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Il personale di Up Day in prima linea in smart working

Up Day è sempre ogni giorno con te in smart working

 

Anche in questo delicato momento di emergenza sanitaria Up Day continua ad essere presente, in ottemperanza alle norme del Dpcm, attuando lo smart working per tutte le sue risorse.

#sempreognigiornoconte il nuovo hashtag riaggiornato per l’occasione.

In un momento così complicato, decidere di rispettare le regole per tutelare la salute di tutti è stato un atto doveroso ma non scontato.

In queste giornate in cui l’emergenza coronavirus ci costringe a restare tra le mura domestiche, il lavoro da casa connessi alla propria azienda è una grande opportunità per non permettere l’arresto dell’economia e soprattutto è un toccasana per tenere la mente impegnata e proseguire nella quotidianità con un grado di apparente normalità.

Up Day ha da tempo introdotto lo smart working

Già da più di anno Up Day ha introdotto lo smart working, consentendo ai propri dipendenti che ne avessero i requisiti, di lavorare da casa dimostrando così di essere un’azienda all’avanguardia che si prende cura delle sue risorse.

Negli ultimi tempi il tema dello “smart working” è stato ampiamente trattato e uno dei pochi aspetti positivi di questo periodo è sicuramente quello di poterne dimostrarne la sua efficacia.

Ma facciamo un piccolo passo indietro.. cosa si intende precisamente per Smart Working?

Cosa si intende per smart working?

Il termine “Smart Working“ può essere tradotto dall’inglese con molteplici definizioni: lavoro flessibile, snello, agile.

Si tratta di un approccio che prevede la possibilità di lavorare da remoto senza per forza doversi recare presso un luogo di lavoro e di gestire in autonomia gli strumenti di lavoro e soprattutto gli orari. Tutto questo si traduce con la diminuzione di ore perse nel traffico al mattino e alla sera, meno stress e di conseguenza un aumento della produttività ( questo periodo è un’occasione per testarla ) .

E’ proprio per tutti questi fattori che lo smart working in questi ultimi anni è entrato a far parte delle diverse soluzioni proposte nei piani di welfare aziendale: concedere ai propri collaboratori la possibilità di gestire con maggiore autonomia tempi e spazi di lavoro.

Quali i benefici

Promuovendo lo smart working in azienda si possono avere due conseguenze positive: da un lato, si fornisce un “benefit” in un piano integrato di welfare aziendale aumentando la qualità reale e percepita del lavoro e, dall’altro, si aumenta la produttività e di conseguenza la redditività dell’azienda in un’ottima di conciliazione vita-lavoro.

In un’intervista sul settimanale F , Arianna Visentini esperta di welfare aziendale e autrice del libro “Smart Working mai più senza” , spiega bene cosa si intende per smart working.

Dice l’autrice: «E’ una soluzione organizzativa che consente di scegliere il luogo e l’orario in cui lavorare, con l’obiettivo di essere più efficienti. Il lavoro in smart concilia meglio i tempi della vita delle persone e contemporaneamente ne migliora la produttività. A fronte di un leggero aumento dei consumi domestici come luce e gas, lo smart working fa risparmiare su tante voci. Dalle spese di viaggio, ai costi dell’accudimento dei figli e degli anziani. Evita di acquistare pasti pronti, abbatte costi di abbigliamento e lavanderia dal momento che non bisogna vestirsi di tutto punto ogni mattina. Poi ci sono i risparmi di tempo. Abbiamo calcolato che con il lavoro agile guadagniamo circa 90 minuti al giorno, che è la media italiana del tempo impiegato tra raggiungere l’ufficio e tornare a casa. Chi usa lo smart working dedica metà di questo “tempo recuperato” alla famiglia o a se stesso e un quarto lo reinveste nel lavoro, Inoltre, diminuiscono le assenze per permessi o malattie. Siamo più concentrati e produttivi, ci focalizziamo meglio sui compiti da svolgere e impariamo a operare per obiettivi. In ufficio l’impegno si calcola spesso in base al timbro del cartellino».

Possibili controindicazioni

Allo stesso tempo un suggerimento ci arriva anche da Marco Vitello, professore di Psicologia del lavoro e delle organizzazioni alla Sapienza di Roma che spiega invece come lo smart working vada bene se dosato e strategico: «Il lavoro in smart working se è dosato, per esempio un giorno o due a settimana, e strategico può essere utile. Tuttavia, estenderlo come prassi abituale non giova alle persone e alla qualità della prestazione: il team e la squadra stimolano le risposte migliori e ci permettono di vedere un problema da altri punti di vista».

Quale miglior occasione quindi questa per dimostrarne i suoi benefici?

E soprattutto oltre che testarne l’efficacia in termini di produttività avremo una sorta di risposta in termini di prassi abituale, anche se in condizioni fuori dall’ordinario.

Sarà sicuramente necessaria molta pianificazione, in quanto non tutti erano preparati a questo cambio strutturale così repentino. Staremo a vedere.

Nel frattempo ci auguriamo che questa emergenza rientri al più presto e di poterci vedere e lavorare anche a stretto contatto quanto prima.

 

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