i principi e le modalità di condotta su cui l’azienda basa la sua attività. Tutti i soggetti coinvolti in tale attività devono farvi riferimento in ogni momento. Cosa si intende per bilancio sociale? Quando si parla di imprese e della loro gestione viene subito da pensare al bilancio d’esercizio. Un documento obbligatorio per legge che si compila a fine anno che contiene tutti i dati economici riguardanti l’attività e mostra una fotografia dettagliata della situazione economica di un’azienda. Il bilancio sociale è un documento che viene stilato su base volontaria dalle aziende che svolgono la propria attività in modo etico e desiderano dimostrarlo concretamente. Si tratta di uno strumento che ha lo scopo di rendicontare le azioni messe in atto nei confronti degli stakeholders di una determinata azienda, misurandone l’impatto. Tra le voci che si possono trovare in un bilancio sociale ci sono: l’impatto della struttura sul territorio; il grado di coerenza tra mission, strategie, attività e risultati conseguiti; la politica delle assunzioni; l’accertamento della customer satisfaction; le azioni compiute per garantire la tutela della sicurezza sul luogo di lavoro; le risorse impiegate per promuovere iniziative socialmente utili. I vantaggi dell’adozione di un bilancio sociale sono diversi: migliorare l’efficacia della comunicazione; comprendere il ruolo svolto nella società civile; rendicontare le azioni sociali dell’azienda basandosi su parametri quali utilità, legittimazione ed efficienza; comprendere quale sia l’effettivo valore aggiunto prodotto e distribuito nei confronti degli stakeholder; effettuare un’autovalutazione al fine di migliorare la qualità di prodotti e servizio, il rapporto con gli utenti, la sicurezza sul posto di lavoro, e così via. Marketing sociale Servirsi del marketing sociale può essere utile per far conoscere a clienti, aziende concorrenti e, più in generale, al mercato in cui si opera, le azioni compiute in ambito sociale ed ecologico, rafforzando così la propria immagine di impresa socialmente responsabile nei confronti di clienti, collaboratori, fornitori e concorrenti. CSR Manager Le aziende che vogliano migliorare la propria cultura aziendale e basare la propria attività sulla responsabilità sociale non possono fare a meno di affidarsi al CSR manager. Una figura con competenze trasversali, che ha la capacità di perseguire un modello di management sostenibile e traghettare le imprese verso una gestione moderna e responsabile, attenta alle esigenze sociali ed ambientali. Up Day: la social company attenta ai diritti e alla responsabilità sociale Ogni giorno Up Day propone ai suoi clienti servizi e soluzioni di welfare aziendale capaci di garantire e accrescere il benessere aziendale, promuovendo una cultura attenta a tutte le sfumature della responsabilità sociale e ambientale. La stessa cultura su cui Up Day basa quotidianamente la sua attività. Impegnandosi a garantire ai suoi collaboratori condizioni di lavoro ottimali. Impostando una politica aziendale volta alla tutela dell’ambiente. Tutelando la privacy dei suoi utenti. Collaborando con diverse onlus per favorire la difesa di tutti gli individui, in particolar modo dei più deboli.
Benessere dipendenti
Giugno 07, 2021
Gestione Risorse Umane

Benessere dei dipendenti: la sua realizzazione fa bene a tutti

Un lavoratore felice e soddisfatto è più produttivo e coinvolto nelle sorti dell’azienda per cui lavora. Ecco perché sempre più imprese sono attente a garantire il benessere dei propri dipendenti. Quella del benessere dei lavoratori non è certo una questione nuova. Sono decenni, ormai, che sia lo Stato, sia le imprese più lungimiranti, pongono l’accento su quanto sia importante garantire il benessere dei lavoratori. Tuttavia, fino a non molto tempo fa, erano in pochi a riconoscere che assicurare ai lavoratori un corretto work-life balance non fosse solo una gentile concessione delle aziende, ma una vera e propria opportunità di crescita per qualsiasi impresa. Anche se sono stati fatti passi da gigante e sono davvero poche le aziende che, ormai, non riescono a riconoscere che garantire il benessere dei propri collaboratori è fondamentale per il loro successo, su questo argomento c’è ancora molta confusione. A causa di ciò, spesso si finisce per adottare misure insufficienti o sbagliate, che portano ad ottenere l’effetto opposto a quello sperato. In questo articolo ti aiuteremo a capire cosa si intenda quando si parla di benessere dei dipendenti e quali siano le strategie migliori per garantirlo. Benessere dei dipendenti in azienda: cosa vuol dire? Aumentare il benessere dei dipendenti. Perché farlo? Come aumentare il benessere dei propri dipendenti Migliorare l’ambiente di lavoro per migliorare il benessere dei lavoratori Welfare aziendale: le misure più desiderate dai lavoratori   Benessere dei dipendenti in azienda: cosa vuol dire? Per poter individuare le strategie più adatte ad assicurare il benessere dei dipendenti, bisogna innanzitutto capire cosa si intenda, esattamente, quando si parla di benessere dei lavoratori. Anche se ha molti punti di contatto con il concetto di benessere in generale, il concetto di benessere in ambito lavorativo è piuttosto diverso sia per definizione, sia per obiettivi. Più che di benessere dei lavoratori, infatti, si dovrebbe parlare di benessere organizzativo. Il benessere organizzativo ha come obiettivo quello di garantire ai lavoratori un alto livello di benessere, in qualsiasi situazione e in ogni tipo di occupazione. Come si può raggiungere questo obiettivo e perché è importante farlo? Scopriamolo nei prossimi paragrafi.   Aumentare il benessere dei dipendenti. Perché farlo? Il fine ultimo di un’azienda è, ovviamente, ottenere un profitto dalla propria attività. Per raggiungere questo scopo, tuttavia, è necessario che le imprese imparino a valorizzare il più grande capitale che hanno a disposizione: le risorse umane. I dipendenti sono una risorsa fondamentale per un’impresa, e prendersi cura del loro benessere non è solo un dovere imposto dalla legge, ma un’opportunità di miglioramento e di crescita tanto per l’azienda quanto per i suoi collaboratori. A trarre vantaggio da un ambiente di lavoro sereno e collaborativo, in cui le persone si sentano felici e libere di esprimere sé stesse, sono sia i lavoratori, sia un’azienda. Ecco quali sono i principali benefici per entrambi: riduzione dello stress; miglioramento della conciliazione vita-lavoro; aumento del senso di comunità; incremento della produttività e delle performance dei singoli lavoratori; diminuzione dell’assenteismo; riduzione del turnover; incremento della fidelizzazione dei collaboratori nei confronti del brand; miglioramento della reputazione dell’azienda; aumento della capacità di attrarre nuovi talenti; possibilità di accedere ad agevolazioni fiscali. Per raggiungere questi obiettivi, tuttavia, è importante capire ciò che serve davvero alla propria azienda e ai propri dipendenti per ottenere un miglioramento del benessere organizzativo e offrirlo loro attraverso un piano strutturato. Come aumentare il benessere dei propri dipendenti? Sebbene negli ultimi anni siano sempre di più le aziende che capiscono quanto sia importante garantire la soddisfazione e il benessere dei collaboratori, attuare delle misure che le aiutino a raggiungere questo obiettivo si rivela spesso difficile. Questo accade perché, molte volte, manca una strategia ben definita. Si pensa che sia sufficiente offrire qualche benefit, magari perché obbligati dal CCNL, per rendere felici i propri dipendenti. Questi sono i casi in cui non si ottengono gli effetti sperati. In cui la situazione rimane sempre la stessa, o continua a peggiorare. Perché le misure volte ad aumentare il benessere dei dipendenti risultino davvero efficaci e vantaggiose tanto per i lavoratori quanto per l’azienda, si deve ricorrere a una vera e propria strategia di marketing, che punti ad ottenere una maggior fidelizzazione dei dipendenti e garantire la loro felicità. Per raggiungere questo scopo si deve, innanzitutto, fare un’analisi delle necessità dei lavoratori e di ciò che non va. Poi si devono attuare misure volte a migliorare l’ambiente di lavoro e ideare un piano di welfare ben strutturato.   Migliorare l’ambiente di lavoro per migliorare il benessere dei lavoratori La prima cosa da fare, quando si decide di attuare un piano per aumentare il benessere dei propri dipendenti, è attuare delle misure che migliorino l’ambiente di lavoro: ridisegnare gli spazi di lavoro; migliorare la comunicazione; favorire la socializzazione. Ridisegnare gli spazi di lavoro L’ambiente di lavoro influisce molto sul benessere delle persone. Spazi chiusi, poco ariosi e mal illuminati trasmettono una sensazione di malessere che non invoglia i lavoratori a rimanerci e a sentirsi a loro agio. Quando si decide di intervenire per migliorare il benessere dei propri dipendenti si devono prendere in esame gli ambienti in cui lavorano e, se necessario intervenire per migliorarli. Come? Creando spazi ampi, ben illuminati e confortevoli. È utile anche arredare l’ambiente con delle piante e offrire ai collaboratori la possibilità di avere accesso a del cibo sano. In questo modo, le persone saranno felici di restare in ufficio e si sentiranno più a loro agio. Migliorare la comunicazione Migliorare la comunicazione è la chiave per ridurre lo stress, aumentare la fiducia dei lavoratori nei confronti dei manager e favorire il loro senso di appartenenza all’azienda. Per ottenere questo risultato, è importante che il reparto delle risorse umane lavori in sinergia con chi si occupa della gestione dei vari settori dell’impresa, per promuovere una cultura aziendale positiva e instaurare un clima di fiducia. Favorire la socializzazione Per migliorare il clima aziendale è importante anche favorire la socializzazione tra colleghi, così da creare un ambiente rilassato e libero da tensioni e imbarazzi.   Welfare aziendale: le misure più desiderate dai lavoratori Migliorare l’ambiente di lavoro non è però sufficiente per garantire un miglioramento del benessere dei collaboratori. Ad esso si deve affiancare l’offerta di servizi che rispondano ai bisogni dei lavoratori e favoriscano la conciliazione vita-lavoro. Uno degli strumenti più efficaci per assicurarsi che i servizi offerti raggiugano effettivamente il loro scopo è il piano di welfare aziendale. Può essere gestito sia dall’azienda stessa, sia da un provider come Up Day, e contenere tutte le misure necessarie ad offrire sostegno ai lavoratori dipendenti. Ma cosa deve contenere un piano di welfare per essere efficace? Ecco alcune delle misure più apprezzate: smart working; assistenza sanitaria e previdenza complementare; banca ore; premio di produzione; formazione linguistica; strumenti di sostegno alla famiglia. Smart working In un’epoca in cui la cultura digitale fa passi da gigante, il successo di un’azienda si misura non da quante ore i lavoratori trascorrono in azienda, ma dalla loro capacità di raggiungere gli obiettivi prefissati. Per questo sono sempre di più le imprese che offrono ai collaboratori la possibilità di lavorare in smart working e gestire il lavoro con maggiore flessibilità e autonomia. Assistenza sanitaria e previdenza complementare Con il venire meno dei servizi pubblici essenziali, sono sempre di più i lavoratori che guardano alle aziende per cui lavorano come un vero e proprio sostegno per il loro benessere attuale e per la garanzia di un futuro sereno, anche in caso di malattia. Per questo, tra le misure più apprezzate dai dipendenti ci sono l’assistenza sanitaria e la previdenza complementare. Banca ore La banca ore è un’alternativa al pagamento degli straordinari molto apprezzata dai lavoratori, perché permette loro di accumulare dei permessi aggiuntivi da utilizzare quando ne abbiano più bisogno. Premio di produzione Non c’è niente di meglio per riconoscere il valore di un dipendente e dimostrare l’apprezzamento per il lavoro che ha svolto di offrire un premio di produzione per aver raggiunto determinati obiettivi comuni. Inoltre, offrire la possibilità di convertire il premio di produzione in servizi di welfare consente ai lavoratori di avere a disposizione l’intero importo erogato dall’azienda e, a quest’ultima, permette di ottenere vantaggiose agevolazioni fiscali. Formazione linguistica I lavoratori apprezzano le aziende che incentivano il desiderio di migliorare le proprie competenze e cultura personale attraverso corsi di formazione non strettamente legati all’attività lavorativa svolta; diversi, quindi, dai corsi di aggiornamento obbligatori. I corsi di formazione linguistica sono tra i servizi welfare più apprezzati dai dipendenti delle aziende italiane. Strumenti di sostegno alla famiglia Tra le misure di welfare più apprezzate dai lavoratori dipendenti ci sono anche gli strumenti di sostegno alla famiglia, come i bonus per sostenere le spese di istruzione dei figli o per ottenere assistenza per le persone non autosufficienti.
Employee Retention
Maggio 14, 2021
Gestione Risorse Umane

Employee retention: cos’è e come migliorare la valorizzazione dei dipendenti

La capacità di trattenere i dipendenti più talentuosi è uno dei fattori che determinano il successo di un’azienda. Scopri cos’è l’employee retention e i consigli per migliorarla. I dipendenti sono il capitale di maggior valore di un’azienda. Per questo è importante non solo puntare ad acquisire lavoratori talentuosi e capaci, ma anche a garantire il benessere e valorizzare le capacità di coloro che già vi lavorano. Ecco perché è fondamentale monitorare costantemente il livello di soddisfazione dei dipendenti e cercare di migliorare l’employee retention. Cosa vuol dire employe retention? Cos’è il turnover del personale? Employee retention rate: cos’è e come si calcola L’importanza di migliorare l’employee retention Come valorizzare i dipendenti Cosa vuol dire employee retention? L’employee retention (o HR retention) è la capacità di un’azienda di “trattenere” i lavoratori, in particolare i più talentuosi. All’interno di un mercato sempre più competitivo è fondamentale, per un’azienda che voglia prosperare, assicurarsi che il personale sia soddisfatto del proprio impiego e dell’ambiente di lavoro e non avverta il desiderio di portare altrove la propria esperienza. Perché un’azienda possa prosperare è importante non solo che sappia attrarre collaboratori di talento, ma anche tenerli con sé il più a lungo possibile. È qui che entra in gioco l’employee retention. Che è più di un mero dato statistico (il cosiddetto employee retention rate). La capacità trattenere i talenti è il frutto di tutte quelle azioni introdotte dall’azienda per garantire la soddisfazione e il benessere dei lavoratori. E rappresenta una grande opportunità di crescita per qualsiasi impresa. Cos’è il turnover del personale? L’espressione turnover, in ambito lavorativo, viene usata per indicare il flusso di persone che vengono assunte e si dimettono o vengono licenziate. La rotazione del personale ha un forte impatto sull’impresa e sui vari team di lavoro, per questo deve essere sempre monitorata; e andrebbe ridotta al minimo. Il turnover viene classificato in due modi: turnover fisiologico. È il naturale processo di avvicendamento dei dipendenti, che comprende anche l’assunzione di nuova forza lavoro per sostituire chi va in pensione; turnover patologico. Quando la rotazione del personale è più frequente del normale perché ci sono lavoratori insoddisfatti che decidono di lasciare l’azienda il turnover non è più fisiologico, ma diventa la spia di un problema molto grave. Per verificare che il turnover rimanga fisiologico, ogni azienda deve svolgere periodicamente un’indagine statistica che prenda in esame la soddisfazione dei dipendenti e l’employee retention rate. Employee retention rate: cos’è e come si calcola? L’employee retention rate è il dato che indica quanti dipendenti sono rimasti in azienda e quanti se ne sono andati in un preciso lasso di tempo. Per calcolare l’esatta percentuale di turnover si deve dividere il numero di dipendenti rimasti in azienda al termine del periodo per il numero di lavoratori presenti a inizio periodo e moltiplicare il risultato per cento. Dal calcolo si dovrebbero escludere i lavoratori che hanno lasciato il posto di lavoro per andare in pensione. Poniamo ad esempio che un’azienda voglia calcolare l’employee retention rate per l’anno 2019: a inizio anno c’erano 100 dipendenti; 5 sono andati in pensione; a fine anno sono rimasti 80 lavoratori. Per prima cosa si devono sottrarre dal dato iniziale i 5 dipendenti che sono andati in pensione (100-5=95). Dopodiché si devono dividere i dipendenti rimasti per quelli presenti a inizio anno (80:95= 0,84). Infine, si deve moltiplicare il risultato ottenuto per 100 (0,84x100=84). Adesso sappiamo che l’azienda, nel 2019, ha avuto un tasso di employee retention dell’84%. Più la rotazione tra dipendenti che si sono dimessi e nuovi assunti aumenta, più l’employee retention rate scende, trasformando il turnover fisiologico in patologico. Turnover patologico: come si riconosce? Un employee retention rate troppo basso è solo il segnale più evidente che il turnover da fisiologico è diventato patologico. Se, esaminando questo dato, ci si trova di fronte a numeri poco incoraggianti, si deve analizzare a fondo la situazione e ricercare altri segnali, che sono: scarsa produttività e motivazione dei dipendenti; scarsa disponibilità alla collaborazione; assenteismo; scarsa soddisfazione dei lavoratori. Quando c’è un tasso di turnover elevato i dipendenti risultano insoddisfatti e poco produttivi, sono poco disponibili a lavorare in team e collaborare, si assentano di frequente dal lavoro, arrivano in ritardo o escono prima. Tra le cause di questa insoddisfazione diffusa, che spesso degenera fino a che il lavoratore non dà le dimissioni, le più comuni sono: stress causato dai cattivi rapporti con i colleghi e i manager; mancanza di condivisione dei valori aziendali; mancato riconoscimento del lavoro e delle qualità del collaboratore. L’importanza di migliorare l’employee retention Avere dipendenti soddisfatti del proprio lavoro ha diversi effetti positivi per un’azienda. I principali sono: aumento della produttività; miglioramento della reputazione presso clienti e aziende del settore; riduzione dei costi per la formazione del nuovo personale; capacità di attrarre lavoratori di talento. Per questo, se c’è un eccessivo ricambio di personale, è importante correre ai ripari, adottando strategie che permettano di migliorare il clima aziendale e la soddisfazione dei dipendenti. Per ottenere questi risultati, si deve innanzitutto analizzare la situazione, intervistando i collaboratori per capire quali siano i problemi e analizzando fattori quali la cultura aziendale e gli incentivi offerti ai lavoratori. Una volta fatto questo, si può impostare una strategia di employer branding, promuovendo l’azienda e i suoi valori presso i dipendenti tanto presso i nuovi assunti quanto verso chi lavora già da tempo per l’impresa. L’employer branding è una vera e propria attività di marketing che punta a migliorare la reputazione dell’azienda e mostrarne il valore ai dipendenti. Perché essa abbia successo, deve essere svolta coinvolgendo i settori che si occupano di marketing e comunicazione e le risorse umane e avere come fine la valorizzazione dei collaboratori. Per impostare una strategia che abbia successo e migliorare il grado di fidelizzazione dei lavoratori nei confronti dell’azienda, si deve innanzitutto creare una solida cultura aziendale, i cui valori devono essere presentati ai lavoratori in modo chiaro e coerente. Dopo aver sviluppato una cultura aziendale che rispecchi valori quali positività, collaborazione, rispetto e fiducia verso il lavoratore e le sue capacità, si deve intervenire sul processo di selezione del personale, eseguendo un’attenta selezione dei futuri collaboratori. Illustrare in modo chiaro i valori dell’azienda e gli obiettivi che il lavoratore dovrà raggiungere e assicurarsi che quest’ultimo sia in linea con essi è il punto di partenza migliore per costruire un rapporto durevole tra impresa e collaboratore. Come valorizzare i dipendenti L’employer branding passa anche attraverso la valorizzazione dei dipendenti e l’attenzione al loro benessere. Ci sono soluzioni che azienda può adottare per dimostrare ai propri dipendenti di riconoscere il loro valore e avere a cuore il loro benessere: ascoltare opinioni e suggerimenti; offrire benefit e incentivi; riconoscere i successi ottenuti dal lavoratore; offrire la possibilità di fare carriera a chi lo desideri; offrire occasioni per arricchire il proprio bagaglio di esperienze. Ascoltare opinioni e suggerimenti Effettuare sondaggi periodici per verificare la soddisfazione dei propri collaboratori e conoscere la loro opinione sull’attività che svolgono è un buon punto di partenza per migliorare il clima aziendale. Ciò favorisce anche lo spirito di appartenenza all’azienda e aumenta il coinvolgimento dei lavoratori nel suo successo. Offrire benefit e incentivi Offrire benefit e incentivi ai lavoratori, sotto forma di servizi di welfare, permette di dimostrare il proprio apprezzamento per il lavoro che svolgono, ottenendo in cambio collaboratori felici del proprio lavoro, un aumento della produttività e un miglioramento della propria reputazione. Tra i benefit più apprezzati dai lavoratori ci sono i buoni pasto, il cellulare o l’auto aziendale, la concessione di smart working e part time, il fondo pensione e le iniziative a sostegno delle famiglie dei dipendenti. Riconoscere i successi ottenuti dal lavoratore Il mondo del lavoro si sta evolvendo sempre di più. Complici anche la pandemia e un aumento esponenziale dello smart working, oggi si tende sempre di più a misurare il successo e la dedizione di un lavoratore non dalle ore di lavoro svolte, o dal tempo trascorso in ufficio, ma dalla sua capacità di raggiungere gli obiettivi prefissati. Quando questo avviene, è importante che il datore di lavoro riconosca i successi del suo collaboratore. Offrire dei bonus, come il premio di produttività, è uno dei modi migliori per dimostrare ai propri dipendenti quanto si apprezzi il loro lavoro. Offrire la possibilità di fare carriera a chi lo desideri Valorizzare i propri dipendenti significa anche dare loro la possibilità di fare carriera e migliorare la propria posizione lavorativa. Per questo è importante incentivare le aspirazioni dei lavoratori che desiderano fare carriera e avere maggiori responsabilità. Offrire occasioni per arricchire il proprio bagaglio di esperienze Offrire ai propri collaboratori la possibilità di accedere a corsi di formazione che non siano strettamente legati con la professione svolta e migliorare le proprie competenze, di acquistare abbonamenti a cinema e teatri, di visitare musei, di viaggiare, è un buon modo per favorire la crescita personale dei lavoratori, avere personale talentuoso e dimostrare attenzione per il loro benessere. Molte di queste soluzioni possono essere attuate da un’azienda attraverso la creazione di un piano di welfare ben strutturato, servendosi di una piattaforma come Day Welfare. Grazie ad essa, il reparto delle risorse umane non dovrà preoccuparsi della gestione pratica del piano, ma solo di trovare i servizi più adatti a soddisfare le esigenze dei collaboratori.
Corporate social responsability
Febbraio 17, 2021
Gestione Risorse Umane

La corporate social responsability al centro del dna di Up Day

Solidarietà e attento ascolto delle esigenze dei propri dipendenti: questi gli asset valoriali fondanti di Up Day, Valori che vengono concretizzati e applicati da tempo in programmi di Corporate Social Responsibility e in piani mirati al benessere delle proprie risorse che oggi, in un momento particolare come quello che stiamo vivendo, acquistano più che mai importanza e spessore, Giornate libere retribuite a disposizione per svolgere volontariato, centesimi di euro dopo la virgola del proprio stipendio donati in beneficienza ogni mese, un fondo aziendale creato per sostenere colleghi in difficoltà. Sono questi i principali progetti che gravitano nella sfera della solidarietà e dell’assistenziale, che hanno avuto grande rilievo e raccolto ampio consenso all’interno di Up Day. Economia solidale, responsabilità sociale e assistenzialismo sono infatti alcuni degli asset valoriali fondanti di Up Day, valori che appunto vengono concretizzati e applicati in diversi programmi di Corporate Social Responsibility e che oggi, in un momento particolare come quello che stiamo vivendo, acquistano più che mai importanza e spessore. Progetti di cui l’azienda, e chi ne fa parte, può definirsi fiera. Giornate solidali Giornate solidali è l’iniziativa recentemente introdotta dall’azienda che permette ai suoi lavoratori di usufruire di una giornata o due mezze giornate di permesso retribuito l’anno per poter svolgere azioni di volontariato, in accordo con l’ufficio Risorse Umane e con il proprio diretto responsabile e a fronte della necessaria documentazione compilata. I lavoratori volontari si impegnano con associazioni locali, in aiuto a bambini e famiglie, anziani, disabili, ambiente e animali o comunque in linea con la filosofia aziendale. Con questa operazione, Up Day vuole incentivare e sostenere percorsi di volontariato a supporto degli obiettivi sociali ed assistenziali delle associazioni del territorio. Campagna di Solidarietà Arrivata invece già alla sua 6°edizione, Operazione Zerovirgola è la campagna di solidarietà dove ciascuno può scegliere di donare i centesimi, con un arrotondamento per difetto alla cifra intera, dopo la virgola del proprio stipendio su base mensile, oppure anche un importo fisso, destinandoli ad un’associazione e deducendoli dai redditi da lavoro dipendente. Una scelta totalmente libera, individuale e revocabile in ogni momento. Fino alla fine del 2020, le associazioni che ne hanno beneficiato sono Piccoli Grandi Cuori e Ageop, scelte dai dipendenti stessi dopo un sondaggio interno. La decisione dei lavoratori di Up Day è un segno concreto di solidarietà e il modello di questa iniziativa è mutuato dall’esperienza consolidata della sua capogruppo, Gruppo Up, cooperativa francese che ha tra i suoi scopi quello di sostenere progetti sociali. Fondo aziendale solidale Infine, l’azienda ha istituito su base annuale il Fondo aziendale solidale, una cassa autogestita che si propone di aiutare colleghi in difficoltà, coordinata da un comitato formato da 6 dipendenti: durante la crisi Covid-19, ad esempio, ha rappresentato un sostegno concreto. Mariacristina Bertolini DG di Up Day : "Attraverso questi progetti, cerchiamo di dare un segno concreto di solidarietà, che in tempi di crisi economica assume ancora più valore e rappresenta una testimonianza da condividere. Per noi è importante migliorare le prestazioni in ambito di CSR, far passare questo genere di messaggi sensibilizzando i clienti e, in primis, i nostri collaboratori. Fa parte del DNA aziendale, perché ci rifacciamo all’esperienza della nostra casa madre, Gruppo UP, ambasciatore dell’economia sociale e solidale, portatore d’innovazione e valore per tutte le parti interessate: importiamo tale cultura aziendale al nostro interno per poi poterla proporre in seguito anche ai nostri clienti".
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